Ozieri, Marcia della Pace

Preghiera per la Marcia della Pace 2017

Mons. Roberto Carboni ha pregato perché il nostro impegno per la pace trovi solidità, radicandosi nella convinzione che dobbiamo chiedere con umiltà a Dio, il Signore della Pace, questo dono per tutta l’umanità

Signore, siamo qui riuniti per la marcia della Pace. Che oggi non si muovano solo i nostri piedi, ma donaci Tu di muovere i cuori e le menti verso il bene, verso l’accoglienza, la protezione, la promozione di quanti bussano alle nostre porte.

Signore, ci chiami ad accogliere: Ad accogliere i più deboli, accogliere chi fugge dalla violenza, dalla povertà, dall’ingiustizia. Tu che sei stato profugo, rifiutato, fuggitivo di fronte alla violenza di Erode, donaci occhi per vedere la sofferenza; dacci forza per non girare la faccia; coraggio per denunciare l’ingiustizia, volontà per coinvolgere noi stessi in gesti concreti di accoglienza.

Signore, ci chiami a proteggere: proteggere coloro che non hanno diritti, che sono feriti nella loro dignità. Proteggere coloro che iniziano un viaggio pieno di incognite, pericoli, violenza. Un viaggio che per molti terminerà nella tragedia e nella morte. Ci inviti a proteggere soprattutto i piccoli, i bambini abbandonati, soli. Le donne che lottano disperatamente per la vita dei loro piccoli, dei loro figli.

Signore, ci chiami a promuovere: non solo ad aprire la porta, a far entrare in casa, ma favorire, in coloro che accogliamo, l’umanità, i doni che tu, Signore hai dato loro come creature. Promuovere la loro dignità di uomini e donne liberi e credenti. Promuovere le competenze e il lavoro, promuovere la dignità di uomini e donne calpestati.

Signore ci chiami a integrare: ad accogliere la ricchezza di storia, di esperienza, di cultura che questi uomini e donne portano con sé. Rendici esperti della cultura dell’incontro, liberaci dalla paura di chi vediamo diverso da noi. Dacci occhi per vedere l’unico distintivo capace di farci aprire le porte del cuore: esseri umani che incontrano altri esseri umani. Figli di Dio. AMEN

+Roberto Carboni,
vescovo di Ales- Terralba

Studenti e lavoratori insieme

Oltre tremila persone, provenienti da tutta la Sardegna, hanno partecipato alla XXXI Marcia della Pace, tenuta ad Ozieri il 16 dicembre scorso. Un appuntamento regionale promosso senza interruzione dalla Diocesi di Ales-Terralba, organizzata dalla Conferenza Episcopale Sarda, dalle Caritas della Sardegna e da “Sardegna Solidale”.
In marcia, tra gli altri, i Vescovi della Sardegna, un centinaio di Associazioni del volontariato, circa 500 migranti, oltre 1600 studenti provenienti da oltre quaranta Istituti superiori della Sardegna, rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e civili, compresi i sindaci del territorio, semplici cittadini.
Alla XXXI Marcia della Pace hanno partecipato come ospiti mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato in Vaticano, Prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Dottor Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, che sono intervenuti dal palco di piazza Garibaldi, a conclusione della Marcia. “Marciare per i Cristiani, pregare per la pace e proclamarsi araldi della pace è una grande responsabilità ed è una risposta alle paure dei nostri giorni” ha sottolineato il Sostituto della Segreteria della Santa Sede mons. Giovanni Angelo Becciu.
Prima della Marcia, durante la mattinata, 2000 studenti, provenienti da quaranta scuole Isolane, hanno affollato il palazzetto dello sport di Ozieri e si sono esibiti con balli, canti e giochi, animando la fase che ha preceduto la manifestazione del pomeriggio.
“Il messaggio è chiaro, ha dichiarato Giampiero Farru, presidente di “Sardegna Solidale”, una scuola che accoglie diventa sempre più aperta e sempre più inclusiva”. La XXXI Marcia della Pace ha assunto, come sempre, il tema voluto dal Papa Francesco per la Marcia del primo gennaio, “Accogliere, Proteggere, Promuovere e Integrare”.
Il lungo corteo è partito dalla Piazza San Leonardo e si è snodato lungo le vie del centro storico di Ozieri, fino alla Piazza Garibaldi, dove si sono alternati gli interventi degli ospiti.
Mons. Angelo Pittau, fondatore della Marcia della Pace nel lontano 30 dicembre 1987 con la Prima Marcia di Sardara Terme, ha messo in evidenza l’importanza di questo appuntamento annuale, che per oltre trent’anni ha manifestato la grande importanza di battersi per la pace dei popoli e per aiutare quanti soffrono, gli emarginati, i poveri e quanti sono esclusi dalla società a causa della loro condizione sociale, politica e religiosa.
“Vogliamo sempre più un mondo di pace, ha sottolineato mons. Corrado Melis, Vescovo di Ozieri, dove ci si accoglie e dove ci si guarda con più benevolenza, forse c’è bisogno di questi sguardi da cogliere, ma c’è ancor più bisogno di sguardi da offrire nella pace”.

