Dialogo d’amore per l’inclusione

All’annuale Convegno diocesano su Catechesi e disabilità

Mercoledì 2 e giovedì 3 ottobre si è svolto l’annuale convegno catechistico diocesano nel Centro di Pastorale a San Gavino. Il titolo del convegno “Con lo sguardo dell’altro. Catechesi e disabilità” ha voluto mettere in primo piano un tema attuale: l’inclusione di quello che spesso è considerato diverso, sottolineando che Gesù è venuto per tutti. La due giorni ha visto la presenza di un centinaio di catechiste ogni sera, rappresentative delle parrocchie della diocesi.

Il tema è stato sviluppato da Suor Cettina Cacciato, catecheta e docente presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium – Roma. Dopo due serate ricche di contenuti, narrazioni, esperienze, chiediamo a lei che ci racconti cosa ha significato l’invito di sviluppare un tema attraente, cioè guardare la realtà con lo sguardo dell’altro. Un tema non facile da esporre e che esige da parte di tutti uno sforzo per mettersi nella situazione dell’altro.

Come si è arrivata alla scelta del tema del Convegno?
La scelta del tema del Convegno è stata suggerita dall’ufficio catechistico diocesano. Il nuovo Direttore, d. Massimiliano ha ritenuto opportuno rispondere a una esigenza di molti catechisti che hanno nel loro gruppo bambini e ragazzi con disabilità. È un tema complesso, anche delicato, e che coinvolge anche le famiglie che credono e hanno fiducia nella comunità cristiana come luogo di accoglienza di tutti, anche di bambini disabili. Per riuscire a vedere la realtà con lo sguardo del bambino disabile è importante il dialogo e la collaborazione tra famiglie e catechisti.

Secondo lei quali aspetti dovrebbero essere maggiormente sottolineati nella catechesi con le persone disabili?
Le esigenze e le attenzioni sono molteplici. Molte volte richiedono una personalizzazione dell’intervento formativo, della catechesi. In linea generale il catechista deve comunque dialogare con le famiglie e con quelle persone che si prendono cura del bambino o ragazzo disabile; deve imparare a conoscere la persona disabile con la quale vuole entrare in relazione per poter comunicare il vangelo e l’amore di Dio verso tutti. L’essere catechista è un servizio che deve essere accompagnato con un percorso formativo, anche perché oggi più che ieri, educare alla fede è una grande sfida.

Lei ha delle proposte o suggerimenti per poterlo fare e coinvolgere i giovani?
È vero oggi ogni azione educativa è una grande sfida, in particolare l’educazione alla fede. Durante un momento assembleare i catechisti hanno avuto modo di esprimere la loro richiesta di una formazione continua, specialmente per accompagnare i bambini e ragazzi dell’iniziazione cristiana che sempre presentano difficolta di attenzione, concentrazione e di accoglienza della fede. Sono stati gli stessi convegnisti a suggerire una modalità che mi sembra vincente, quella di trasmettere gioia ed entusiasmo nello svolgere il mandato catechistico. Nonostante le difficoltà e le fatiche, la gioia che invade il cuore di chi si mette al servizio del Vangelo e della missione della chiesa è notevolmente superiore.

Quale messaggio lascerebbe ai catechisti della nostra Diocesi?
Ho colto un sincero impegno nel gruppo dei catechisti e la passione dell’annuncio. Esorto a continuare e ad avere fiducia nella azione del Spirito Santo, che si serve della nostra debole e fragile voce per comunicare la voce e l’amore di Dio. Dio ama tutti e dà un amore particolare verso chi è più povero.

Ringraziamo i catechisti che hanno accolto l’invito con il sincero augurio di poter ravvivare la collaborazione all’interno della diocesi ed accogliendo le sfide portare a tutti l’annuncio del Vangelo.

Suor Valeria Vasquez