La buona politica al servizio della pace

Il saluto del nostro Vescovo ai partecipanti provenienti da tutta l’Isola

Il Papa fa appello a tutti, a non avere paura di impegnarsi nella politica per il servizio al bene comune, ad essere profeti di speranza, promotori di pace sociale e internazionale, testimoni di solidarietà, di verità, nel dialogo fra le generazioni e le culture, nel realizzare il bene comune e il rispetto della dignità delle persone. Noi siamo ancora qui a parlare di pace, a pregare a gridare Pace, quella Pace che Gesù chiede a Dio Padre: che gli uomini siano una sola cosa, uniti. Questa è vera pace. Questa pace richiede cambiamento, conversione dei singoli e dei popoli. Basta con le politiche di sopraffazione, di prestigio, di potenza. Con questa Marcia si vuole lanciare la proposta al mondo politico e cattolico di superare le divisioni, le conflittualità.

Riprendiamo i motivi che ispirarono la Marcia 32 anni fa: una proposta per il dialogo, un seme per seminare concordia e amore e bene comune. La pace è un progetto che chiede impegno per essere realizzato, anche per la nostra chiesa di Ales-Terralba e per chiunque abbia a cuore la persona umana. La pace va costruita nella storia e nella quotidianità della vita, dove la pace si costruisce con il lavoro, con la famiglia, con la solidarietà, con la fiducia nell’uomo, con la fatica e si costruisce, come ci dice oggi Papa Francesco, con la Buona Politica. Facendo nostro questo appello del Papa, lo coniughiamo con la realtà della nostra Sardegna, “La buona politica per la Sardegna: Solidarietà, Lavoro, Bene comune.

Il primo passo è la solidarietà a tutti i livelli (tra famiglie, tra giovani e adulti, tra territori, tra città e borghi) che valorizza i rapporti sociali e si traduce in impegno personale e collettivo per il bene di tutti. Il secondo è operare per assicurare il lavoro, il primo diritto per ciascuno, che ci porta a un nuovo sviluppo della promozione umana, che ci restituisce la nostra dignità. Infine, impegniamoci, iniziando da coloro che fanno politica, per il bene comune, frutto anch’esso della solidarietà e del lavoro. La Pace dice il Papa “è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza”.

Vorrei chiudere questo saluto ispirandomi alla preghiera attribuita a san Francesco d’Assisi:
Signore, facci tutti strumenti della Tua Pace.
Una pace che nasce nel cuore e si diffonde nelle parole e nelle azioni di tutti i giorni.
Dov’è l’odio che noi portiamo amore.
Che l’odio, la divisione, non prendano radici nel nostro cuore,
ma piuttosto siamo pervasi dal desiderio di essere uomini e donne accoglienti.
Dov’è discordia che noi sappiamo portare perdono e unità.
Dov’è disperazione, talvolta così radica e diffusa nella nostra terra, che sappiamo portare speranza.
Che il nostro impegno sia più nel dare che nel ricevere.
Nel perdonare che essere perdonati.
O Maestro della Pace, guidati da Te, spingici tu.
Per le strade di questo nostro mondo per annunciare e Portare la Tua Pace.
Amen Così sia.