La sfida a una risposta generosa

I ragazzi interrogano il Vescovo: I valori cristiani sono ancora attuali e attuabili per i giovani d’oggi?

Durante la Visita Pastorale alle tre parrocchie di Guspini non poteva mancare l’incontro del vescovo con i giovani. Gli studenti dell’Istituto Tecnico “Michelangelo Buonarroti” si sono fatti portatori delle preoccupazioni, dei problemi e anche del bisogno degli under 20 di riflettere con la Chiesa su grandi temi esistenziali: la vita, la religione, l’amicizia, l’amore”. Tutti valori umani e cristiani che interpellano l’uomo. “Ma questi valori sono ancora attuali e attuabili per i giovani d’oggi ?”, è stato chiesto a padre Roberto Carboni. Il vescovo ha risposto nell’articolata riflessione – pronunciata davanti ai parroci di Guspini, alla dirigente scolastica Maria Gabriella Picci a numerosi professori – che pubblichiamo integralmente.

Cari ragazzi,
alla vostra domanda non si può rispondere con un sì o un no, ma vi è piuttosto bisogno di approfondimento. Sono indeciso se affrontare questa riflessione in un modo più accademico oppure meno formale. Il modo “accademico” sarebbe quello di parlare di quali sono i valori cristiani e approfondire poi come la comunità cristiana li ha vissuti, manifestati, pensati e attuati e talvolta anche traditi lungo i secoli. Oppure tentare un approccio legato all’esperienza partendo dai fatti, dalla realtà, dall’esperienza, per poi risalire al concetto di valore cristiano, che interroga la vita delle persone nell’oggi. Scelgo di partire dall’approccio non accademico. Voglio utilizzare due fatti che sono capitati in Sardegna: la stampa ne ha molto parlato. Sono abbastanza vicini a noi, ma sono di segno opposto.

Il primo è di cronaca nera. Sono i fatti noti del Lago Omodeo. Un gruppo di giovani, forse 5 o 6: due di essi progettano e realizzano l’omicidio di un loro “amico” e coetaneo. Sembra avesse chiesto il pagamento di un debito di “droga”, pare meno di 500 euro. Ha scritto uno abitante di Ghilarza commentando il fatto: “la cosa più terribile è abituarci a questo delitto, non parlarne, dimenticarlo velocemente, fare come non fosse accaduto”. Forse è una domanda anche per noi: ci ha toccato questo avvenimento, che cosa ha mosso in noi?

Il secondo è un fatto che potremmo chiamare di “cronaca bianca”. Interessa la comunità di Guspini e molto questa scuola, dato che i protagonisti si trovano qui con noi. Tre ragazzi quindicenni (Renato, Rodolfo e Lorenzo) salvano una donna di 90 anni che rischiava di morire in un incendio. La loro reazione: “Non chiamateci eroi, abbiamo fatto quello che dovrebbero fare tutti in una situazione del genere, anche i giovani come noi”. Senza entrare adesso nel merito, specialmente del caso di cronaca nera che ancora è al vaglio dell’autorità giudiziaria e che quindi avrà sviluppi, possiamo già vedere qual è il “grappolo” di valori che girano attorno a questi due fatti. I valori che sono stati “resi attuali”, esplicitati nell’azione e quelli che sono stati “feriti, sfigurati” ancora nell’azione. E già questo ci dice una cosa centrale: i valori sono astratti, ma poi si devono tradurre nel vissuto personale.

I valori feriti

Nel primo caso è un insieme di valori feriti e deturpati che fanno parte del nostro bagaglio culturale, e che hanno radici cristiane: non uccidere, ama il prossimo tuo come te stesso, non dire il falso; il valore della amicizia, la cura e il rispetto di sé (ama te stesso, non distruggerti con la droga). Soprattutto il valore della vita umana è stato ferito come valore. La vita di una persona è considerata meno importante di uno sgarbo, di un debito, dei soldi. Può il senso di amicizia far partecipare a un delitto, prestarsi a far male? Cosa è successo ai valori che pure questi ragazzi avevano ricevuto nella loro formazione?

Anche nel secondo caso ritroviamo i valori, ma questa volta essi non sono feriti ma piuttosto esaltati, portati alla luce: di nuovo il valore della vita umana, il coraggio, l’amicizia (affrontare insieme il pericolo). Quello che colpisce è anche la frase di questi ragazzi: lo avrebbero fatto tutti al nostro posto! Avranno pensato: se per noi aiutare qualcuno è importante lo è per tutti. Ma sarà vero? Da dove nasce la spinta a prendersi cura degli altri, a rischiare la propria vita? Adesso vorrei fare un passo in avanti nella riflessione: È necessario prima di tutto chiederci “cosa sono i valori?” Utilizzo una definizione di valore proposta dal filosofo De Finance: il valore è un ideale durevole, cioè che non cambia ad ogni stagione ma perdura nel tempo, è astratto (come ideale generale che si farà concreto nelle applicazioni soggettive, concrete). Il valore sta fuori di me e mi attrae, non lo creo io, lo ricevo, mi attira.

