Gli anniversari delle comunità “Alle sorgenti” e “Betania”

Villacidro, nell’ex-Seminario diocesano

Trent’anni spesi per aiutare il prossimo. Una ricorrenza importante quella per la “Comunità Alle Sorgenti” (comunità terapeutica che cura le dipendenze fondata il 28 aprile 1988) ricordata lo scorso 28 aprile al Palazzo vescovile di Villacidro, gestito dal centro culturale di Alta Formazione. All’incontro coordinato da Massimo Diana, direttore Serd Cagliari non sono voluti mancare gli esperti: Angelo Fois, direttore Serd Guspini, Giampaolo Pitzalis, direttore Serd Oristano, Augusto Contu, Responsabile Dipartimento Salute Mentale Cagliari, Alessandro Coni, Direttore Centro Salute Mentale Sanluri e Giuseppe Guerra, psichiatra.

Il trentennale della Comunità Alle Sorgenti non è stato l’unico anniversario da celebrare, l’altra ricorrenza dei 20 anni della “Comunità psichiatrica Betania” (per la cura del disagio mentale). In comune ci sono i ricordi che hanno permesso di ripercorrere quel cammino al fianco degli ultimi che i volontari del Centro d’Ascolto Madonna del Rosario hanno fatto giorno dopo giorno, con amore. “Betania e Alle Sorgenti sono due splendide testimonianze”, ammette Angelo Fois, direttore Serd Guspini.

“Trent’anni fa, ero reduce da un’esperienza di volontariato internazionale quando don Angelo mi ha fatto conoscere il mondo delle dipendenze. Le comunità terapeutiche erano luoghi di accoglienza e condivisione. Chi aveva toccato il fondo aveva in questo modo un’alternativa al carcere e all’ospedale psichiatrico”. Concetto ribadito dalla consigliera regionale pd, Rossella Pinna, membro della Commissione sanità regionale: “Don Angelo ha teso le mani alle istituzioni. Ha consentito di creare strutture che il pubblico avrebbe creato chissà quando. Una mano tesa importante che deve dare la sveglia alle istituzioni per andare avanti insieme”.

Parole che arrivano dritte al cuore quelle di don Angelo Pittau. “Non avrei fatto nulla se non avessi avuto persone al mio fianco”. In coro, i relatori evidenziano poi l’importanza di garantire un sistema che preveda “fasi successive di riabilitazione prima del ritorno a casa restituendo dignità, inserimento a lavoro e una vita normale a chi vuole riscattarsi”.

D’accordo anche il vescovo mons. Roberto Carboni: “È cambiata la società che si rifugia in mondi virtuali, in relazioni che non arricchiscono, in progetti inutili talvolta. Quello che non è cambiato è che grazie a Dio esistono ancora samaritani, che scendendo da Gerusalemme a Gerico, vedono un malcapitato buttato sulla strada reso mezzo morto dai briganti, si fermano, lo soccorrono, lo portano ad una locanda per curarlo. Sono questi samaritani spesso anonimi che non avranno nomi sui giornali ma hanno la nostra gratitudine, il nostro ricordo riconoscente e la promessa del nostro appoggio”. E aggiunge: “Essi stessi ci invitano a sostenerli, aiutarli e accompagnarli. Grazie per questi lunghi anni spesi per gli altri”.

Stefania Pusceddu

Trent’anni fa i pionieri iniziavano l’avventura

Credendo nella comunità come luogo di salvezza, che coniuga l’aspetto clinico con la cultura, l’educazione, i valori, il lavoro, le regole e la responsabilità

Con un gruppo di famiglie nel 1983 fondammo il Centro d’Ascolto Madonna del Rosario, ci dotammo di un équipe psico- socio- pedagogica (con simpatia e riconoscimento vedo il dott. Angelo Fois e il dott. Salvatore Pino). Al mio fianco c’era la signora Rosaria Zinzula. Lavoriamo ancora assieme dopo 35 anni, come siamo assieme con Dino Giorri e gli altri volontari. Alcuni sono già al di là, guardano sorridendo i miei sorrisi e le mie lacrime. Al nostro Centro d’Ascolto venivano in tanti, da Villacidro e dai paesi vicini.

Ci chiedevano aiuto, a nostra volta chiedevamo aiuto a P. Salvatore, a P. Giacomo, a don Pierino, a don Gelmini, a don Picchi per accogliere i nostri giovani nelle loro comunità. A un certo punto questi pionieri mi costrinsero a dotare il nostro Centro d’Ascolto di una comunità terapeutica che accogliesse i giovani che si presentavano a noi. Così è stata pensata e realizzata la comunità “Alle Sorgenti” sui monti di Morgongiori. Sono tanti trent’anni di vita, ma non guardiamo al passato, guardiamo al presente e al futuro. È presente ancora la forte determinazione, l’impegno per accogliere giovani e non giovani, per accompagnarli in un cammino di liberazione dalle dipendenze (oggi non parliamo solo di eroina o cocaina ma di mille forme di dipendenze che rendono gli uomini schiavi).

Oggi più che comunità è ospedale da campo. Se ne salvano sempre di meno. Abbiamo bisogno del pubblico non solo per le risorse economiche, ma della sua professionalità, della sua esperienza, della sua laicità, del suo rigore scientifico e potrei continuare. D’altra parte credo che il pubblico può testimoniare del rispetto che noi Centro d’Ascolto abbiamo per loro e della nostra piena collaborazione per il bene dei ragazzi.

Betania

Celebriamo i vent’anni della fondazione della Comunità Betania. Le ASL della Sardegna avevano l’obbligo di trovare un’accoglienza alternativa agli ospiti del loro territorio racchiusi nell’ospedale manicomiale di Villa Clara entro il 31 dicembre del 1997. Erano vergognosamente passati vent’anni dalla legge Basaglia (1978). L’ASL 6 ci chiese di aiutarla, di fare qualcosa. L’Associazione di volontariato Centro d’Ascolto Madonna del Rosario operava già a favore dei malati psichiatrici.

All’interno del Centro d’Ascolto nel 1983 era nato il gruppo Siloe che accoglieva soprattutto i giovani malati mentali in attività di tempo libero, di laboratorio artigianale. Collaborava con l’équipe del CIM (la assistente sociale Alessandra Ghiani e la psichiatra dott.ssa Mancosu). L’associazione aveva in progetto la costruzione di una struttura per l’inserimento lavorativo dei giovani che avevano finito il percorso nelle sue comunità terapeutiche. Ci venne incontro il Comune di Guspini, offrendoci un suo edificio nella campagna.

I primi 12 ospiti – tutti anziani – pian piano vennero a mancare. Così Betania da RSA divenne Comunità Terapeutica per soggetti affetti da malattia mentale acuta. È un modello di cura che integra il gruppo dei residenti (oggi 15, dei quali 5 donne) con l’équipe dei curanti in collaborazione con la famiglia e i servizi sociali territoriali: una terapia in ottica psicodinamica articolata con l’attività psicosociale.

Articolo intero su Nuovo cammino n. 9.

Don Angelo Pittau
Presidente Centro d’Ascolto Madonna del Rosario