Padre Enzo Fortunato: La “Carta di Assisi”

Nostra intervista. Con la partecipazione dei direttori de L’Arborense, Sulcis Iglesiente oggi e Nuovo Cammino ampio dibattito con il portavoce dell’Ufficio Stampa del Sacro Convento di Assisi

A mons. Roberto Carboni, suo ex direttore spirituale, padre Enzo Fortunato non poteva dire no. Pur di essere a Villacidro sabato 1° giugno per la giornata interdiocesana delle comunicazioni sociali, organizzata dalle Chiese di Ales- Terralba, Oristano e Iglesias, la “voce”, anche televisiva del Sacro Convento di Assisi, si sottopone a un autentico tour de force: levataccia di buon mattino a Genova, arrivo a Cagliari alle 7,50, dove trova ad accoglierlo l’amministratore apostolico di Ales-Terralba e arcivescovo di Oristano.

Corsa in direzione del paese di Giuseppe Dessì, convegno, pranzo frugale e nel primo pomeriggio di nuovo a Elmas per prendere il volo delle 17 direzione Roma. Ritmi da marcia forzata, ma difficile saltare un appuntamento quando a un francescano che se ne intende, psicologo e teologo, giornalista, scrittore e ideatore di collane culturali come “Orientamenti formativi francescani” viene chiesto di parlare di “San Francesco e Francesco (papa) comunicatori diversi della stessa Parola”.

Tra i due Francesco – il santo e il Papa – c’è una continuità nella proclamazione della Parola.
Partiamo dal nome. C’è una continuità ideale e pastorale che papa Francesco sintetizza in tre strade da percorrere: la prima è quella della pace, la seconda della solidarietà, cioè attenzione al povero, infine quella dell’ambiente e del rispetto per ogni cosa creata. Questi sono i punti che uniscono san Francesco a Francesco.

I “segni” e le parole-programma di papa Francesco da soli costituiscono un messaggio: abitare a Santa Marta, “uscire dalle sagrestie”, “avere l’odore delle pecore”, l’elemosiniere pontificio che riattacca la luce in un condominio abitata da poveri.
La continuità nella grande questione della comunicazione oggi mi sembra in papa Bergoglio abbia tre punti di caratura francescana: brevità, semplicità, franchezza. Queste sono state le modalità della comunicazione francescana e queste le troviamo nella comunicazione di questo grande e per molti versi sorprendente pontificato.

La comunicazione è anche capacità di rendere ragione di alcune scelte apparentemente incomprensibili dalla gente, soprattutto nei momenti difficili.
Alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso quando si stava per riaprire, dopo i lavori di restauro e di messa in sicurezza, la basilica superiore di Assisi gravemente danneggiata dal terremoto, scoppiò la polemica: prima le case e poi la Chiesa, dicevano in molti, anche nell’Umbria. Una polemica che portava a dividere, invece noi francescani ponemmo l’accento su entrambi gli elementi in contrasto. Si evidenziò che alcune chiese diventavano motore economico dell’intera area centrale dell’Italia. Da lì sono nate alcune riflessioni che sono maturate negli anni fino ad arrivare, con la “Carta di Assisi”, a un decalogo di caratura internazionale per i giornalisti italiani e non.

Assisi cuore e punto di partenza di molte iniziative di molte iniziative: ecumenismo, incontro di pace tra i popoli, adesso a una “Carta” che vuole far crollare i muri mediatici:
Quando parliamo di muro mediatico dobbiamo tener presenti due grandi questioni: la difesa delle persone e della verità. Penso a giornalisti minacciati di morte, situazioni che bisogna far emergere, alla povertà, alle ingiustizie che a volte vengono ignorate. Formare un muro mediatico significa illuminare questioni che sono in pericolo. Fare un muro mediatico sono anche le bolle informative che perpetuano una non verità, una denigrazione delle persone, e che bisogna guardare con attenzione. Quando parliamo di muro mediatico ci riferiamo a forme di attenzione forte che si deve dare o abolire o sventare.

Perché Assisi continua a essere il polmone spirituale d’Italia, d’Europa e forse del mondo?
Perché credo che il DNA di Assisi siano il dialogo, l’incontro, il cammino. Se penso a come è stata costruita la basilica di san Francesco e quindi alla custodia del corpo del santo, penso a tante persone diverse – Cimabue, Giotto, Simone Martini, Lorenzetti – penso alle persone che venivano dai paesi d’oltralpe, Francia, Germania, Inghilterra, per costruire le vetrate istoriate e non solo gli affreschi. Tanta diversità fa sì che Assisi diventi cuore di tante persone diverse che si ritrovano intorno a Francesco. Altro aspetto di questa universalità è dato da san Francesco che ama parlare con tutti, incontrare tutti, dialogare con tutti, stare con tutti. Questo permette a chi si avvicina a san Francesco di essere un uomo disarmato. Questo fa sì che Assisi sia una piazza universale, che convoca tutti, di qualunque religione, culture, ideologie, provenienza. Perché si sentono accolti da san Francesco. Perché questo è il segreto: Francesco accoglie tutti e non rifiuta nessuno.