Collinas. A quasi un anno dall’inizio della vertenza latte, piccoli aumenti non sono la soluzione radicale del problema. Il punto di vista del giovane allevatore Fabrizio Garau

La storia

La vertenza latte ha creato agli inizi dell’anno esasperazione con conseguenti vibranti e spesso plateali azioni di protesta degli allevatori sardi a causa dei prezzi del latte relativamente bassi. Finora non sono state conseguite le soluzioni auspicate e promesse. Il prezzo del latte si attestava allora a 0,60 centesimi per litro. Un prezzo che a detta degli allevatori rischiava di mettere in ginocchio l’intero comparto agro-pastorale già in sofferenza per una molteplicità di fattori. Nell’isola il comparto ovicaprino annoverava, secondo i dati del 2016, 3 milioni di capi di bestiame, corrispondente a circa il 45% di quello nazionale con più di 12 mila aziende e una produzione di 3 milioni di quintali di latte.

Sono numeri significativi per l’economia isolana che sfrutta non solo i terreni in pianura ma soprattutto quelli collinari e montani ed occupa un consistente numero di operatori compresi molti giovani. Un prezzo troppo basso del prodotto latte rischia di mettere in ginocchio l’intera economia isolana. L’allevatore infatti deve fare i conti anche con i cambiamenti climatici, le annate siccitose, la concorrenza dei prodotti caseari di importazione ove la manodopera è a più basso costo senza tener conto dei cospicui investimenti e di un costante lavoro che lo impegna dalla mattina alla sera. Negli incontri che seguirono alla protesta, il ministero promise di trattare con gli industriali caseari fino al conseguimento di un euro per litro di latte. Tale prezzo sarebbe stato conseguito solo nel caso di incremento del prezzo del pecorino.

Aumento che pare non si sia verificato per cui il conguaglio promesso a novembre non verrà erogato. Si è trattato del problema nel tavolo di confronto tenuto a Roma il 28 novembre. Qui nel tavolo di programmazione è emersa la disponibilità della grande distribuzione e del Banco di Sardegna di sostenere i pastori come ha sottolineato il ministro Bellanova. È in tal modo risolto il problema? No di certo. Gli allevatori piccoli e grandi non possono vivere di promesse ma di fatti concreti. Il prezzo del latte ad un euro al litro sarebbe un fatto concreto e determinante. Abbiamo sentito Fabrizio Garau, giovane allevatore locale per sentire il suo punto di vista in merito alla situazione di questo territorio.

La solitudine del pastore

Tu governi interamente da solo un gregge di 120 capi ovini. Quale è il tuo impegno, gli orari di lavoro, la fatica ed i sacrifici quotidiani per tirare avanti e mantenere una bella famiglia di tre figli?
Il lavoro assorbe tutto il mio tempo che devo sottrarre anche alla famiglia. Sono costretto ad un impegno che mi tiene occupato dalla mattina alla sera. Con le belle giornate seguo le pecore al pascolo brado, nelle giornate piovose il bestiame deve rimanere nella stalla con conseguenti maggiori spese per l’alimentazione. La mungitura viene effettuata in modo meccanico che devo alimentare con un gruppo elettrogeno non essendo ancora arrivata l’energia elettrica già richiesta da tempo. Con il gruppo elettrogeno provvedo a tutta l’energia elettrica necessaria: illuminazione, mungitrice, serbatoiorefrigeratore per la conservazione del latte da conferire. Ma nell’arco dell’anno devo effettuare l’aratura dei terreni, la semina, la raccolta e lo stoccaggio delle scorte invernali, la disinfestazione completa dei locali due volte l’anno la pulizia e la manutenzione della stalla. Tutto deve essere a norma. A questo si aggiunge il benessere animale, la separazione per gruppi delle pecore adulte dalle pecore da figliare e dagli agnelli e agnelle che vanno allevate. Gli investimenti per i mezzi non sono di lieve entità né le riparazioni degli stessi che a causa dei terreni sassosi ed accidentati sono soggetti ad usura e a continue riparazioni.

Dopo l’esasperazione e le proteste degli allevatori dei mesi scorsi quale è la situazione attuale? Il latte ha una remunerazione più adeguata o siamo rimasti alle promesse non mantenute come ha ribadito anche l’attuale ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova nella recente in visita in Sardegna?
Il latte è lievitato di appena 0,14 centesimi al litro, ma è del tutto insoddisfacente soprattutto se riferito agli investimenti e alle spese generali che un giovane allevatore deve sostenere. La situazione non è migliorata per niente rispetto agli inizi dell’anno, anzi è peggiorata. Alcuni industriali caseari stanno provvedendo ad accaparrarsi le produzioni effettuando fin d’ora contratti con gli allevatori a 0,75 centesimi il litro. Il conseguimento di un euro al litro è rimasto solo una promessa non mantenuta, un sogno non realizzato e noi non possiamo vivere solo di promesse.

Gli allevatori locali come devono destreggiarsi per far sì che l’azienda possa galleggiare ed il duro e costante lavoro venga in qualche modo riconosciuto e ricompensato?
Le ore di lavoro non vengono mai adeguatamente ricompensate. Si tira avanti rinunciando ai collaboratori che non ci possiamo permettere, lavorando giorno e notte. Tra i pochi allevatori ci si scambia saltuariamente qualche aiuto reciproco. Ma dobbiamo contare esclusivamente sull’impegno e la costanza personale. Dobbiamo fare tutto da soli: pascolo, mungitura, tosatura, manutenzione, aratura, semina, fienagione e stoccaggio scorte. Tutte queste azioni sono finalizzate ad un aumento della produzione del latte del gregge, ma se il latte non viene pagato, mi sembra sia un lavoro vano che comporta solo spese.

Cosa dovrebbe fare la politica e l’industria casearia per venire incontro agli allevatori?
Avere un occhio di riguardo, imporsi per aumentare il prezzo del latte perché il formaggio ha un prezzo relativamente alto rispetto al latte. Gli industriali caseari dovrebbero perciò accontentarsi di un minor margine di guadagno a favore degli allevatori e i politici dovrebbero puntare e battersi per questo. Dopo il fallimento generale di tutti i poli industriali sardi che hanno disperso notevolissime risorse, l’unica nostra risorsa insieme al turismo è rappresentata dal comparto agro-pastorale. Se non lo ha fatto prima, la politica dovrebbe investire soprattutto su questa risorsa.

Si può alimentare la speranza di un futuro migliore per la tua azienda e per l’intero comparto con il superamento delle attuali sofferenze?
Stando così le cose c’è da stare poco allegri. Abbiamo bisogno di maggiori risorse che ci vengono esclusivamente dal prodotto latte. Ma bisogna dare maggior valore a tutti i nostri prodotti: latte, carni, formaggi e lana. La carne ad esempio è sottopagata. Un agnello di 10 Kg. viene pagato solo 25 €. La cooperativa a cui conferiamo il latte chiude i conti nel mese di aprile p.v. ed è in quel momento che verrà erogato il saldo. È solo dal mese di aprile 2019 che riceviamo 0,75 centesimi per ogni litro di latte, un lievissimo aumento che non ci fa ben sperare per il futuro. Non è facile continuare questa attività per un giovane che ha moglie e tre figli piccoli.