Il vero volto di S.Barbara

Gonnosfanadiga. Don Raimondo Virdis: “La nostra chiesa, patrimonio di tutti i gonnesi”

Don Raimondo Virdis, da quasi 12 anni – prima da vicario parrocchiale poi da responsabile diretto – nella parrocchia di Santa Barbara, sarà il primo parroco a ricevere il vescovo Roberto Carboni. “La Visita Pastorale – dice – è l’occasione giusta e propizia perchè il popolo di Dio incontri e conosca il suo Pastore e allo stesso tempo il Vescovo visitando le sue comunità conferma nella fede la sua Chiesa come maestro e pastore, verificando direttamente- lo stato di salute delle comunità parrocchiali e suggerendo forme e modalità per una evangelizzazione più idonea alla comunità che incontra”.

La lunga esperienza pastorale, 47 anni di sacerdozio il prossimo 28 agosto, consente a un parroco coinvolto al massimo nelle dinamiche comunitarie, di leggere e interpretare con grande realismo la vita religiosa della sua gente, anche se fiducia e cristiana speranza sono ingredienti fondamentale di ogni pastorale. “Prima di tutto dobbiamo toglierci ogni maschera e leggere la realtà così come si presenta in maniera schietta e sincera. Viviamo ormai in un mondo che – aggiunge don Virdis – si va gradualmente scristianizzando, anche nel nostro ambiente. Per quanto riguarda la Visita Pastorale credo che interessi solo una porzione di fedeli, “un piccolo gregge”: ci sarà quella parte di persone che accoglierà questa visita con fervore, per crescere nella fede e nella testimonianza cristiana. Un’altra parte, di gran lunga superiore, prenderà l’evento con distacco e disinteresse. L’indifferenza religiosa, le problematiche economiche, le distrazioni della vita, gli scandali, allontanano sempre più la gente dalla chiesa, rendendola quasi un corpo estraneo”.

Gonnosfanadiga è una delle realtà ecclesiale in cui ormai si pensa e si lavora come unità pastorale. “Il Sinodo diocesano – dice il parroco di Santa Barbara – ha dedicato una parte dei suoi lavori e delle sue riflessioni alle Unità Pastorali, per rendere più efficace e idonea la pastorale nelle nostre comunità parrocchiali, permettendo così un cammino uniforme e una programmazione comune. Le opinioni a tale proposito – aggiunge don Virdis – sono discordanti: non tutti accettano e approvano questa novità. Per cui per renderle operanti si richiede pazienza, prudenza, un cambio di mentalità e di abitudini, dal momento che il classico campanilismo continua a persistere e tarda a morire. A quanto mi risulta esistono e persistono perplessità, contraddizioni e rifiuti, anche per la paura di essere “assorbiti” e perdere la propria identità. Comunque, gradualmente, si tenta, si cerca e ci si avvia con programmazioni comuni a coinvolgere le singole comunità a convivere e operare insieme. Inoltre, essendo la nostra, una “chiesa di periferia” a tutti gli effetti per le sue molteplici “povertà”, c’è il rischio che la comunità cristiana di S. Barbara, venga trascurata e sottovalutata, anziché essere “servita e curata” con benevolenza e attenzione”.

Nonostante tutto la parrocchia di S. Barbara ha una sua identità, che non vuole e non può perdere. Il parroco è custode di questa identità. “Senza alcun dubbio, la chiesa di S. Barbara dal 1300 era, resta e sarà la chiesa madre dei gonnesi, per motivi culturali, religiosi e affettivi. Con l’edificazione della chiesa del S. Cuore nel 1935, l’attività pastorale e di culto venne trasferita in questa nuova chiesa. Nonostante questo passaggio di consegne, tutte le funzioni continuarono ad essere considerate a tutti gli effetti attività della Parrocchia di S. Barbara, senza sopprimere l’antica parrocchia. Solo nel 1960 la chiesa del S. Cuore diventa parrocchia autonoma, svincolandosi di fatto da S. Barbara e limitandone la sua giurisdizione territoriale. Il primo ottobre del 1965, con la nomina di don Paolo Orrù, viene ricostituita la parrocchia di S. Barbara, con giurisdizione territoriale limitata al rione denominato “Gonnus de susu” a est del Rio Piras. Fino a oggi questa comunità parrocchiale custodisce la sua storia, la sua cultura, le sue abitudini, le sue tradizioni, che restano sempre vive, e come parrocchiano e parroco, auspico che S. Barbara, continui ad essere punto di riferimento non solo per i parrocchiani, ma patrimonio di tutti i gonnesi”.

L’Unità Pastorale richiede un cambiamento culturale in n tutti, tra i laici, ma anche tra i parroci. “Oggi si opera con tre parroci “corresponsabili” e con tre comunità vive e collaborative. Per cui sono convinto – dice don Virdis – che l’Unità Pastorale serva non per annullare l’identità delle singole parrocchie, ma insegni ad essere più collaborativi, in modo tale che le varie parrocchie divengano centri vitali nelle diverse attività pastorali, con rotazioni e turnazioni: ci si abituerà a celebrare e operare insieme, esercitando tutti, sacerdoti e laici, i propri ministeri e i propri carismi”.

Su Nuovo Cammino n. 1-2019 l’intervista al sindaco di Gonnosfanadiga, Fausto Orrù.