Sergio Concas

La nostra Marcia della Pace, un popolo solidale e testardo

Il 16 dicembre ad Ozieri abbiamo celebrato la 31a Marcia della Pace promossa dalla diocesi di Ales Terralba e dalla Caritas diocesana. Ha coinvolto circa 3000 persone comprendendo i 1800 giovani studenti della mattina, gli oltre 500 giovani immigrati che hanno partecipato pensosi alla Marcia, i costruttori di pace convenuti da tutta la Sardegna, in modo particolare dalla nostra diocesi di Ales – Terralba e dalla diocesi di Ozieri.
Mi è stato chiesto, forse per provocazione, quale era l’apporto della nostra Marcia alla costruzione della Pace. La domanda mi ha provocato, mi ha fatto pensare, in certo qual modo mi ha messo in crisi.
L’idea della Marcia nacque in un momento particolare della società italiana e sarda.
La Chiesa cattolica nel 1963 era stata in qualche modo scossa dall’enciclica Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII, era seguito l’appello accorato di Paolo VI al dialogo, dialogo fra credenti, dialogo tra uomini di buona volontà di tutte le razze, cultura, ideologie.
L’allora segretario del Partito Comunista della Sardegna Pier Sandro Scano scrisse al nostro vescovo Mons. Paolo Gibertini invitando la nostra Chiesa di Ales a percorrere la via del dialogo. Mons. Gibertini passò la lettera a me per preparare la risposta, in quanto allora ero direttore diocesano alla Caritas. Risposi con la proposta della Marcia della Pace, condivisa da subito dal Vescovo, da un gruppo di sacerdoti e laici impegnati in politica, nel sindacato e nel volontariato.
Dico oggi quello che pensavo allora: “Voce di uno che grida: nel deserto preparate la via della pace.
È togliere un sasso, forse è solo un tentativo di togliere un sasso, ma bisogna fare questo tentativo. Bisogna costruire la via della pace nel deserto per tornare a Gerusalemme, città della Pace. Il deserto avanza in mezzo a noi, nel deserto lottiamo per costruire la via della pace.
Più di cinquant’anni fa partivo “disarmato” in Vietnam, nel Vietnam in guerra. Una guerra orribile: bambini, donne, uomini uccisi, bombardati, mitragliati, torturati, violentati, bruciati, le montagne violate dal napalm, vetrificate. Come direttore Caritas diocesano e regionale ho vissuto la guerra dell’ex Jugoslavia: Croazia, Serbia. I volontari si univano a me per portare un aiuto nelle città distrutte, agli uomini e donne affamati, ai bambini terrorizzati. La Marcia è togliere un sasso nel deserto per costruire la via della Pace.
Come Caritas diocesana abbiamo realizzato la ONG Piccoli Progetti Possibili: abbiamo operato in Tanzania, in Camerun, in Honduras, in Argentina, in Haiti, in Grecia, in Ciad. Togliere un sasso nel deserto per costruire la via della Pace. C’è il diritto inviolabile di immigrare ma c’è il diritto anch’esso inviolabile di restare nella propria terra. Per questo la nostra azione di cooperazione internazionale, i nostri gemellaggi con il Ciad.
La Marcia, la nostra Marcia non è una passerella per chi cerca di imporsi con la propria sigla, per chi cerca visibilità, per chi cerca di escludere gli altri. Lo ribadisco oggi come ieri: la nostra Marcia è fatta di poveri che camminano nel deserto, sognando Gerusalemme, togliendo una pietra nel deserto, assieme cercando di costruire la via della Pace, camminando assieme, in un grande corteo di poveri verso la pace.
Questa 31a Marcia della Pace tenuta ad Ozieri, che ci ha fatto accogliere l’ansia di Papa Francesco per la sorte di milioni di immigrati e rifugiati di oggi e di domani, ci ha permesso anche di fare memoria del nostro lungo cammino per le vie della pace e della giustizia, del nostro coinvolgimento di uomini e di credenti nella solidarietà e fraternità universale. Noi, piccola e povera Chiesa di Ales – Terralba, che tenta di seguire le vie di Gesù Principe della Pace. Questa è la nostra identità e ne siamo gelosi.

Don Angelo Pittau