“Nessuno deve essere lasciato solo”

Gonnosfanadiga. Pastorale della salute

Il secondo Convegno diocesano su “Preghiera e sacramenti devono trasformarsi in servizio di carità

Come da calendario diocesano, il 26 maggio si è tenuto presso la sala teatro di Gonnosfanadiga il II Convegno diocesano di pastorale della salute dal tema: “La cura del malato dalla struttura sanitaria, alla famiglia, alla comunità parrocchiale”. Il relatore del convegno è stato don Massimo Angelelli, direttore Nazionale dell’ufficio presso la Conferenza Episcopale Italiana e insegnante di bioetica presso il policlinico universitario di Tor Vergata a Roma. Hanno partecipato all’evento un centinaio di persone in rappresentanza di sei paesi su trentanove che fanno parte della nostra diocesi.

Don Massimo ha aperto l’intervento dicendo subito che quest’aspetto della pastorale ecclesiale diverrà il futuro prossimo che si aprirà davanti ai nostri occhi perché la nostra società sta invecchiando sempre di più e non ci sono grossi segnali per un cambiamento generazionale. Presentando poi la situazione sanitaria, ha affermato che il mondo della salute è quello più colpito dai tagli dello Stato perché nel settore è presente un vergognoso spreco di risorse ed energie. Citando solo le prescrizioni mediche di difesa passiva, vale a dire la prescrizione di esami che non portano nessun beneficio ma che servono solo a tutelare il medico da eventuali denunce, la differenza di costi dei presidi e dei farmaci e i tempi di attesa per prestazioni richieste e non annullate nel caso in cui il paziente non possa essere presente, ci viene a costare circa trentacinque miliardi di euro l’anno.

Entrando nel vivo del tema ha evidenziato un dato che tutti conosciamo: oggi i tempi di ricovero, salvo rare eccezioni, sono di circa quattro giorni, poi il paziente viene rimandato a casa. La famiglia che lo accoglie riuscirà a far fronte a questo impegno? Partendo da un imperativo che la Chiesa, attraverso l’ufficio nazionale, quelli regionali e quelli diocesani, ha preso, “nessuno deve essere lasciato solo”, ha affermato che la comunità cristiana ha il dovere morale di occuparsi di questi fratelli e di queste famiglie. Con una frase abbastanza forte ha detto che non possiamo definirci cristiani e tanto meno Chiesa se la nostra preghiera e i nostri sacramenti non si trasformano in servizio di carità verso gli ultimi e i poveri.

Proseguendo l’esposizione, ha identificato all’interno delle comunità ecclesiali alcune figure di riferimento per questo servizio, elencando i diaconi, i ministri straordinari dell’Eucaristia e le diverse associazioni. In maniera particolare ha voluto parlare dei diaconi e dei ministri straordinari, “categorie” queste, che hanno nel loro servizio un contatto quasi diretto con i malati e le famiglie. A proposito dei diaconi ha affermato che oggi, forse per scarsità di clero, la Chiesa sta guardando verso di loro perché essendo ministri ordinati non possono limitarsi a fare i ministranti adulti dei parroci o dei Vescovi, ma hanno ricevuto il sacramento perché è stato riconosciuto in loro il carisma dell’annuncio e del servizio verso gli ultimi. Terminando, ha poi affermato che oggi si può e si deve fare pastorale della salute nelle comunità parrocchiali, avendo quest’azione ecclesiale uguale valore delle altre che meglio si conoscono.

Don Giorgio Lisci