Famiglia: dono, fragilità e speranza

Simala. Intensa giornata di studio e di fraternità al Convegno diocesano della Pastorale familiare: introduzione di don Andrea Roberto Ciucci e relazione di don Fidele

Formare operatori capaci di stare vicino a marito e moglie e alle giovani coppie. Ecco uno degli impegni per la pastorale familiare diocesana assunto ufficialmente al termine del convegno che per un’intera giornata, domenica 29 aprile scorso, ha visto impegnate quasi 200 persone nella riflessione su “Famiglia: dono fragilità e speranza”. Simala per un giorno è diventato cuore pastorale della diocesi, un’unica comunità – riunita nei locali del Montegranatico concesso dall’amministrazione comunale – formata da famiglie provenienti da 15 paesi della Diocesi: Gonnosfanadiga, Guspini, Pabillonis, San Gavino M.le, Mogoro, Masullas, Simala, Ales, Gonnosnò, Las Plassas, Usellus, Baressa, Ussaramanna, Pau, Escovedu.

Don Giorgio Lisci, responsabile diocesano della pastorale familiare, ha evidenziato che il Convegno non era una manifestazione sporadica, ma la conclusione e inizio di un percorso che deve aiutare la comunità ecclesiale a riscoprire la famiglia come luogo della manifestazione di Dio in mezzo agli uomini, dove la vita ecclesiale deve trovare facilità di presenza. Terminato l’intervento del direttore, hanno partecipato alla relazione di don Andrea Roberto Ciucci, proveniente dalla Diocesi di Milano che svolge il suo servizio pastorale presso la Pontificia Accademia della Vita a Roma. Don Andrea ha da subito voluto sgombrare il campo da una frequente affermazione che dice: “La famiglia oggi è in crisi”.

È proprio così? Per don Ciucci no, perché ancora in tanti desiderano costruirsi una famiglia. È anche falso dire che i giovani oggi non hanno intenzione di mettere su famiglia. La vocazione alla famiglia è un fatto naturale, tutti abbiamo il senso innato di essa: con il passare del tempo il cristianesimo ha reso questa vocazione un sacramento, con tutto ciò che ne comporta e consegue racchiudendolo poi nel “diritto romano”. La grossa difficoltà che si ha oggi a capire cosa s’intenda per “senso di famiglia”, la crea proprio il “diritto”, perché ha chiuso qualcosa di naturale ed innato in rigide leggi e regole. All’interno della Chiesa oggi si dà grande risalto ai cosiddetti incontri di preparazione al matrimonio, un valido strumento se organizzati bene, se si offre ai futuri sposi un orizzonte ampio che riesca ad andare oltre il classico “Io e Te”. Infatti la famiglia si relaziona con una realtà più ampia, come la società e la comunità ecclesiale

Don Fidele, parroco di Gonnosnò e docente di bioetica, ha presentato l’immagine di Dio come il fondamento dell’amore matrimoniale, quindi dono. Ha posto poi alcune domande, tra le quali: cosa significa “non separare quello che Dio ha unito”? È possibile inconsapevolmente per gli sposi separare quello che Dio ha unito? Separare quello che Dio ha unito significa solo divorziare? Nel rispondere a questi interrogativi, ha affermato che l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito, anche se attraverso il tradimento, infedeltà o il divorzio: fisicamente le persone si dividono ma il lato spirituale (vincolo) non si divide.

Articolo intero su Nuovo cammino n.9.

L’equipe diocesana