Facciamo un esempio con riferimento ai fatti di cronaca che ho illustrato prima. Il valore della vita umana: non c’è dubbio che questo valore abbia solide radici nella tradizione giudeocristiana. Non vuol dire che sempre nel cammino della storia è stato assunto con chiarezza dai cristiani: talvolta lo hanno distorto e dimenticato. Questo valore mi attrae da fuori, non sono io che lo invento: è un ideale da perseguire, non cambia nel tempo. Poi devo farlo passare da oggettivo a soggettivo, lo faccio mio. Allora pongo in atto “comportamenti che vanno nella direzione del rispetto dalla vita umana: salvarla dal pericolo, difenderla, custodirla, farla crescere, renderla “vivibile, accettabile”. Vivere questo valore significa allora proteggere la vita umana, mentre contraddirlo significa allontanarsene, con comportamenti contrari: aggressività, guerra, violenza, e tutto ciò che può minarlo (politiche aggressive, parole aggressive etc.).

Libertà e responsabilità

Accogliere un valore significa mettere in gioco la nostra libertà e responsabilità in quanto persone. È insieme un valore morale (dove entra il bene e il male): esso concerne l’azione umana in quanto essa procede dalla volontà libera, ad es. fare il bene gratuitamente. Aiutare una persona senza guadagno (es. studenti che aiutano una persona) è anche un valore “religioso”, che non vuol dire in primo luogo confessionale, ma può diventarlo e per noi cristiani lo è. Il valore religioso riguarda la relazione del soggetto al principio supremo del valore. Dal punto di vista oggettivo tale valore è il Sacro, il Divino; dal punto di vista soggettivo è la ‘religione’ intesa come quell’insieme di atteggiamenti verso il Divino, e la fede come risposta ancora più personale e profonda: ho fede in Dio e la esprimo attraverso atti di religione, il culto.

I valori morali-religiosi, dunque, costituiscono un ‘dovresti fare così’ per l’uomo: un impegno col quale l’uomo ha la responsabilità di confrontarsi e che non può considerare semplici opzioni di vita, se vuole realizzare sé stesso. E, cioè, ancorato alla religione, qualche cosa che ricevo da fuori, che non invento. Ma non tutti i valori hanno lo stesso orizzonte. Ci sono valori a base non specificamente umana, così chiamati non perché non riguardino l’uomo, ma perché non lo distinguono dall’animale. Tra essi, ad esempio la salute, il benessere invece che il dolore, la sazietà invece che la fame, il riposo invece che la stanchezza.

Vi sono poi altri valori già umani, in quanto differenziano l’uomo dall’animale ma non impegnano l’uomo nell’esercizio della sua responsabilità e libertà. Ad esempio i valori spirituali, cioè non legati ai fattori biologici, ossia i valori estetici-artistici. Ad esempio Leonardo da Vinci nel dipingere la Gioconda non per questo è diventato più bello, né più buono. Oppure posso dipingere un brutto quadro ma non essere cattivo.

Valori noetici: posso riflettere con acume, fare teorie e filosofie, ma questo non dice che sono necessariamente buono o cattivo. Tali valori rimangono tuttavia ancora all’esterno dell’uomo, cioè non lo coinvolgono in ciò che è propriamente umano: la sua libertà e responsabilità. Egli non ne è profondamente trasformato. I valori che Gesù nel Vangelo ci ha proposto (e fra l’altro Gesù non fa teoria, ma propone se stesso come il valore: sono la Via, la Verità, la Vita) hanno attraversato il tempo e la storia, e hanno resistito anche alle deformazioni che talvolta i suoi stessi discepoli ne hanno fatto. Ma questi valori attirano ancora i giovani?

Le ricerche di questi ultimi due anni sulla “Condizione giovanile in Italia” ci danno una fotografia di quello che “credono i giovani italiani” e quale è il loro rapporto con la religione e la fede e le istituzioni (la Chiesa). In estrema sintesi si potrebbe dire che i nostri giovani hanno bisogno di spiritualità e desiderano farsi domande e trovare risposte, ma in questo momento non le fanno alla Chiesa istituzionale e credono che essa non possa dare risposte o quelle che da non li soddisfano.

Si tratta di un momento di fatica, anche da parte della Chiesa e di difficoltà a trovare un nuovo linguaggio, nuova sintonia con i giovani che pure apprezzano i valori fondanti che il Vangelo propone. I valori proposti da Gesù sono attuali, anzi pervadono le nostre categorie di giudizio, anche se talvolta non ne vediamo subito la radice cristiana. I valori non sono invecchiati, sono ben presenti come “offerta e proposta” per tutti noi: ci attraggono e ci sfidano a una risposta generosa. Il punto della questione è la loro attuabilità nella vita vissuta.