Mons. Tedde a 35 anni dalla morte

Anniversario. La personalità del Vescovo morto il 5 agosto del 1982, nel contesto politico, economico e socio religioso dell’Isola nel dopoguerra

Bisogna storicizzare la personalità del vescovo di Ales- Terralba mons. Antonio Tedde, spentosi a San Gavino la notte del 5 agosto 1982, inquadrandolo nel suo tempo. Si tratta cioè di compiere una operazione che non è facile per chi, come me e come molti, non soltanto hanno vissuto con lui, ma hanno vissuto il suo stesso tempo. L’amore che abbiamo voluto a questo piccolo grande Vescovo, però, ci impegna oggi, a trentacinque anni dalla morte, in questo sforzo e a filtrare il tanto che potrebbe venirci dall’affetto, o da un medesimo sentire ideale, condizionandoci nel giudizio.
Mons. Tedde appartiene a quella certa generazione di vescovi sardi – segnatamente Melas di Nuoro, Fraghì di Oristano, Botto di Cagliari, e metterei parzialmente nel conto anche Spanedda di Bosa – cui è toccato guidare le comunità diocesane dell’Isola a partire dal secondo dopoguerra, arrivando agli anni ‘70 e perfino ‘80 dopo aver vissuto, con la propria Chiesa particolare, la stagione rivoluzionaria del Concilio Vaticano II. Allora cambiò, per rielaborazione convinta nei suoi fondamentali, la visione ecclesiologica anche dei Presuli sardi e italiani. La direzione nuova fu allora duplice, richiedendo una obiettiva grande fatica di riconversione: nel passaggio dalla ecclesiocentricità alla cristocentricità, che metteva in campo quindi la scoperta feconda e godibile dell’ecumenismo, e nella tendenziale sinodicità anche delle Chiese locali, almeno in quelle formule di apertura ai Consigli presbiterale e pastorale, con tutte le possibili declinazioni operative, che andavano insieme a supporto delle decisioni vescovili ed a responsabilizzare, ciascuno con il proprio carisma, gli appartenenti al “popolo di Dio”.

Pastore e Guida seguendo quattro linee

Gli elementi che vorrei mettere in questi rapidi appunti per una analisi della sua figura di pastore e della sua opera sono riconducibili a quattro linee: alla sua formazione ed esperienza nel clero sassarese fino alla promozione episcopale; alle sue scelte programmatiche prioritarie (nel segno della profezia vera e propria) dichiarate già dal 1948-1949, cioè al suo arrivo in diocesi; alle complesse dinamiche che marcarono il suo coinvolgimento nella stagione conciliare; alla lealtà realizzativa dei deliberati conciliari nel territorio, che ho definito policentrico, della Chiesa locale.
Intanto merita collocare mons. Tedde all’interno degli assetti della Conferenza Episcopale Sarda dalla fine degli anni ‘40 e per tre decenni abbondanti. Quando egli fu promosso da Pio XII alla cattedra vescovile i Presuli delle maggiori diocesi vivevano tutti quanti nell’angoscia di come pilotare, dopo la caduta della dittatura e i disastri materiali e morali della guerra, la riconquista guelfa della società isolana.
Per questo, assicurato dal voto del 18 aprile 1948 il ruolo di leadership politica nazionale alla Democrazia Cristiana, e fissata in termini di collateralismo la missione del maggior associazionismo cattolico (Azione Cattolica ed ACLI in testa), si sarebbe presto potuto far conto sulla preminenza del Biancofiore anche nella Regione autonoma oltreché nel vasto raggio delle amministrazioni comunali e provinciali e così degli enti strumentali o di settore.
La connotazione agricolo-pastorale dell’economia sarda aggiungeva, al bacino del consenso politico ispirato da Vescovi e parroci, il grande movimento dei Coltivatori diretti e quello delle “pie unioni” che associavano i lavoratori di categorie contermini, da quelle del bracciantato a quelle della pastorizia, ecc.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 13, pag. 6.

Gianfranco Murtas

Invito della Diocesi a testimoniare su Mons. Tedde, “Vescovo degli ultimi”

Laici e sacerdoti, che hanno conosciuto e collaborato con monsignor Antonio Tedde, vescovo della nostra diocesi dal 1948 al 1982, da tempo auspicano che la Chiesa riconosca ufficialmente la sua eccezionale missione svolta al servizio della comunità di Ales-Terralba. Per poter realizzare questa lodevole intenzione è necessario disporre non solamente di documenti – pubblicazioni, atti, discorsi – relativi all’attività pastorale di monsignor Tedde, ma anche di testimonianze dirette e scritti, che aiutino a ricostruire a tutto tondo la personalità e la spiritualità di monsignor Tedde. Pertanto, si invitano laici e sacerdoti a segnalare entro il 30 agosto p.v., in forma scritta e direttamente al vescovo, padre Roberto Carboni, ogni episodio che possa contribuire a predisporre, nelle forme canoniche previste in questi casi, un dossier per richiedere alla Santa Sede l’eventuale apertura del processo di beatificazione di monsignor Antonio Tedde.

La Curia Vescovile