“Cultura è carità”

Il saluto del Vescovo al Convegno

“Il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire uniti, di fare progetti”

Desidero esprimere il benvenuto cordiale a ciascuno per questo Convegno Diocesano delle Caritas parrocchiali della nostra Diocesi. Ci viene offerta l’occasione di approfondire un tema come quello del rapporto tra Carità e cultura, già oggetto di riflessione e attenzione del Convegno nazionale Caritas dello scorso marzo. Il tema mette in relazione due parole: carità e cultura.

La parola Cultura nella sua etimologia ci riporta alla necessità di “coltivare” e di avere “cura “, trattare con attenzione o con riguardo”, quindi onorare. Al tempo stesso questa parola ci ricorda che per coltivare bisogna stare in un luogo e perciò avere una qualche forma di stanzialità, significa anche “abitare”. La cultura, quindi, per intima natura, rivelata attraverso la propria origine, ha a che fare con ciò che è prossimo, ad avere cura, a fare crescere. È cultura ciò che porta a questo – avere cura, fare crescere, onorare – e a farne oggetto di realizzazione

La parola Carità, pur avendo al principio, nella sua radice latina, significati legati al valore e prezzo di qualcosa, aveva assunto anche un valore più ampio, indicando non solo ciò che oggettivamente aveva un alto prezzo, ma anche, soggettivamente, un grande pregio: cioè una cosa o una persona cara perché particolarmente stimata ed amata. Caritas indicava, dunque, che qualcosa o qualcuno era “di valore, aveva pregio”. Cultura è “avere cura”, “coltivare” il cuore e l’intelletto dell’uomo trasformandolo da incolto a colto e favorire lo sviluppo della conoscenza. Carità è “avere caro” qualcuno e/o qualcosa, “avere cura” per qualcuno e/o per qualcosa. Quindi le due parole hanno un legame già nel loro significato etimologico e storico. Carità è cultura. Cultura è carità.

Oggi siamo chiamati a coniugare queste due realtà così importanti. Ad accogliere le differenze coniugando cultura e carità”. Papa Francesco ci ricorda che “La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media… La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. […] Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà”.

Questa prospettiva indicata dal Papa sfida l’azione della Caritas a diversi livelli. Per la Caritas non è possibile fermarsi alla sola prospettiva dell’assistenza e del servizio. La prevalente funzione pedagogica è il nodo che caratterizza il nostro essere, prima ancora del nostro fare. Questo essere, questa insita natura educante è la nostra meta, ovvero, la promozione della testimonianza comunitaria della carità. Ed è dalla promozione dei processi che scaturiscono nuove o rinnovate piste di impegno per promuovere cambiamento culturale. L’ascolto dei contributi autorevoli a cui siamo invitati questa mattina ci permetterà di approfondire e anche pensare nuovi itinerari per la nostra presenza di “carità” nel contesto in cui viviamo e operiamo