Turismo in Marmilla e in Medio Campidano

L’Assesore Barbara Argiolas: “La nuova legge sul turismo ha istituito con la Rete dei borghi caratteristici della Sardegna un segnale forte al quale bisogna dare corpo e strutturazione”

Il turismo è il futuro della Sardegna e anche della Marmilla e del Medio Campidano. Non da solo, ovviamente, ma unitamente a un’industria ecocompatibile, possibilmente agroindustria. L’attività turistica deve diventare, anche all’ombra di Monte Arci e di Monte Linas, un volano capace di generare ricchezza e lavoro, conquistando gli spazi economici e occupazionali persi a seguito del progressivo ed inesorabile abbandono industriale registrato nell’isola negli ultimi decenni. Un impegno particolarmente urgente per il nostro territorio che ha visto progressivamente spegnersi le ciminiere e chiudere le miniere senza aver nessuna alternativa di sviluppo valida e utile a tenere soprattutto i giovani ancorati al paese d’origine.

Il turismo è un comparto che in Italia dà lavoro a più di 2,6 milioni di persone, di cui 1.354.256 occupati diretti, così suddivisi: 198.813 nel settore alberghiero, 58.618 in quello extralberghiero; 1.051.133 nella ristorazione, 45.692 occupati in agenzie di viaggi e tour operator. In Sardegna ormai garantisce annualmente quasi 50 mila addetti e, soprattutto, ricerca giovani. Nel 2015 il 57% delle assunzioni si riferiva a giovani con meno di 35 anni e con un titolo di studio qualificato. Sempre il settore turistico è la parte più dinamica del mercato del lavoro. Il vero problema è che le presenze sono distribuite soprattutto nei mesi estivi.

«La domanda di mercato – ha detto recentemente l’assessore Barbara Argiolas in un convegno organizzato dal sindacato Fisascat – cresce velocemente e il tema che bisogna porsi, anche in Sardegna, è che tipo di viaggiatori vogliamo, quale è il tipo di vacanza che vogliamo offrire, low cost o selezionata ». E ancora. «Siamo fermi e ancorati al numero di presenze e non alla redditività del comparto che va sostenuto attraverso la promozione di altri prodotti turistici complementari al turismo balneare, senza dubbio core business della nostra Regione, ma anche attraverso una qualità dell’offerta turistica erogata da personale qualificato ed avviato al lavoro attraverso appositi percorsi di studio e formazione professionale».

Patrimonio culturale

Marmilla e Medio Campidano hanno i requisiti per inserirsi in questo piano di rilancio del turismo? Sì e no. Sì perché rispondono positivamente alle emozioni turistiche che si chiamano colori del mare, profumo della natura, luoghi incontaminati, l’accoglienza degli abitanti, i prodotti enogastronomici, qualità e ritmi di vita, il fascino della storia culturale.

Le spiagge della Costa Verde sono uno spettacolo che affascina il popolo delle vacanze come il silenzioso splendore di decine di siti culturali della Marmilla. Non hanno i requisiti perché il Medio Campidano come il Sulcis Iglesiente sono i territori turisticamente meno attrezzati: con rispettivamente 131 e 276 esercizi, 2473 e 5634 posti letto. Per di più con una rete stradale precaria e pericolosa.

Il programma 2014-2020 di sviluppo territoriale messo a punto dal Gal per le reti innovative della Marmilla, prevede la valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico del territorio. Infatti “Innumerevoli e diffusi sono i beni culturali e il patrimonio artistico della Marmilla: in alcuni casi unici a livello internazionale (Monte Arci-Ossidiana), in taluni riconosciuti patrimonio dell’umanità (Regia Nuragica Barumini), in altri d’interesse comunitario o a protezione speciale (Giare).

A questi ambiti territoriali speciali si devono aggiungere un’impressionante numero di presidi della cultura (103 tra biblioteche, archivi storici, musei), di beni storici e artistici (97 tra chiese e palazzi storici), di siti archeologici, castelli, centri storici, questi ultimi tesori di esperienze e saperi che rimandano a tempi in cui l’assetto socio-economico viveva di un’auto-sostenibilità comunitaria fonte di benessere e di permanenza.

La diffusione di questi beni e l’intraprendenza di soggetti rilevanti, spesso giovani, che intervengono sulla loro valorizzazione attraverso processi innovativi di rete informali e di contaminazione con altre arti o con le produzioni di qualità, sono il punto di partenza per la realizzazione di un prodotto culturale unitario della Marmilla, attraverso la costituzione di partenariati pubblico-privati e reti private anche intersettoriali”.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 7.

Simone Mariani