Aprire e lavorare nel cantiere della Pace

Villacidro.  Quasi tre mila persone alla manifestazione organizzata dalla Caritas Diocesana e Regionale e da Sardegna Solidale

Un lungo e colorato corteo ha attraversato il 28 dicembre le strade di Villacidro. Più di tremila persone hanno partecipato alla XXXII Marcia della Pace per dire no alle guerre ancora in atto in tutto il mondo e per una presa di posizione contro la fabbrica presente in Sardegna a Domusnovas che vende armi in Medio Oriente. Evento di fine anno promosso dalla Diocesi di Ales-Terralba, dalla delegazione regionale della Caritas, dal Centro Servizio per il Volontariato “Sardegna Solidale” e quest’anno dal Comune di Villacidro. Si sono riuniti sotto un grande arcobaleno della pace migranti, bambini, genitori, giovani, anziani, mondo laico ed ecclesiale, associazioni di volontariato, sportive, quelle impegnate accanto alle persone con disabilità, precari che portano avanti la loro battaglia per il lavoro, sindacati, rappresentanti della politica locale e regionale, arrivati dai comuni limitrofi e da tutta la Sardegna.

Ad aprire la Marcia, nel pomeriggio, la preghiera introduttiva affidata al vescovo di Ales – Terralba padre Roberto Carboni. A seguire, la riflessione di don Angelo Pittau che ha sottolineato la scelta simbolica del luogo di apertura della marcia, il quartiere popolare intorno a piazza Italia (dietro la Assl), in un’ottica inclusiva, di attenzione ai più deboli ed emarginati. All’arrivo in piazza Madonna del Rosario è intervenuto per primo mons. Arrigo Miglio, presidente della Conferenza episcopale sarda (CES) e arcivescovo di Cagliari, che ha invitato a lavorare per “il cantiere della pace”, seguendo l’invito di Gesù ad essere “costruttori di pace”.  Sullo sfondo il messaggio dei Vescovi sardi, con l’appello per la riconversione delle “industrie della morte”.

Messaggio richiamato da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della CES per il servizio della carità, che ha anche ricordato come l’impegno per costruire la pace non deve essere delegato alla politica ma deve interessare tutti i cittadini, in ogni ambito della vita. Tra gli interventi, anche quello del delegato regionale Caritas Raffaele Callia che ha sottolineato il valore della “riconciliazione”, a iniziare dai propri contesti familiari, per mettere in pratica i segni di pace, con il coraggio di andare avanti e perdonare.

Il lungo corteo della pace è un segno di speranza come ha ricordato anche don Angelo Pittau, direttore della Caritas della diocesi di Ales-Terralba, che si è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, a quei giovani – presenti numerosi anche alla Marcia – che possono impegnarsi in una nuova politica del bene comune. “La Sardegna ha bisogno della buona politica – rimarca – per ravvivare la speranza per il suo popolo. Abbiamo tante guerre di cui non si parla a sufficienza, stiamo scivolando nella miseria. Si è creato un “deserto” umano intorno a noi. Non ci dobbiamo far rubare la speranza di pace”.

Al centro degli interventi il tema di quest’edizione della Marcia attenta al bene comune, come richiamato da Marta Cabriolu, sindaca di Villacidro: “Noi amministratori siamo chiamati a fare buona politica, cioè fare ciò che è giusto, ma che, talvolta, potrebbe non essere in linea con le aspettative popolari”. Giampiero Farru, presidente del CSV Sardegna Solidale ha richiamato l’importanza della giornata ma anche le criticità che interessano oggi il mondo del volontariato, di fronte a una politica “di potere”, che, spesso, privilegia gli interessi settoriali, anziché perseguire il bene comune. “Criticità – spiega Farru – di fronte a cui dobbiamo andare avanti ancora più forti, come ci ha chiesto Papa Francesco durante l’incontro in Vaticano, in occasione dei venti anni della nostra associazione. La Marcia per noi conclude il viaggio “Libera idee” in Sardegna, finalizzato a conoscere, allargare la rete, rinnovare l’impegno civile contro le mafie e la corruzione”.

Nella parte finale della serata la parola al testimone della Marcia, don Luigi Ciotti, fondatore del “Gruppo Abele” e presidente dell’associazione “Libera” per la lotta alle mafie. È lui a tenere il pubblico letteralmente immobile, attento per quasi mezz’ora al suo discorso sulla pace, sull’impegno sociale di tutti, sulla lotta alle ingiustizie e sul risveglio delle coscienze. Uomo amato da tutti per il suo coraggio e il suo seminare giustizia e libertà, ha conquistato la folla che lo ha sommerso di applausi, decretando il successo della Marcia, dando nuovi significati al camminare assieme.