Cattedrale, festa di famiglia

Ales.  Stralci dell’omelia per il 330° anniversario della solenne Consacrazione della Cattedrale e della dedicazione ai santi Pietro e Paolo, il 9 maggio del 1688

Siamo qui stasera per fare memoria e celebrare solennemente il 330mo anniversario della dedicazione della Cattedrale (consacrata dal Vescovo Diego Cugia il 9 maggio del 1688). In questi secoli, dopo la consacrazione, in questa chiesa cattedrale molti vescovi hanno celebrato l’Eucaristia, annunciato il vangelo, insegnato la fede.

Non è possibile ricordare in questa occasione tutti coloro (sono 18 vescovi) che, dalla dedicazione ad oggi, si sono succeduti, ma voglio almeno fare memoria degli ultimi: mons. Antonio Tedde, la cui opera infaticabile a favore dei poveri ha segnato profondamente la nostra chiesa Diocesana. Le sue spoglie riposano qui nella cattedrale. Ricordiamo poi con affetto mons. Gibertini, che attualmente risiede a Parma ed ha compiuto da pochi giorni 96 anni, mons. Orrù, attualmente a Cagliari, anche lui ha celebrato a fine aprile i suoi 90 anni. Infine, mons. Dettori, mio immediato predecessore, con il quale ho molteplici occasioni di incontro e che ogni tanto ci onora con la sua visita. Tutti questi confratelli vescovi si sono adoperati perché questa cattedrale avesse lo splendore e la bellezza che oggi noi possiamo ammirare.

Dunque, una celebrazione dove si unisce la memoria, ma non solo di un edificio per quanto bello, quanto piuttosto o insieme all’edificio, la memoria della storia di fede che ha accompagnato questi secoli e che in questo edificio ha trovato il luogo di rendersi spesso visibile, canto di lode e ringraziamento a Dio, invocazione e preghiera di pentimento. Celebriamo la dedicazione della Chiesa Cattedrale. Quel giorno speciale in cui è stato consacrato l’altare, unti i muri. La vera festa però non è per le mura, certamente belle di questa Cattedrale. La vera festa, attraverso l’edificio, è per la Chiesa che siamo noi, il popolo di Dio. Nella festa di oggi riconosciamo che noi siamo il popolo amato dal Signore, a lui consacrato, da lui benedetto e salvato.

Facciamo festa per la dedicazione della Chiesa, ma non rimaniamo chiusi tra queste mura; siamo invitati ad uscire, a diventare, usando una espressione ormai divenuta comune, “Chiesa in uscita”, a rendere presente ciò che qui viene annunciato e celebrato nella vita del mondo, tra le nostre case, nella nostra vita.

La Chiesa ci ricorda che noi facciamo qui comunità,ma da qui scaturisce poi l’invito ad uscire: si tratta di un mandato, di un invio missionario e diventare Chiesa missionaria, aperta, presente nel mondo. Nella memoria della dedicazione della Chiesa Cattedrale, concentriamo la nostra attenzione nella Chiesa dove è collocata la Cattedra del Vescovo. Cosa annuncia in particolare questo riferimento? La Cattedra ci ricorda anzitutto la presenza di Gesù Buon Pastore in mezzo al suo popolo; il Pastore di cui il vescovo è segno; è la presenza e la cura in mezzo a al suo popolo del Signore Gesù, il Risorto, il Vivente. Si fa festa oggi riconoscendo che il Signore è in mezzo a noi ed è colui che ci guida, ci accompagna.

La Cattedra è poi il luogo dell’insegnamento. Essa rimanda all’annuncio e alla spiegazione della Parola di Dio e alla luce di questo alla Parola della Chiesa il magistero. Si celebra e si festeggia la Chiesa che ci parla, riproponendo la Parola di Dio. Ma è una parola ed un insegnamento che nascono dall’ascolto.

Celebrando la dedicazione della nostra bella Cattedrale noi celebriamo la festa della bellezza della Chiesa che siamo noi. Questa è la vocazione della comunità cristiana di Ales: non solo offrire bei luoghi da visitare, carichi di storia, ma testimoniare con la bellezza della propria vita cristiana la fede. Il luogo migliore da mostrare a chi cerca bellezza nella fede, è la nostra stessa vita.

L’omelia intera su Nuovo Cammino n. 9.

+p. Roberto Carboni