La bellezza di mettersi al servizio della Chiesa

Volontari della festa: “Ci piace pensare che possiamo contribuire a far vivere con più intensità il Mistero che viene celebrato sull’altare

Si è appena conclusa la festa di Santa Mariaquas, che anche quest’anno ha richiamato migliaia di fedeli. La realtà del santuario in Sardara, con tutta la sua storia, la vicinanza delle acque termali, una volta considerate prodigiose, il pellegrinaggio di andata e ritorno dalla parrocchiale alla chiesetta campestre confermano non solo la freschezza e la vivacità della tradizione, ma anche, soprattutto per i sardaresi, la devozione profonda in una sincera solennità religiosa. Abbiamo incontrato alcune delle realtà che a vario titolo si occupano di prestare servizi assai preziosi durante questa tre giorni di fede.

Gian Luigi Caddeo, 58 anni libero professionista, capitano della locale Compagnia Barraccellare ci racconta di un gruppo affiatato di 19 membri con un’età media di 30 anni, che dopo una giornata lavorativa è pronto a mettere il fucile in spalla per essere a disposizione della comunità. “Le nostre giornate durante i festeggiamenti hanno ritmi serrati. Assicuriamo il servizio di sicurezza durante i momenti processionali supportando la polizia locale, supporto che continua ai varchi d’accesso alle terme durante i giorni della festa. Contestualmente una pattuglia fornisce vigilanza continua nelle campagne per evitare, come succedeva in passato, vendemmie abusive e abigeati. Il nostro metterci a servizio quotidiano assume un sapore speciale in questi giorni perché per noi Sardaresi Santa Mariaquas è “Sa Santa”.

Salvatore Garau, 72 anni è il presidente della Protezione Civile, che conta una sessantina di membri. “Il nostro è un lavoro che inizia parecchi giorni prima della festa allestendo le torri faro che illuminano varchi e vie di fuga nella località campestre. Scortiamo la processione di andata e ritorno portando il labaro del Comune e soprattutto supportiamo il Punto Medico Avanzato che oltre alla presenza sanitaria in loco gestisce le diverse ambulanze presenti. Essendo una zona d’ombra per la telefonia, creiamo un sistema di trasmissione ad aria che permetta la gestione delle comunicazioni mediche di emergenza. Ci facciamo, inoltre, carico di annaffiare gli sterrati per diminuire le folate di polvere. È un servizio che facciamo più che volentieri, la festa è per noi sardaresi un momento identitario”.

Anna Sebis, 53 anni, badante, è la presidente del gruppo folk “Santa Mariaquas”. “La nostra associazione è composta da una quarantina di persone dai 3 ai 60 anni. Da sempre siamo sensibili alla trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni. Quest’anno infatti abbiamo partecipato ad un progetto dell’Università curato dal professor Luigi Oliva, che prevedeva lo studio comparativo del canto del rosario e dei coggius nei diversi paesi dell’isola. In particolare per santa Mariaquas ci mettiamo a disposizione del parroco e partecipiamo ai due momenti processionali. Ci siamo costituiti come associazione invocandoci alla Vergine e assumendone il nome come identità e questo spiega bene la nostra devozione”.

Mario Pusceddu, 43 anni, Operatore Socio Sanitario è il presidente del gruppo folk Sant’Anastasia. “Siamo stabilmente una quarantina di membri, ma per la festa accogliamo persone che vogliono unirsi a noi per accompagnare la Madonna in preghiera. Percorriamo tutto il tragitto cantando il rosario in sardo e portando i fiori che il gruppo dona alla Vergine come ringraziamento per le grazie ricevute. Ci sta particolarmente a cuore curare l’accoglienza della nostra Mamma Celeste: le diamo il benvenuto nel Santuario con il canto dei coggius e salutiamo il suo rientro in parrocchia con una pioggia di petali. Teniamo alla tradizione, ma per noi non è un momento folcloristico, sono la fede e la devozione a guidarci”.

Francesco Massenti, 40 anni direttore della Schola Cantorum B. V. Assunta. “Siamo settimanalmente a servizio della nostra parrocchia da sempre, convinti che il canto non sia un ornamento, ma un ministero. In occasione della festa ci fondiamo assieme al coro della parrocchia di S. Antonio per sottolineare questo importante momento di comunità. Animiamo la messa della partenza, la solenne celebrazione diocesana del lunedì e il familiarissimo rientro a casa della Vergine, tanto caro a noi sardaresi. È un servizio che facciamo con entusiasmo: ci piace pensare che possiamo contribuire a far vivere più intensamente il mistero che viene celebrato sull’altare”.

Gian Lorenzo 64 anni, pensionato è uno dei 15 volontari che stabilmente sono a servizio del Santuario. I membri non solo sardaresi, ma anche di Pabillonis e Guspini si occupano totalmente della chiesetta campestre: dal decoro alle piccole manutenzioni, dalle pulizie all’approntamento dei paramenti e dei servizi per l’altare. “Il nostro è un servizio di accoglienza a 360°. Un lavoro silenzioso dove l’apertura settimanale di quelle porte ci spinge a diventare accoglienza speciale di chi ricorre alla Madonna: supportiamo la preghiera, ma raccontiamo anche la storia di questo luogo mariano. Durante la festa siamo costantemente presenti occupandoci anche dell’animazione liturgica con il canto. La fede e la devozione che ci animano danno vita alla collaborazione e alla benevolenza che regna nel gruppo. Sono loro il sorriso del santuario.

A noi di Nuovo Cammino piace pensare che in tutto questo mettersi al servizio ci sia la mano di Maria: è stata lei per prima ad indicarci l’avventura umana più appassionante: il dono di sé.

Su Nuovo Cammino n.17 l’omelia di mons. Roberto Carboni.

Le foto della celebrazione di Santa Mariaquas a questo indirizzo.