Regionali, non partiamo battuti

Nostra intervista con Emanuele Cani, segretario regionale del Partito democratico, impegnato a rilanciare ruolo e organizzazione del PD a quattro mesi dalle elezioni

Un merito indubbio e un atto di coraggio. Emanuele Cani, 50 anni di Carbonia, imprenditore, alfabetizzazione politica giovanissimo nelle file del PSI, passaggio naturale nel PD, il 28 luglio scorso si mette a disposizione del partito democratico in evidente crisi e non solo per il crollo elettorale alle “politiche” del 4 marzo. Avrebbe potuto restare alla finestra, dire “no grazie” e aspettare gli eventi. Il rischio di non riuscire a rimettere il PD in linea di galleggiamento è forte. Cani compie l’atto di coraggio confidando nella sua esperienza di base, come consigliere provinciale e assessore nell’ex provincia di Iglesias-Carbonia e dal 2013 al 2017 di parlamentare. Missione impossibile? L’obiettivo è uno: preparare il partito alle elezioni regionali del prossimo febbraio. La linea “Maginot” del PD ma anche di quel che resta dei partiti tradizionali che dovranno comunque rinnovarsi negli uomini e nelle persone. Il nuovo segretario crede nella rinascita. Vuole vincere. Per centrare questo obiettivo è pronto a non fare le barricate se il nome del futuro Presidente della Regione non sarà un esponente del partito democratico e ha un programma di reindustrializzazione della Sardegna, fondato sulle specifiche esigenze territoriali, anche di quelle di Marmilla e Medio Campidano.

Ormai è un coro unanime. Il popolo del PD vuole l’unità del partito.
Fin dal primo momento mi sono adoperato e ho cercato di impostare il mio lavoro per perseguire l’unità. IL PD non ha altra strada per uscire dalle difficoltà del momento. Un partito unito a livello nazionale e locale è una risorsa anche per aiutare l’Italia a superare questo periodo di crisi.

In Sardegna l’unità nel PD è problematica perché ci sono troppi personalismi.
La gravità del momento deve suggerirci di resettare il passato, che ha registrato momenti di grande tensione tra alcune parti del PD, con il risultato di dare un’immagine sbagliata del Partito democratico nel suo complesso. Mi sembra che da qualche mese le tensioni si siano attenuate e la coesione ricercata da tutti con più convinzione. Per noi è un obbligo morale e politico superare le divisioni interne se vogliamo continuare a essere – in Sardegna e in Italia – una forza democratica che si fa carico dei problemi del Paese e dei suoi cittadini per risolverli pensando al bene comune.

Elezioni regionali. Lei sarà misurato sui risultati delle prossime regionali. Quali alleanze?
Oggi in Italia c’è una forte polarizzazione su due partiti: Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Quando ci si riferisce alla Lega è difficile parlare di centro. Semmai la Lega sarà il centro al quale si attaccheranno Forza Italia, Fratelli d’Italia, qualche altro partito e il Partito Sardo d’Azione. I Cinque Stelle si presenteranno da soli. Noi auspichiamo un’alleanza formata dal PD, dalla galassia di sigle che formano la sinistra, ci sembra interessante l’apertura del PDS alle primarie come luogo di discussione e di selezione del candidato alla presidenza della Regione. È auspicabile una partecipazione forte del partito dei sindaci.

Bene le alleanze, ma se non si trova l’accordo sul nome del candidato Presidente?
Per poter dare gambe e forze al progetto di centro sinistra, serve un soggetto che ne sappia interpretare le attese, gli impegni, i progetti. Quindi il candidato presidente sarà un importante fattore unificante.

Parliamo del territorio del Guspinese e della Marmilla
Le genti della Marmilla hanno insegnato ai Sardi a fare agricoltura. Dobbiamo impegnarci di più perché l’agricoltura sia sempre più moderna e produttiva. D’altra parte questa zona ha una quantità di risorse naturali e ambientali senza eguali in Sardegna. Insisto sul concetto di reindustrializzazione e il territorio ha spazi per la ripresa industriale.

Questi programmi rigenerativi non è meglio che siano realizzati da un PD ringiovanito nei suoi quadri dirigenti?
Il PD ha una buona presenza di giovani preparati. Si trovano negli organismi di partito, in Parlamento, a livello locale, penso a tanti giovani sindaci in prima linea: Dobbiamo fare di più. Abbiamo fatto molto, ma c’è bisogno di fare ancora molto altro per ringiovanire i quadri. Anche su questo problema cerco il dialogo. Nel partito servono tutti. E non si rottama nessuno. Una persona vale sempre: a 18 e a 80 anni.