Laici cristiani, collaboratori e corresponsabili nella comunità

Intervista. La parola ad Andrea Usai, Presidente dell’Azione Cattolica diocesana

Quale il contributo che l’AC può dare per far crescere la Chiesa di Ales-Terralba?
Come affermato nel nostro statuto l’AC condivide l’impegno della Chiesa di comunicare il Vangelo e fa suo questo impegno nel desiderio di esprimere la propria soggettività di associazione di laici. Sappiamo che per essere fedeli al mandato missionario del Signore occorre essere disposti a far risuonare nel mondo di oggi l’annuncio del Vangelo, perché persone del nostro tempo possano riconoscere la sete di Dio che portano nel cuore. Quello che l’Azione Cattolica può suggerire alla nostra diocesi è la missionarietà: l’AC deve essere vicina alla vita di tutti, aperta alla carità e deve saper riscoprire la “passione cattolica” che da sempre l’ha caratterizzata. Questo potrebbe essere un buon contributo per far crescere la Chiesa di Ales- Terralba: essere testimoni credibili da cui gli altri possono trarne esempio.

L’A.C si definisce un modo particolare di essere Chiesa. Può spiegare in che cosa consiste questa particolarità?
L’AC testimonia la chiamata dei laici a un’esistenza cristiana fondata sull’essenziale. Coloro che scelgono di fare parte dell’AC sono chiamati a vivere da laici radicati nel battesimo: questo è il cuore del nostro carisma. L’unica particolarità che l’AC ha è quella di impegnarsi nella formazione di laici cristiani responsabili e corresponsabili nella vita associativa, così come in quella quotidiana al di fuori dell’associazione in un cammino di accompagnamento verso la santità. Ogni anno infatti viene proposto, a livello nazionale, un percorso formativo declinato in diverse forme, ognuna delle quali si adatta alle varie fasi della vita dell’individuo: a partire dai bambini e ragazzi fino ai 14 anni, ai giovani fino ai 30 anni, agli adulti dai 30 anni in su.

Quale è lo stato di salute dell’AC in diocesi?
L’AC nella nostra diocesi di Ales-Terralba è presente in 15 parrocchie e conta circa 900 iscritti. Un dato in linea con la media regionale delle altre diocesi sarde. Ma al di la dei numeri, constatiamo che i soci di AC sono ben inseriti nelle parrocchie di appartenenza e spesso impegnati, a vario titolo, in attività di servizio. Allo stesso tempo rispondono positivamente e con entusiasmo alle iniziative a carattere diocesano che l’associazione propone. Proprio il respiro diocesano è infatti un punto cardine che caratterizza l’associazione. Mi sento quindi di affermare che l’AC nella nostra diocesi gode di buona salute.

Quale è il programma dell’AC diocesana per il 2018-2019?
In questo nuovo anno associativo abbiamo in programma due giornate unitarie: il 9 dicembre a Collinas e il 5 maggio a Pabillonis nelle quali l’intera famiglia dell’AC diocesana si troverà riunita. Durante l’estate si terranno i campi di formazione per i settori Adulti, Giovani – Giovanissimi e ACR (Azione Cattolica Ragazzi). Stiamo inoltre valutando la possibilità di un pellegrinaggio diocesano per giovani e adulti.

L’AC per la realizzazione delle Unità pastorali in diocesi
La realizzazione delle Unità Pastorali in diocesi deve avvenire attraverso la collaborazione al di là della presenza dell’Azione Cattolica. L’AC è un’associazione che da sempre supporta le scelte pastorali locali e si adopera perché si realizzino. In diocesi, nei paesi in cui l’AC è presente in più di una parrocchia, le associazioni parrocchiali camminano e lavorano già insieme. Potrebbero essere di esempio concreto di collaborazione corresponsabile per altri gruppi parrocchiali che molte volte faticano ad uscire per incontrare la parrocchia accanto.

Intervista completa su Nuovo Cammino n. 19.