Sini. Dopo 66 anni la nuova chiesa di Santa Chiara

Quattro marzo 2018: data storica per la comunità cristiana e civile di Sini

L’impianto planimetrico ricalca lo schema della croce latina, con l’aula a sviluppo lineare, che termina nel presbiterio e due cappelle laterali

Nel nuovo complesso parrocchiale e della chiesa di Santa Chiara a Sini i pieni e i vuoti si alternano secondo una matrice orizzontale di controllo degli spazi e dei volumi che mettono in relazione la chiesa, i locali ministeriali e gli spazi aperti, risolvendo la sistemazione topografica del luogo in forte pendenza. Un grande volume massivo e scultoreo, di calcestruzzo bianco a vista, astrattamente austero, si staglia sul piano del sagrato con proporzione 1x1x3 (10x10x30m circa) e contiene il sistema integrato dell’aula liturgica e del presbiterio.
L’impianto planimetrico degli spazi liturgici ricalca lo schema della croce latina, con l’aula a sviluppo lineare, che termina nel presbiterio e due cappelle laterali, i bracci del transetto, che ospitano i luoghi liturgici più importanti: il tabernacolo con la custodia eucaristica e lo spazio per l’adorazione, il battistero con il fonte battesimale, la penitenzieria con i confessionali. ll complesso liturgico è di piccole dimensioni, accoglierà circa 200 fedeli, e si articola su due livelli fortemente gerarchizzati dal programma funzionale: al livello del sagrato si trovano l’aula liturgica e la sacrestia; al livello del piano parzialmente interrato si trovano il salone parrocchiale, i locali ministeriali e le aule per il catechismo, che si affacciano su un sistema di due patii di che esalta gli spazi in maniera particolare. Questo livello reso poroso dalla presenza dei patii si configura dall’esterno come un podio su cui il volume puro della chiesa si posa, distaccandosi dalla terra e stagliandosi verso il cielo.
Il complesso – dice il progettista ingegner Franceschino Serra – è concepito essenzialmente per un solo materiale, il calcestruzzo armato bianco a vista, che rappresenta la versione contemporanea della pietra ed esprime il legame quasi ancestrale tra i luoghi di culto e la terra da un lato e la volontà di interpretare in chiave di riduzione dei segni e dei materiali la regola di povertà e rinuncia di Santa Chiara, patrona della chiesa”.

Il rito della Dedicazione

La dedicazione di una chiesa, cioè il rito che inaugura un nuovo edificio di culto e che quindi si celebra una volta sola, è uno dei riti liturgici tra i più suggestivi e comunitari. “La dedicazione – dice don Fabio Trudu, docente di Liturgia nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna – è più che una semplice inaugurazione, come invece accade per qualsiasi altro edificio. L’edificio infatti non è semplicemente un luogo per la preghiera, ma è l’immagine della Chiesa corpo di Cristo, della comunità che lì viene riunita per il culto; della Chiesa terrena e di quella celeste. Per questo il cuore dell’edificio di culto cristiano è sempre l’altare, immagine di Cristo, luogo in cui si rinnova il sacrificio della croce e mensa del banchetto del corpo e sangue del Signore”.
Il rito– Il Vescovo mons. Roberto Carboni in processione con i concelebranti si avvicina all’edificio, che sulla porta d’ingresso gli viene quasi consegnato dal sindaco, dal progettista e dalle maestranze. Successivamente, mentre si avvia verso l’altare, il Vescovo asperge il popolo e le pareti in ricordo del Battesimo. Durante la Messa, prima delle letture, il celebrante inaugura l’ambone, quando mostra il lezionario e annuncia: «Risuoni sempre in questo luogo la parola di Dio». Seguono il canto delle litanie dei Santi, con la deposizione sotto l’altare delle reliquie di martiri o di altri santi, poiché dal sacrificio di Cristo si genera ogni martirio e santità.
Al termine il Vescovo canta la solenne preghiera di dedicazione, che esalta il mistero della Chiesa con le immagini della sposa vergine e madre, della vigna, del tempio e della città.
Seguono i riti dell’unzione e dell’incensazione dell’altare e delle pareti, e l’illuminazione a festa dell’altare e della chiesa.
L’ultima parte del rito è concentrata sulla Liturgia eucaristica, parte culminante dell’intera celebrazione, “perché è l’Eucaristia che propriamente dedica la nuova chiesa, così come è l’Eucaristia – dice don Trudu – che di domenica in domenica edifica e fa crescere il popolo cristiano”. Dopo la comunione è inaugurata la cappella del Santissimo Sacramento con la riposizione dell’Eucaristia nel tabernacolo.
Sono tanti e suggestivi i riti che si compiono sull’edificio, ma al centro del rito resta sempre la Chiesa – conclude don Fabio – in quanto popolo di Dio e il Cristo suo Signore. Con la dedicazione della chiesa di mattoni o in cemento armato si ha una viva manifestazione della Chiesa costituita da pietre vive e da Cristo, pietra angolare, in cui «tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore » (Ef 2,21)”. N.C.

Il parroco: un tempio da amare

Pur amando le chiese antiche nei vari stili e nelle epoche diverse, la nuova chiesa di Sini mi ha lasciato sbigottito per come si presenta soprattutto all’interno. Molto luminosa, spaziosa, con una particolare attenzione alla liturgia del nostro tempo. Altare maestoso, luogo dove conservare l’Eucarestia visibile e nello stesso tempo riservato e accogliente. Ambone imponente e, come dice la parola stessa, luogo alto. La sede non è grandiosa ma significativa nello spazio e nella posizione. Il Cristo che troneggia nella parte alta del presbiterio invita subito alla contemplazione del Mistero pasquale. Come chiesa moderna e proiettata nel futuro è bella nella sua interezza e richiama alla grandezza illimitata dell’Amore di Dio che abbraccia tutta l’Umanità. Come ogni altra nuova struttura ha bisogno di tempo per essere compresa, accettata e amata. La comunità di Sini, che già ringrazia per avere un luogo finalmente adatto alle celebrazioni, pian piano si innamorerà del nuovo tempio così come in passato ogni popolo si è innamorato della propria chiesa. Ricordiamo tutti che il vero amore deve essere per nostro Signore e che il resto – anche le chiese – tutto passa… Solo Dio resta.
Don Samuele Aru