L’Azione Cattolica nel DNA della diocesi

Intervista. Il Presidente Andrea Usai: “Talvolta si incontra una scarsa disponibilità dei parroci ad accompagnare un gruppo di A.C., altre volte mancano i laici impegnati”

Nonostante gli anni, le rivoluzioni pastorali, i cambiamenti che hanno caratterizzato la Chiesa in Italia e nella nostra diocesi, l’Azione Cattolica Italiana rimane una delle più consolidate strutture associative, nel Paese e nelle diocesi, compresa quella di Ales-Terralba. Ne è convinto Andrea Usai, 31 anni, sposato, presidente diocesano dell’Azione Cattolica per il triennio 2017- 2020. Certo non è più la “corazzata” di 50 anni fa, dei tempi di Renzo Floris, Salvatorangelo Spano, Piero Virdis, Luciano Marras – solo per citare alcuni dirigenti dell’AC durante l’episcopato di mons. Antonio Tedde – ma non ha perso, come qualcuno dice, il suo appeal, “se per perdita di appeal si intende la riduzione negli anni del numero dei tesserati. Esso infatti – dice il Presidente Usai – deve essere considerato tenendo conto della parallela diminuzione dei cristiani «praticanti». Se questi dati vengono considerati congiuntamente allora è possibile rendersi conto che l’Azione Cattolica riveste ancora un ruolo centrale nel panorama dell’associazionismo cattolico con una presenza capillare sul territorio nazionale che conta 5461 associazioni territoriali distribuite, nelle 219 diocesi italiane. Da una ricerca pubblicata dalla “rivista del Clero” nel 2015 dal prof. Luca Diotallevi si rileva che l’Azione Cattolica raccoglie circa il 2% della popolazione italiana adulta, una quota che supera la somma dei partecipanti a tutti gli altri principali “nuovi movimenti religiosi cattolici” (Fonte: Bilancio di sostenibilità 2019 – Azione Cattolica Italiana).

Una certa attrattività dell’Azione Cattolica, dunque, c’è sempre?
Senza andare lontano, nella nostra Diocesi oltre alle associazioni “storiche”, abbiamo visto ricostituirsi nuove associazioni come quella di Terralba che vede rappresentate – aggiunge Usai, operatore socio- sanitario specializzato – al suo interno tutte le fasce d’età, con un numero di soci crescente in questi anni: segno che l’Azione Cattolica rappresenta ancora un valido percorso di formazione dei laici di tutte le età a servizio della Chiesa.

L’Azione Cattolica diocesana è pronta ai nastri di partenza del 2019-2020. Quali suoi programmi? L’anno associativo che sta per cominciare sarà particolare poiché vedrà i soci impegnati nel rinnovo dei consigli parrocchiali e diocesano, momento importante per fare il punto sul triennio che si conclude e sul nuovo che inizia. Il primo appuntamento dell’anno è quello del pellegrinaggio Regionale al santuario di Nostra Signora di Bonacatu, a Bonarcado, il prossimo 6 ottobre. Sono poi in programma gli ormai consueti appuntamenti diocesani delle giornate unitarie nei mesi di dicembre e maggio prossimi, oltre che la giornata della Pace che vedrà coinvolti i ragazzi dell’A. C.R. nel mese di Febbraio. L’anno che inizia porta con sé la novità di due incontri dedicati ai presidenti parrocchiali, ai componenti del consiglio diocesano e dell’equipe A.C.R. che saranno occasione di confronto, verifica e programmazione delle attività diocesane e parrocchiali oltreché di formazione allo stile associativo.

Perchè l’AC non è presente in tutte le parrocchie? Dipende dall’assenza di dirigenti o dall’indifferenza dei parroci?
Non parlerei né di indifferenza dei parroci, né dell’assenza di dirigenti, termine che male si addice a chi nell’associazione non si pone in una posizione di comando rispetto agli altri soci, ma piuttosto svolge un servizio. La presenza capillare dell’Azione Cattolica nelle diocesi italiane non implica necessariamente che in ogni parrocchia sia costituita un’associazione. Talvolta si incontra una scarsa disponibilità dei parroci ad accompagnare un gruppo di A.C., altre volte nonostante sacerdoti convinti della bontà del progetto associativo mancano i laici disponibili ad impegnarsi in un cammino di laici impegnati quale è quello proposto dell’Azione cattolica.

Secondo lei, i laici nelle parrocchie e in diocesi sono responsabili, collaboratori, corresponsabili, manovali, servono solo a far numero?
Io ritengo che i laici siano di per se stessi responsabili, cioè chiamati a rispondere della propria vita di fede e del proprio impegno a vivere da cristiani nella vita di tutti i giorni. Tuttavia talvolta, nonostante la responsabilità personale, manca il passo in più della corresponsabilità, cioè della condivisione nel “dare ragione della propria fede” soprattutto al di fuori delle mura della parrocchia a causa di un atteggiamento ancora molto timoroso di alcuni pastori che non riescono a coinvolgerli seriamente in un progetto pastorale. Ecco che allora nella peggiore delle eventualità si scivola nella “manovalanza” dei laici, ossia in una serie di attività svolte sotto la direzione del sacerdote senza che vi sia un reale confronto e condivisione di una stessa missione: annunciare il Vangelo.

L’Azione Cattolica

Ales-Terralba:
– presente in 15 parrocchie
– 772 soci di cui:
– 190 A.C.R (Azione Cattolica Ragazzi)
– 22 GIOVANI
– 560 ADULTI

Italia:
– 5.461 associazioni parrocchiali
– oltre 400mila iscritti
– 2% della popolazione adulta