L’esperienza di fede non sia staccata dai contenuti

Diocesi. Catechesi per l’Iniziazione Cristiana

Sono iniziate con molto garbo e intensità le mattinate di aggiornamento per il presbiterio diocesano, pensate dal Vescovo per offrire ai sacerdoti spunti di riflessione e anche qualche indicazione pratica di rinnovamento e di azione. Mons. Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Roma, ha presentato alcune linee di fondo molto chiare: la situazione sociale, e quindi anche ecclesiale, specialmente in riferimento alla catechesi, è mutata. Ma noi spesso continuiamo a battere sugli stessi tasti e facciamo fatica a uscire dal pantano.
Una catechesi rinnovata dovrebbe (ri)partire dall’Annuncio come luogo teologico, come necessità di cui tutti, bambini, ragazzi e adulti hanno bisogno. Perché solo in un senso globale della vita, come quello che la fede offre, è possibile incastonare il senso dei fatti e degli eventi della quotidianità, quelli felici e quelli duri. Così la catechesi dovrebbe puntare a sviluppare un’esperienza di fede, non staccata dai contenuti, ma armonizzata con essi, sullo stile dell’evangelizzazione che incontriamo nei Vangeli, nell’agire e nel parlare di Gesù. Altro limite molto evidente nell’impostazione attuale della catechesi è l’infantilismo, che non prende in considerazione l’età adulta dei credenti, e relativizza anche le grandi domande dei bambini. Così, con grande tatto e competenza, don Andrea ci ha parlato di alcune esperienze avviate a Roma, che non vogliono essere dei paradigmi da riportare tali e quali nelle nostre parrocchie, ma degli input: una catechesi che inizia col Battesimo e che non si interrompe mai, che è fatta di Mistagogia, cioè di un percorso lungo e non immediatamente verificabile, che ha come fonte e culmine l’eucaristia domenicale, gioiosa e solenne, che non indulge in estetismi o mode, ma diventa vera “esperienza” di Dio.
E ancora ha sottolineato l’aspetto sociale dell’annunzio del Vangelo, in modo particolare nell’espressione ecclesiale della sollecitudine verso gli ultimi, e quindi nella carità. La sensazione in tanti è stata che certamente qualcosa è da cambiare, nell’impostazione, nei contenuti, ma che ci sia bisogno di un nuovo slancio progettuale, dell’Ufficio Catechistico, ma certamente condiviso con il presbiterio diocesano e con laici e religiosi competenti.

Don Marco Statzu