Il coraggio di andare incontro ai giovani

Vallermosa. Dopo la due giorni del clero diocesano, l’urgenza condivisa di cambiare stile pastorale, sempre più necessaria una specifica progettazione comunitaria

L’incontro di formazione del clero della Diocesi di Ales-Terralba, svoltosi a Vallermosa il 24 e 25 settembre, ha messo al centro della riflessione l’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. L’approccio alla lettura condivisa del documento si è inserito nel solco dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudiumper individuare le linee pastorali che Papa Francesco ha indicato per il rinnovamento della Chiesa in una prospettiva di conversione missionaria capace di accompagnare i giovani «a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia».

L’analisi del documento si è articolata attraverso un approfondimento delle tre parti (RICONOSCERE, INTERPRETARE E SCEGLIERE) per cogliere all’interno della proposta elementi di attenzione pastorale che la riflessione teologica deve chiarire. Per ricomprendere l’oggetto della pastorale giovanile in un contesto di grandi mutamenti sociali ed ecclesiali determinati dall’evoluzione della comunicazione digitale e dalle conseguenze culturali e relazionali che da essa sono scaturiti. L’accompagnamento dei giovani deve misurarsi con la produzione digitale d’informazioni e relazioni improntate sempre di più sull’imme-diatezza temporale e la frammentazione del provvisorio scardinato alla sequenzialità di un percorso evolutivo verso la maturità fino alla pienezza “escatologica”. Come guadagnare alla direzione del “fine” la vita dei giovani che “navigano” in un contesto di incertezze relativizzanti? In che modo l’azione evangelizzatrice della Chiesa e dei giovani nei loro contesti vitali può orientare la domanda di senso verso la pienezza della gioia e dell’amore?

L’indagine ha messo in risalto alcuni nodi fondamentali su cui i vescovi dovranno confrontarsi per guadagnare all’azione evangelizzatrice l’intuizione del Concilio Vaticano II che nel Messaggio ai giovani di Paolo VI, ripreso più volte dallo stesso Papa Francesco, mette in evidenza la necessità di tramandare, in un processo di relazione educativa intergenerazionale, “la fiaccola della fede” per «ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, ad intendere l’appello dei vostri fratelli, ed a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio.

Le questioni, è chiaro, non solo pastorali ma anche educative, suggeriscono due ulteriori ambiti riflessivi che inquadrano il rinnovamento della pastorale giovanile: quello educativo e quello della comunicazione. La relazione pastorale di accompagnamento e discernimento vocazionale necessita di essere elaborata come relazione educativa che tiene presente i processi comunicativi e dei linguaggi dei giovani. La comunità ecclesiale è innanzitutto una comunità educante e come tale deve sostenere ogni impegno pastorale di evangelizzazione dei giovani in prospettiva esclusivamente educativa. La prospettiva educativa mette in evidenza due grandi argomenti che, durante la due giorni di formazione, abbiamo voluto esaminare: il rapporto educativo sacerdote e giovani e la comunicazione digitale a servizio della costruzione di una relazione educativa con i giovani e di una promozione del protagonismo del giovane stesso in ambito di evangelizzazione e animazione degli ambienti di vita.

Per una progettazione pastorale

Per una progettazione inserita in una pastorale integrata si è evidenziato che il rapporto “conflittuale” giovani e Chiesa esige da parte di tutti gli educatori della pastorale giovanile il superamento di una superficialità relazionale recuperando la credibilità come coerenza che rende il rapporto educativo profondo e liberante. Si evince, così, che le articolazioni di una relazione educativa in chiave di evangelizzazione potrebbero essere: la dimensione vocazionale che recupera il dono di sé; l’accompagnamento durante percorsi di vita ecclesiale e di volontariato; l’animazione dell’ambito politico, sociale e culturale per superare il dualismo fede/vita; la prospettiva sistemica della relazione educativa che mira ad accompagnare e rilanciare soprattutto la soggettività educativa-pastorale della famiglia “Chiesa domestica”; il rilancio dell’associazionismo cattolico come estensione della condivisione di percorsi che “aiutino” e “alimentino” la vocazione dei battezzati; la rielaborazione delle proposte pastorali in vista di un’autonomia soggettiva che superi l’atteggiamento seduttivo di “riempire” le proposte di animazione pastorale con un riduzionismo strumentale e funzionalistico anche dei giovani.

La ricchezza dei contenuti che l’Instrumentum laboris ci propone trova nella nostra disponibilità ad accogliere l’invito a riprendere un cammino di rinnovamento della pastorale giovanile. Dovremmo ripartire da quella passione educativa che ci chiede di obbedire alla voce del Signore che, come a Giona, chiede anche a noi di andare a Ninive a proclamare la conversione dei cuori: non possiamo, per paura, stanchezza e troppa fiducia nei nostri pre-giudizi, andare nella direzione opposta. Il Papa ci chiede di andare incontro ai giovani e non di voltare loro le spalle, nonostante le nostre povertà. Come scrive anche il vescovo Roberto nell’ultima Lettera pastorale “Quanti pani avete?”. «La nostra Chiesa, le nostre comunità, devono assumere un atteggiamento eucaristico, dove è Gesù che si dà per noi e ci dice “date voi stessi da mangiare”, offritevi e offritemi… Vi sono già tanti segni di vitalità pastorale, le iniziative, la carità, ma dobbiamo ancora camminare in quella visione “missionaria” della fede che Papa Francesco ci propone».