All’origine della scelta della Chiesa di fissare la nascita Gesù il 25 dicembre

Un bel segno per iniziare il cammino dell’Avvento è il piccolo lucernaio con cui si accende la prima delle quattro candele allestite nelle nostre parrocchie. Questo segno, al di là dei gusti, ci aiuta a vivere bene il cammino verso il Natale: la luce è necessaria per arrivare alla meta, per discernere, perché come ci ricorda la Scrittura, «Lampada ai miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). La ricca simbologia della luce si estende per anticipazione alle formule di orazione (colletta, orazione sulle offerte, prefazi) del tempo di Avvento e da essa si propaga per diffusione nelle formule del tempo di Natale. Proprio leggendo i testi con cui l’Assemblea radunata prega è possibile capire qualcosa in più della luce di cui stiamo parlando, per poi andare alle radici della festa del Natale e lì fare esperienza della vera Luce.

Possiamo prendere come esempio la quinta delle antifone “O” delle ferie maggiori del Tempo d’Avvento, che la Chiesa canta come antifona vespertina al Magnificat (generalmente durante la Novena di Natale) e come versetto alleluiatico. Ne riportiamo il testo: «O Astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra della morte». In essa sono racchiusi, come in uno scrigno, diversi elementi che parlano di luce: astro sorgente, splendore di luce, sole di giustizia. Questi sono nomi che appartengono al simbolismo della luce e che ben si applicano a Cristo. Lui è il sole che viene a visitarci da oriente e rigenera, con la sua luce, coloro che stanno nelle tenebre del peccato e della morte (cfr. Lc 1,78-79).

Non a caso questa antifona è cantata il 21 dicembre, data del solstizio d’inverno, giorno in cui il sole raggiunge nel suo moto apparente lungo l’eclittica il punto di declinazione minima e le ore di buio prevalgono sulla luce. Dal 21 dicembre al giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno, assistiamo alla crescita di ore di luce rispetto alla notte, per poi riprendere inesorabilmente il loro declino verso il buio dell’inverno. È interessante notare come queste due date astronomiche siano vicine rispettivamente alla natività del Signore, la prima, e di San Giovanni Battista, la seconda. Il Precursore riconosce il Signore nel grembo di Elisabetta e prepara la via al Messia e mentre questo cresce, come la luce dal giorno della sua nascita, così l’altro deve diminuire per lasciar spazio al primo (cfr. Gv 3,30).

L’incarnazione di Cristo è una rivoluzione dell’intero universo. Infatti, come ben sintetizza il liturgista Bergamini, «Il mondo, che ha cominciato ad esistere con il “sia la luce” della Genesi, è come rifatto da questa seconda nascita della luce, rappresentata dal risalire del sole sull’orizzonte, che inizia appunto a Natale. Il cosmo intero, e non solo l’umanità, è toccato dal mistero dell’Incarnazione ». Questo parallelismo tra elementi naturali e Cristo ci introduce nella celebrazione del Natale come trionfo della vera luce del mondo. L’affermazione della festa cristiana però non è stata così immediata. È il Cronografodel 354 il primo testimonio della celebrazione del Natale a Roma, che riporta per il giorno 25 dicembre nel calendario civile la festa del Natalis Invicti e, negli anniversari religiosi la nascita di Cristo.

Ci si può chiedere perché sia stata scelta la data del 25 dicembre per celebrare il Natale. Sarebbero tre i fattori cui prestare attenzione: il sistema di calcoli fatti per stabilire la data storica della nascita di Gesù; la volontà di affermare, anche con una festività liturgica, l’incarnazione del Verbo, vero Dio e vero uomo, contro alcune eresie che andavano sorgendo nel IV secolo; ed infine la volontà da parte dei cristiani di sostituire alla festa pagana del “Natalis (Solis) Invicti”, stabilita nel 274 dall’imperatore Aureliano nel solstizio di inverno, il Natale di Cristo, il vero “sole di giustizia” (Ml 3,20), “un sole che sorge dall’alto per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,78-79).

Interessante notare come la festività pagana del Dies Natalis Solis Invicti veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno comincia ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la rinascita del sole, del sole non-vinto. I romani vedevano in questa festività solare una speranza di eternità che inesorabilmente deludeva, giacché le tenebre tornavano a regnare. Con la definitiva sostituzione della festa cristiana, si afferma il vero sole non-vinto dalla morte: Cristo, stella del mattino che, come canta l’inno pasquale dell’Exultet, non conosce tramonto.

Come vedremo nel prossimo numero, tantissime orazioni del tempo di Natale abbondano del tema della luce. Un buon modo per prepararci al Natale, potrebbe essere quello di prendere in mano il Messale Romano nelle nostre comunità parrocchiali e meditare sui testi di preghiera, magari iniziando proprio dall’orazione della Messa della notte: «O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria ne cielo» (MRI, p. 38). In un tempo storico dove si rischia di confondere il Natale con le luminarie delle strade siamo chiamati a tornare all’essenziale, dunque buon luminoso cammino incontro alla vera Luce!