Che cosa ci ha portato Gesù nel Natale? Se stesso!

Messaggio augurale del vescovo Roberto Carboni alla comunità diocesana, al termine della prima tappa della Visita Pastorale alle parrocchie

Il 16 dicembre scorso si è conclusa la prima intensa tappa della Visita pastorale alla Diocesi. Ho avuto la gioia di visitare le comunità cristiane di Arbus, Guspini, Sa Zeppara, Montevecchio e S. Antonio di Santadi. Gli incontri sono stati tanti, come i momenti di preghiera, le visite ai malati e agli anziani, l’incontro con i giovani e i ragazzi. Mi ha colpito l’incontro con i bambini delle scuole elementari. La loro curiosità sul vescovo e sul suo ministero non finiva mai. Fra tutte, ricordo in particolare una domanda: “perché Dio ha creato il mondo e l’uomo”. Ho rigirato questa domanda agli stessi bambini, e uno di loro, con quella semplicità ma anche profondità che può venire solo da un’anima limpida, ha risposta”. Perché non voleva rimanere solo”. Una risposta folgorante e piena di verità.

Dio infatti, che è in sé stessa comunità di persone (la Ss. Trinità), crea l’uomo non per necessità ma perché vuole amare e manifestare la sua natura che è amore, e per lo stesso motivo invia il Suo Figlio: per ristabilire quella amicizia, quel dialogo, quella comunicazione e “familiarità” che il peccato dell’uomo aveva offuscato e quasi spezzato. Il grande Ireneo di Lione, con una frase lapidaria ci apre al significato profondo dell’incarnazione quando dice: Cristo, nella sua venuta, ha portato con sé tutta la novità! (Adversus haereses, IV, c. 34, n.1). Ireneo ci invita a vedere nell’Incarnazione del Figlio di Dio la sorgente del dono che Dio fa di sè e che poi si approfondirà attraverso la sua vita in mezzo a noi, la sua morte e resurrezione.

L’abitudine a riempire le feste del Natale con regali di ogni tipo, sempre più sofisticati, cari e inutili, ci fa dimenticare che il vero regalo che abbiamo ricevuto è quel Bambino: Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Isaia 9,5). Ho avvicinato tante persone durante la visita pastorale. Talvolta ne ho avvertito la tristezza per aver smarrito il senso vero della speranza che il Bambino di Betlemme ci ha portato. L’affanno per accumulare cose e parole manifesta la fatica a trovare l’unica Parola e l’Unica presenza che riempie la vita.

Mi è rimasto nel cuore l’incontro con i giovani e i ragazzi. Le loro domande profonde e provocatorie chiedono una risposta non solo a parole, ma piuttosto con un cambio di atteggiamento, con un ascolto più attento della loro presenza e dei loro sogni. Essi reclamano maggiore credibilità, accoglienza, coinvolgimento. Mettiamoci anche noi, insieme a loro, nell’ascolto di ciò che accadde a Betlemme, quando Dio si fece vicino, piccolo, donando e chiedendo accoglienza. Non tutto nella visita pastorale è stato festa e gioia. Spesso mi è venuta incontro la sofferenza di tanti malati, la fatica e il dramma dei loro familiari nel convivere quotidianamente con il dolore. Solitudine e insieme condivisione nella povertà. Come non ritrovare in questo i tratti caratteristici della natività di Gesù dove insieme alla povertà e alla penuria coesiste l’amore, l’accoglienza?

Cari fratelli e sorelle, l’Augurio migliore che possiamo farci è ritornare all’essenza del Natale, che è la nascita di Gesù, il dono che Dio fa di sé stesso nel Suo Figlio dato per noi. Nel contemplare la povertà dell’Incarnazione riconosciamo anche tutte quelle povertà che sono attorno a noi e chiedono risposta: dai malati agli anziani, dai giovani che non trovano lavoro, ai migranti sempre più emarginati e scacciati, dal sopruso dei prepotenti al silenzio dei giusti, dalla violenza sulle donne e sui bambini al traffico d’armi. Sarebbe lungo l’elenco delle nostre povertà tanto da essere toccati dallo scoraggiamento. Chiediamo al Signore di accendere in noi la Luce della Speranza per diffonderne a nostra volta qualche scintilla. Buon Natale del Signore!

+ Roberto, vescovo