La Pasqua della settimana non è il week end

Riscoprire il valore della Domenica, fondamento e nucleo di tutto l’Anno Liturgico

Il primordiale annuncio cristiano è costituito dalla proclamazione di Cristo risorto dai morti e vivente in mezzo al suo popolo: questo fonda il nucleo della fede. Lo abbiamo sentito proclamare il giorno dell’Epifania: “Centro di tutto l’Anno Liturgico è il triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto che culminerà nella domenica di Pasqua”. L’evento pasquale è il perno, per così dire, di tutto l’Anno Liturgico attorno al quale ruota il ritmo delle feste e delle altre ricorrenze. Ecco perché l’annuncio pasquale, dato nel giorno dell’Epifania, aggiunge che “dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi”. Essa è la sorgente in cui trova significato la celebrazione dei giorni festivi, prima fra tutte la domenica, che ricorda la risurrezione di Cristo. “In ogni domenica, Pasqua della settimana, – prosegue il canto già citato – la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte”.

I cristiani fin da subito hanno spostato la santificazione del giorno festivo dal sabato ebraico alla domenica che, da “primo giorno della settimana” passa ad essere “Il primo giorno dopo il sabato”, con profondo significato di rinascita. Infatti nel primo giorno, quello domenicale, Dio dà inizio alla Creazione per poi riposarsi nel settimo, ovvero il sabato. Gli evangelisti insistono ad utilizzare l’espressione “Primo Giorno dopo il sabato”, come a indicare una “nuova creazione” mediante il Signore Risorto. Da qui nasce l’espressione tipicamente cristiana, inesistente nel computo settimanale, “ottavo giorno”. Esso indica, oltre alla nuova vita in Cristo, anche l’apertura alla dimensione futura: “La Domenica senza tramonto”, come è detto nel Prefazio X delle domeniche del Tempo Ordinario.

Anche un Inno Pasquale testimonia questa nuova realtà: “O giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido, del trionfo di Cristo”. Non ci soffermiamo sui significati teologici e spirituali circa la Pasqua e la Domenica, ma analizziamo alcuni aspetti di prassi. Anzitutto essa è detta “Pasqua della settimana” non solo perché ricorda il giorno della Risurrezione e in essa affonda il suo significato, ma anche perché scandisce la vita settimanale attorno a questo mistero. Per di più il “giorno primo e ultimo” ci fa intuire che qui tutto ha inizio, poiché si attinge alla linfa del Risorto, e qui tutto confluisce in una dimensione di pienezza. La Domenica determina, o almeno dovrebbe, l’orientamento di tutta la vita settimanale. Come la Pasqua funge da perno attorno al quale ruota e si sviluppa la vita dell’intero anno, così la Domenica, “Pasqua settimanale”, è l’asse attorno a cui si realizza e cresce la vita quotidiana.

Questo si concretizza particolarmente nella santificazione del giorno festivo, prescritto nel Terzo Comandamento, come anche nel riposo settimanale. L’Eucaristia domenicale esprime appieno tale realtà vitale. Il Concilio Vaticano II definisce, infatti, la liturgia “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia” (SC10). Come non può esistere Domenica senza Eucaristia, così non può esserci cristiano che non viva la Domenica nell’Eucaristia, ovvero nella Messa, partecipata e vissuta. Tale dimensione pratica non è semplicemente l’assolvimento di un precetto, ma la gratitudine resa a Dio per la Salvezza operata per noi (Eucaristia=rendimento di grazie).

Un ulteriore aspetto, spesso trascurato nelle catechesi e nella predicazione, è quello del “riposo settimanale”. Infatti si è gradualmente perso tale significato che non equivale all’ozio e neanche allo svago. Lo evidenzia anche Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica Dies Domini quando asserisce che “Si è affermata largamente la pratica del «week-end», inteso come tempo settimanale di sollievo, da trascorrere magari lontano dalla dimora abituale, e spesso caratterizzato dalla partecipazione ad attività culturali, politiche, sportive, il cui svolgimento coincide in genere proprio coi giorni festivi. Si tratta di un fenomeno sociale e culturale che non manca certo di elementi positivi nella misura in cui può contribuire, nel rispetto di valori autentici, allo sviluppo umano e al progresso della vita sociale nel suo insieme. Esso risponde non solo alla necessità del riposo, ma anche all’esigenza di «far festa» che è insita nell’essere umano” (n.4).

Purtroppo quello che doveva essere il “primo giorno” oppure il “giorno primo ed ultimo” è finito per essere, almeno nel linguaggio, il “fine settimana (week end) con tutte le conseguenze che ne derivano. Conclude Papa Wojtyła: “Quando la domenica perde il significato originario e si riduce a puro «fine settimana», può capitare che l’uomo rimanga chiuso in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il «cielo». Allora, per quanto vestito a festa, diventa intimamente incapace di «far festa»”.

Afferma il Concilio, nel documento già citato, che la Domenica è “la festa primordiale che dev’essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro. Non le vengano anteposte altre celebrazioni, a meno che siano di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico” (SC7). A noi spetta di viverla, celebrarla, gustarla e goderne i frutti perché, come afferma San Girolamo: «La domenica è il giorno della Risurrezione, è il giorno dei cristiani, è il nostro giorno».