Un tesoro chiamato territorio

Dopo lunga preparazione e discussione arriva in Consiglio regionale la proposta, presentata dalla Giunta, di una nuova Legge Urbanistica

Dopo una lunga attesa e alcuni timidi tentativi fatti nelle precedenti legislature, la Regione Sardegna si appresta ad approvare una nuova legge per il Governo del territorio. La proposta della Giunta punta a colmare un vuoto legislativo creatosi nell’arco di quasi 30 anni dall’approvazione dell’ultima Legge Urbanistica, la n. 45 del 1989. Durante questo lungo periodo il mondo è decisamente cambiato; sono sopraggiunte nuove leggi nazionali, nuove aspettative e necessità si sono palesate nei nostri territori. È quindi tempo per un nuovo apparato normativo regionale.

Il nuovo DDL proposto dalla Giunta, attualmente in discussione nella competente Commissione consiliare, si pone un obbiettivo ambizioso ma deve comunque confrontarsi con una serie di inquadramenti sovraordinati, in particolare in materia ambientale e paesaggistica. L’apparato normativo conta oltre 100 articoli: può sembrare eccessivamente esteso e dettagliato e non mancano proposte più sintetiche e solo apparentemente semplificative. In realtà, il disegno di legge si fa carico di accorpare, chiarire, abrogare più di 300 norme in materia urbanistica, stratificate nei decenni, spesso in maniera ambigua e contraddittoria.

Il DDL trae spunto dalla centralità dei valori dell’ambiente e del paesaggio, contemperati dal principio contenuto all’interno del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che recita: “Nel rispetto delle esigenze della tutela, i detti indirizzi e criteri considerano anche finalità di sviluppo territoriale sostenibile”. L’aggettivo ‘sostenibile’, oggi, si carica delle più varie e discordanti connotazioni. Per alcuni la sostenibilità si manifesta nel mantenere intatto lo status quo, considerato nell’insieme un sistema incapace di sopportare altri interventi in termini di nuova edificazione, e sul quale intervenire solo per opere di bonifica o di riqualificazione.

Noi riteniamo, invece, che lo stato delle infrastrutture materiali in molti settori sia ormai obsoleto e deficitario, dunque si avverte la necessità di completamento delle strutture ricettive obsolete e inadeguate alla domanda attuale, ma anche di interventi nel settore agricolo ancora lontano dal proprio potenziale produttivo, la riqualificazione e il completamento di comparti urbani degradati per superare il paradosso del sussistere di un deficit residenziale a fronte di grandi quantità di volumi inutilizzati. Nel DDL ci sono almeno quattro punti fondamentali, funzionali all’attuazione di questo enunciato, finora disatteso anche per la complessità delle procedure e l’inadeguato ascolto delle comunità.

Nella consapevolezza che molti Comuni hanno già adeguato il PUC al PPR e che altri hanno in corso la predisposizione dell’adeguamento, il DDL governa questa fase consentendo ai primi di mantenere in vigenza lo strumento già adeguato o, facoltativamente, di introdurre in tutto o in parte le innovazioni previste dalle nuove norme, senza dover ripercorrere tutte le fasi del procedimento. Il nostro obiettivo è quello di ridurre i tempi di adeguamento a soli due anni, affiancando gli uffici tecnici dei Comuni con i nostri esperti.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 13.

Cristiano Erriu
Assessore regionale dell’Urbanistica