Vocazione diaconale: passione per Cristo e per l’umanità

Ales. Ordinazione a diacono permanente di Enzo Cadeddu, della parrocchia di San Nicolò in Guspini

Domenica 26 maggio, nella Chiesa Cattedrale di Ales, il vescovo padre Roberto Carboni ha accolto i fedeli e i sacerdoti giunti da Guspini e da tante parrocchie della Diocesi per partecipare all’ordinazione diaconale di Enzo Cadeddu, della parrocchia di San Nicolò in Guspini.

Settant’anni ben portati, geometra da una vita, sposato con Giuliana, due figli e due nipoti, Enzo ha maturato a lungo questa chiamata, preparandosi spiritualmente e intellettualmente, oltre che nella sua parrocchia sotto la guida del parroco don Nico, nel nostro Istituto Diocesano di Formazione Permanente, insieme anche a un gruppo di candidati al diaconato che prosegue il proprio percorso.

Il diaconato permanente come terzo grado del sacramento dell’Ordine è stato riportato in auge dopo la riforma del Concilio Vaticano II, essendo stato per lunghi secoli soltanto una (breve) tappa intermedia che precedeva l’ordinazione presbiterale. Ma chi è e cosa fa il diacono?

Egli può essere sicuramente la sentinella che vede l’invisibile e gli invisibili, e li porta al centro della comunità cristiana, perché tutti possano vedere l’invisibile. Egli è colui che rende visibile il ministero della Chiesa posta a servizio dell’umanità, il ministero di Cristo per l’umanità che non venne per essere servito, ma per servire. Così, se ci chiediamo quale potere ha il diacono, abbiamo già sbagliato impostazione: il diacono non ha nessun potere, come non ne ha il prete, né il vescovo.

Il diacono manifesta lo sguardo di Gesù servo sull’umanità, lo vive in prima persona, perché altri e altre, soprattutto i poveri, i malati, i sofferenti, chi non trova o non cerca un senso alla sua vita, possano incontrare il Signore risorto.

La reintroduzione del diaconato permanente nella Chiesa di rito latino (poiché le Chiese orientali hanno sempre conservato questo ministero come proprio) riporta dunque al centro della Chiesa la dimensione del servizio, che ha una sua visibilità ministeriale anche attraverso questi uomini (sposati, ma talvolta anche celibi) in cui il ministero si inserisce nella santità della vita matrimoniale, illuminandosi a vicenda.

Il ministero diaconale diventa quindi importante come supporto all’azione pastorale del vescovo e dei presbiteri, in comunione con i fedeli laici, per l’evangelizzazione e il servizio. Egli può amministrare il sacramento del Battesimo, assistere al Matrimonio, servire all’altare come ministro ordinario della Comunione, proclamare il Vangelo. Ma tutte queste funzioni sono l’esplicazione liturgica di un servizio che si svolge soprattutto “da laico”, nell’incontrare chi è in cammino nella fede, nell’incoraggiare i giovani, nell’annunciare a tutti la buona notizia.

In molte parti del mondo, soprattutto dove c’è scarsità di preti, i diaconi sono animatori di comunità, preparano alla fede, seguono il percorso spirituale e catechetico di intere comunità. La nostra diocesi ha ormai una lunga tradizione di diaconato permanente ed Enzo è attualmente il sesto diacono. Sarà destinato all’Ufficio di Pastorale della Salute come vice direttore, per animare e curare, insieme a don Giorgio e all’équipe diocesana, il vasto mondo della malattia e della sofferenza.

Al termine dell’ordinazione diaconale un incontro conviviale nel cinema parrocchiale ha offerto l’occasione per gli auguri e la fraternità.

Alcuni stralci dell’Omelia del vescovo Roberto Carboni su Nuovo Cammino n.11.