Sindacato, portatore di speranza

Intervista. Loredana Zuddas (Segretaria Cisl): il ruolo familiare, sociale e politico delle donne nel Medio Campidano e in Sardegna

“L’ interesse per l’impegno sindacale è nato nel mio posto di lavoro. Subii un grave torto al rientro dalla mia seconda maternità, proprio nel momento di maggiore fragilità per una donna. Mi sono battuta per difendere le mie ragioni e ho vinto. Lo racconto solo per sottolineare che alla fine di quella battaglia, la maggiore soddisfazione fu non tanto per la mia personale vittoria, quanto per il successo dell’azione sindacale. Da allora il sindacato ha rappresentato per me un impegno costante e una vera passione”. Loredana Zuddas racconta così l’inizio di un’avventura sindacale che l’ha portata in poco tempo a crescenti responsabilità nelle organizzazioni dei lavoratori: da alcuni anni è segretaria territoriale confederale della Cisl del Medio Campidano. Competenza e determinazione sono caratteristiche che tutti le riconoscono. Nata a Cagliari, vive a Villacidro dove ha studiato al liceo classico, due anni fa la laurea in Economia all’Università di Cagliari: “Un percorso iniziato da ragazza, che ho deciso, se pure non più giovane studentessa, madre di due figli, impiegata nel comune di Villacidro, di chiudere. È stata un po’ una sfida con me stessa e superarla mi ha regalato una grande soddisfazione”.

Fare sindacato non è facile dappertutto, ancora di più nel Medio Campidano. Eppure si fa e si resta in prima linea nonostante i problemi.
Si è così, non è facile ma credo che nonostante i tentativi di delegittimazione del ruolo di rappresentanza del sindacato, nel contesto storico dato e in un territorio che è una periferia esistenziale della nostra isola, il sindacato, la Cisl, debba far sentire la sua voce e dare voce a chi spesso non ce l’ha, che siano lavoratori, pensionati o cittadini.

Quale è la condizione della donna nel posto di lavoro e la condizione della donna in Sardegna?
È una condizione, ancora oggi e nonostante i tanti passi avanti, di diseguaglianze, di separazione, di discriminazione; nell’accesso al lavoro, nella carriera, nel salario. Troppe sono ancora le donne costrette a scegliere tra il lavoro e la cura dei figli, o ad accontentarsi di un part time. Una sconfitta che non è delle donne, ma dell’intera società. Una situazione comune nel nostro Paese e che diventa ancora più drammatica nella nostra regione e nel nostro territorio, dove i tassi di occupazione e di disoccupazione, in particolare quella femminile, sono ancora più negativi.

È possibile conciliare lavoro e famiglia? In Sardegna quale è la situazione su questo problema?
Sì, ma se il lavoro di cura dei figli, di disabili e anziani, non fosse solo a carico delle donne, come invece ancora oggi accade. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi, in primo luogo, di generare e sostenere una vera e propria rivoluzione culturale della nostra società, insieme alla creazione di un sistema di welfare inclusivo e universale, per combattere le solitudini delle persone e delle famiglie. In Sardegna, dagli indicatori sociali ed economici in nostro possesso, la situazione non è confortante.

La Cisl come ha affrontato la questione di genere al suo interno?
La Cisl ha da tempo ha optato per l’introduzione delle quote di genere negli organismi dirigenti per garantire la pari rappresentanza. Le quote se pure largamente realizzate, a mio parere, non sono però state sufficienti a determinare dentro gli organismi quel salto culturale capace di modificare i comportamenti organizzativi. Occorre, anche attraverso processi di formazione, costruire specifiche sensibilità e competenze nelle donne e uomini nel nostro sindacato, per garantire una partecipazione più consapevole ed ampia alla vita dell’organizzazione

L’intervista completa su Nuovo Cammino n. 17.