L’omelia del Vescovo per S. Mariaquas

Sardara. Per la festa della Patrona della diocesi di Ales-Terralba migliaia di fedeli per la solenne Concelebrazione di mons. Roberto Carboni col clero diocesano

Carissimi fratelli e sorelle, ci siamo riuniti stasera presso il Santuario di Santa Mariaquas per celebrare l’Eucaristia. Vogliamo ascoltare la Parola del Signore, ricevere il Suo Corpo. Ma anche innalzare insieme la lode e l’invocazione alla Sua Santa Madre.
Questa celebrazione eucaristica assume poi quasi il significato della ripresa ufficiale del cammino nelle nostre comunità cristiane e delle attività diocesane.
Molteplici sono state le attività che le parrocchie della diocesi hanno vissuto durante l’estate. Penso specialmente a quelle che hanno visto coinvolti tanti nostri bambini, ragazzi, giovani, famiglie, sia nel Grest che nelle altre attività di Oratorio, i campi scuola, il convegno diocesano dei catechisti. Ma anche penso ai momenti festivi delle comunità parrocchiali radunate per la celebrazione del loro Santo patrono, dove spesso constato una fede radicata che desidera crescere.
Stasera siamo qui come comunità diocesana, ai piedi della Madre del Signore, che veneriamo con il titolo di Santa Mariaquas.
È un momento solenne di unità di questa Chiesa, guidata dal suo Vescovo, per vivere ancora una volta la dinamica arricchente tra l’appartenenza alle singole comunità parrocchiali e al tempo stesso alla Chiesa diocesana. È su questo tema che voglio invitarvi a riflettere e meditare: come intessere il dialogo costante, aperto, collaborativo fra cammino specifico di ogni comunità e anche di ogni cristiano, con i suoi tempi, le sue esigenze e anche difficoltà, e il cammino della Chiesa diocesana?

Ho detto che il dialogo deve essere costante: non possiamo quindi accontentarci di un dialogo occasionale, sporadico, presente solo in alcuni momenti della vita ecclesiale, o nelle occasioni solenni. Deve poi essere aperto, cioè veramente disponibile ad ascoltare gli altri, a comprendere insieme come meglio servire la Chiesa. Infine deve essere collaborativo, cioè realmente disposto ad agire, a dare il proprio tempo, la propria intelligenza e passione perché tutta la comunità, tutta la Chiesa cresca.
Qual è la riflessione e la proposta che vorrei affidarvi in questo momento solenne? Sento l’urgenza di proporre alle nostre comunità e a tutta la Chiesa Diocesana l’invito a crescere nel discernimento alla luce della Parola di Dio. Siamo chiamati tutti a leggere la situazione della nostra diocesi, nei suoi aspetti positivi e creativi, ma anche in quelli problematici e di fatica, alla luce della Parola di Dio, per capire dove andare e cosa fare e come farlo.
È Gesù stesso che ci chiede l’atteggiamento di discernimento: “Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? Giudicate da voi ciò che è giusto” (Lc 12,54-56).
Nella Lettera Pastorale che ho voluto indirizzarvi e che sarà nei prossimi giorni nelle vostre mani, invito tutti, specialmente le comunità cristiane guidate dal loro parroco, le religiose e religiosi, i diaconi, tutti i cristiani, a fare questo esercizio di discernimento. Si tratta di interrogarci su ciò che stiamo vivendo come Chiesa diocesana e nella preghiera e riflessione trovare il cammino per rispondere con maturità, secondo la volontà di Dio.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 15, pagg. 1-2.

+ Roberto Carboni, vescovo