1° Giornata Mondiale dei Poveri

La Caritas diocesana la celebrerà il 19 novembre nella zona industriale di Villacidro

La giornata può essere una genuina forma di nuova evangelizzazione, un’occasione per rinnovare il volto della Chiesa, l’autentico volto di Dio e Gesù Cristo “il Misericordioso”, il pieno di Misericordia. Certamente ci sono altre giornate mondiali istituite da Pontefici che ormai sono nella tradizione e prassi della Chiesa Universale: questa porta, dice ancora il Papa “un elemento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.”
Certamente la giornata non può essere solo di preghiera o di riflessione intellettuale. Si deve celebrare anche facendo in modo che la comunità parrocchiale (piccola o grande, povera o ricca) tenda la mano ai poveri, ai deboli, agli uomini e alle donne, di cui viene troppo spesso calpestata la dignità. Il moto della giornata è “Non amiamo a parole ma con i fatti”.
È invito ad una vita che è condivisione, è reciprocità, è dono. È un nuovo stile di vita. Non è elemosina, è solidarietà per aiutare a uscire dai luoghi dello scarto, delle situazioni dove la persona, l’uomo è umiliato, privo di dignità. Siamo sicuri che il cuore dei nostri sacerdoti, delle nostre Caritas parrocchiali, dei Centri d’Ascolto e centri d’Accoglienza metteranno in questa domenica segni concreti di carità.
L’azione pedagogica della Caritas si farà segno: non amiamo solo a parole. La Caritas diocesana celebrerà la giornata dei poveri nella zona industriale di Villacidro. Ci raduneremo in un capannone messo gentilmente a disposizione dalla società ISA per un momento d’ascolto, per la celebrazione della Santa Messa (presiederà Padre Roberto Carboni, nostro Vescovo). Seguirà un momento conviviale con i nostri poveri e gli operatori delle Caritas parrocchiali, dei Centri d’Ascolto, di Solidarietà e delle Mense.
La Caritas in Diocesi
L’indagine Caritas presentata a Villacidro il 21 ottobre da Simona Liscia e Maurizio Ligas ha coinvolto 28 paesi della diocesi, 38 Caritas Parrocchiali, otto centri d’Ascolto, 16 centri di Solidarietà, le comunità terapeutiche per malati mentali e per le dipendenze, le opere segno delle Caritas. Siamo una diocesi povera, una diocesi di poveri: non lavoro, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica, basso reddito, pensioni minime, bassa natalità, nuovamente l’emigrazione di famiglie e giovani. Gli operatori volontari Caritas sono 396, gli indigenti che la Caritas aiuta sono 2839. Se consideriamo che molti di loro rappresentano una famiglia povera, possiamo dire che in un certo modo la Caritas assista 8000 persone, il 9% della popolazione della diocesi. A questo si aggiungono gli affetti da dipendenza, i malati psichiatrici, gli handicappati, gli anziani con pensione minima e senza assistenza, i malati che non riescono a curarsi. Impressionante è il numero di chi non riesce a pagare l’affitto della casa, la luce, l’acqua: sfratti, interruzione del servizio elettrico e dell’acqua. Un disagio immane. Il nostro impegno una goccia in una terra di sofferenza.

Don Angelo Pittau

“Grazie alla Caritas, evitato lo sfratto”

Ad una signora, beneficiaria di un intervento Caritas, abbiamo chiesto:
Come è venuta a conoscenza dell’opera della Caritas in diocesi?
Mia figlia, da tempo svolgeva azione di volontariato in parrocchia e conoscendo la grave situazione famigliare, legata al non lavoro e gravata dal rischio di pignoramento della casa, per non riuscire a pagare i ratei, ne parlò col direttore e il coordinatore che vollero parlarmi. Venni accolta con riservatezza e disponibilità che mi consentirono di esporre in particolare il tema della casa che mi preoccupava particolarmente in quanto era in arrivo lo sfratto.
Dopo quel colloquio vi è stata risposta da parte della Caritas?
Si, debbo riconoscere che l’intervento della Caritas ci ha permesso di evitare lo sfratto, ma in particolare ci ha destato dalla nostra rassegnazione perché tutto ci sembrava irrecuperabile, eravamo destinati all’estrema povertà. Invece i ripetuti colloqui ed incontri sono riusciti a scuotere la nostra apatia perché la Caritas non ci ha dato solo assistenza ma ci ha responsabilizzato e ridato le motivazioni di vita che avevamo perso. Infatti l’intervento è stato limitato al supporto economico per evitare la messa all’asta della casa ed abbiamo ripreso a pagare il mutuo grazie allo scossone psicologico che mi ha dato la forza di trovare un’occupazione e così è stato anche per mia figlia.
Consiglierebbe ad altre persone in difficoltà di rivolgersi alla Caritas per un aiuto?
Certamente, con la consapevolezza che per uscire dalle nostre difficoltà ci dobbiamo mettere del nostro. La Caritas è un ottimo strumento sociale, umano e spirituale che tende la mano a chi dalle difficoltà intende, con le proprie forze, uscirne.