Il nostro Amministratore Apostolico

Mons. Roberto Carboni eletto Arcivescovo di Oristano

La fiducia di restare ancora una Chiesa viva nel nostro territorio

Giovedì 9 maggio il presbiterio della diocesi di Ales-Terralba è stato convocato per il consueto ritiro mensile e per l’annuncio della nomina del vescovo Padre Roberto ad Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Oristano. Naturalmente i preti intervenuti dopo il Vescovo hanno espresso il proprio compiacimento. La nomina rappresenta un riconoscimento lusinghiero per il Vescovo, chiamato ad assumere un incarico di grande prestigio ma anche di grande impegno e responsabilità.

La diocesi di Ales-Terralba lo avrà presente ancora come Amministratore Apostolico. Questo titolo, nella prassi della Chiesa, è sempre provvisorio, in attesa della nomina di un nuovo Vescovo. Ma è proprio questo che ha creato sconcerto nel clero: si attende un nuovo Vescovo oppure si affaccia la prospettiva di una confluenza nell’Arcidiocesi di Oristano? E a quale titolo?

Ipotesi: può trattarsi semplicemente del mantenimento delle due Diocesi, unite nella persona del Vescovo, ma tenendo ciascuna la sua identità e vita propria. Oppure una unificazione- accorpamento, per cui la nostra diocesi, come tale, scomparirebbe, mantenendo forse il nome, ma non la propria identità autonoma. Padre Roberto ha riferito che la Nunziatura in Italia (l’organismo che concretamente gestisce questo aspetto) pensa a un periodo sperimentale. Quanto lungo, con quale ipotesi di lavoro da sperimentare?

Ai preti convenuti tutto appare molto incerto. E l’ipotesi di una confluenza nella grande diocesi di Oristano, con la perdita della propria identità, non appare per niente felice. E questo giudizio non è dettato da campanilismo. Il fatto è che la nostra comunità diocesana ha una sua storia, radicata non solo nei secoli passati con figure di alto rilievo tra i Vescovi che si sono succeduti, preti e laici. Ma anche nel suo passato recente e nella situazione attuale la diocesi conserva una sua vitalità, radicata nel territorio che per altri versi risulta marginale nell’attenzione dei politici e nelle dinamiche economiche.

La diocesi ha espresso e ancora esprime iniziative e realtà operative non certo inferiori o di minor respiro rispetto anche a diocesi più grandi. Appare importante anche la condivisione dei drammi e delle fatiche della nostra gente, dei grandi centri del Medio Campidano e dei piccoli paesi della Marmilla. La Chiesa locale resta una delle poche voci in grado di contrastare l’isolamento, la marginalizzazione e l’impoverimento di questa parte trascurata della Sardegna.

Anche dal punto di vista culturale ed ecclesiale la diocesi sta dando prova di grande vitalità. Resta l’eredità del Sinodo diocesano, che ha visto coinvolte le nostre comunità locali, ecclesiali e non solo. Una dimensione sinodale fa ormai parte della cultura della nostra gente, dei laici non meno dei preti. Le indicazioni del Sinodo richiedono tempo per essere assimilate e messe in opera, proprio per la profonda novità della riforma che esse suggeriscono. I preti vedono il rischio che questo patrimonio vada disperso, con la perdita della identità diocesana.

Si riflette anche sulle dimensioni di una diocesi che fosse il risultato di due realtà ecclesiali già ben strutturate e vaste. Questo porrebbe anche il Vescovo in una posizione difficile. Preti e laici hanno conosciuto il Vescovo (Padre Roberto come i suoi predecessori) sempre molto vicino alla gente. È stato il Pastore che conosce bene le sue pecorelle. Essere pastore di un territorio così vasto e vario, come sarebbero Oristano e Ales- Terralba messe insieme, non gli permetterebbe certo questa vicinanza. Col rischio di assumere un ruolo in prevalenza istituzionale e lontano dal vissuto della sua gente.

Queste perplessità sono state espresse dai sacerdoti nel corso del ritiro spirituale di maggio e troveranno riscontro con la sperimentazione pastorale di alcuni mesi sul campo interdiocesano, come richiesto dal Nunzio. Noi siamo fiduciosi che le Autorità ecclesiastiche responsabili ripensino al nostro futuro nel rispetto di quanto ci appartiene come patrimonio: una Chiesa viva con il desiderio di essere ancora presenza significativa nel nostro territorio.

Servizi su Nuovo Cammino n. 10.