Tra fede e tradizione si rinnova una secolare devozione mariana

Sardara. Intervista al parroco don Stefano Mallocci

Tra le novità di quest’anno, il Comitato dei cinquantenni; una parte della questua destinata alla cura del santuario e una croce in ferro battuto realizzata da un artigiano sardarese

La tradizione racconta che in tempi non precisati, in una nicchia delle rovine dell’antico bagno romano “ad Aquae Neapolitanae”, nascosta tra i rovi per paura dei saccheggi moreschi, venne ritrovata una statua della Vergine. Fu prontamente costruita una chiesetta e da allora ogni penultimo lunedì di settembre si tiene la festa di Santa Mariaquas. Abbiamo incontrato il parroco di Sardara, don Stefano Mallocci, per sentire da lui il significato di questa manifestazione di fede e devozione.

Tra qualche giorno si celebrerà l’annuale festa di Santa Mariaquas: che significato assume per la comunità sardarese?
È un significato di fede e tradizione che si fondono nel tessuto sociale della comunità. Nei sardaresi l’amore per Santa Mariaquas è molto forte: ad uno sguardo superficiale si ha come l’impressione che la comunità si stia scristianizzando, ma la partecipazione sentita ai momenti più squisitamente religiosi della festa, dimostra come questa devozione sia ancora viva anche nei giovani.

Ormai lei è parroco di Sardara da qualche anno, nel rituale collaudato della festa ha ritenuto opportuno apportare qualche modifica?
Le uniche modifiche apportate sono di tipo organizzativo. Già da tre anni, considerando il fatto che le persone che volontariamente collaboravano in maniera attiva alla realizzazione della festa diminuivano vistosamente, ho ritenuto opportuno proporre che il comitato fosse annualmente composto dalla classe dei cinquantenni. Ho potuto constatare una risposta entusiasta non solo dalle persone che regolarmente partecipano alla vita parrocchiale, ma anche da chi ne è lontano. Altra modifica è la mia proposta ai comitati di devolvere parte del ricavato della questua per la cura del santuario. Così nel tempo si è provveduto ad acquistare le luminarie che decorano la chiesetta campestre durante i festeggiamenti e al restauro dei 4 puttini lignei del 1700 che ornano il cocchio processionale. Quest’anno al momento d’arrivo della Madonna alle Terme verrà sostituita la croce lignea, ricordo della giornata regionale dei giovani del 2001 ormai vittima delle intemperie. Su un basamento formato da un grosso masso proveniente dall’agro del paese verrà deposta una croce in ferro battuto realizzata da un artigiano sardarese. Inoltre dovrebbero iniziare i lavori di restauro della chiesetta, che interesseranno in particolar modo i numerosi punti d’infiltrazione del soffitto. Abbiamo ricevuto un importante contributo dall’edilizia di culto, con fondi dell’8 per mille della CEI, un’altra somma viene fornita dalla diocesi, ma la parrocchia deve ancora finanziare 30.000 Euro. La festa sarà un’occasione per chiedere la partecipazione di tutti i fedeli alla ristrutturazione del santuario.

Cosa chiede il Parroco di Sardara alla Madonna mentre percorre con Lei le strade del paese a lui affidato?
L’accompagnamento della Vergine sia all’andata che al ritorno sono una preghiera continua, ma nel momento più intimo e raccolto, perché squisitamente sardarese, del rientro del simulacro alla parrocchiale invito tutti a invocare la Madonna per le esigenze della nostra comunità. Sollecito i pellegrini a pregare per gli ammalati, per i giovani, per chi cerca lavoro, per le famiglie. In quel momento diventa tangibile che il nostro riaccogliere Maria diventa un farci accogliere da lei e la benedizione eucaristica che celebra il commiato finale è il dono di speranza che la Vergine sempre ci fa, il suo figlio Gesù.

Un ex-voto d’eccezione: l’anello del vescovo

Generalmente nei santuari mariani si ha modo di notare che è presente un ambiente dove sono conservati “is arrescattus”, gli ex-voto. In passato anche il nostro santuario diocesano aveva un angolo dedicato a segni di riconoscenza e di fede. Dopo il pauroso incendio della festa settembrina del 1927 che vide salvi solo il simulacro e il carro processionale molti andarono persi. Ed infine dopo i restauri del 1980 questa pia tradizione non ha trovato spazio nella chiesetta. In questi tempi, dove forse i miracoli sono diminuiti ed aumentate le grazie, la riconoscenza dei fedeli ha trovato forme di espressione diverse dai manufatti in cera o cuori d’argento.

Eppure nel 1989 un ex-voto particolare fu donato alla Vergine delle acque. Mons. Giovanni Paolo Gibertini, colui che aveva tanto caldeggiato l’incoronazione di Santa Mariaquas, era vescovo di Ales – Terralba già da sei anni quando fu dal sommo Pontefice chiamato ad altra sede. Ritenne che nessun altro luogo sarebbe potuto essere spiritualmente significativo per salutare il gregge a lui affidato quanto il Santuario Mariano diocesano. Fu inatteso il suo gesto quando subito dopo l’omelia, nella piazza gremita, si sfilò l’anello dal dito e lo pose alla mano della Vergine come suo dono votivo nel termine del suo mandato in diocesi. L’anello è tutt’oggi conservato tra i gioielli di Santa Mariaquas.

Intervista a Fabio Loi, presidente del Comitato, su Nuovo Cammino n. 15.