Rapporto Banca d’Italia. A rischio povertà il 38% dei Sardi

La crescita economica della Sardegna è dipesa dal moderato aumento della domanda per consumi, accompagnata dalla ripresa degli investimenti e delle esportazioni

L’ economia della Sardegna nel 2017 ha compiuto, è vero, qualche piccolo passo avanti, e il prodotto interno lordo è aumentato dell’1,1%, ma se si guarda alla situazione delle famiglie, i segnali di miglioramento sono tenui. Anzi certificano un divario considerevole con il Centro-Nord dell’Italia. “Nonostante il quadro congiunturale moderatamente positivo registrato nell’ultimo biennio, si mantiene elevata nel confronto nazionale – dice il Rapporto annuale 2018 della banca d’Italia sull’Economia della Sardegna – la quota di famiglie sarde a rischio povertà ed esclusione sociale, condizione che nel 2017 è ulteriormente aumentata, più che nel resto del Paese”. La crescita economica, per chi se ne è accorto, è dipesa dall’ulteriore moderato aumento della domanda per consumi, cui si è associata una ripresa degli investimenti e delle esportazioni. Moderata appunto, perché trainata e spinta dai ben più consistenti passi avanti fatti nelle altre regioni

Le imprese. 
L’indagine condotta dalla Banca d’Italia presso le principali imprese ha evidenziato un rafforzamento della congiuntura nell’industria regionale, per l’espansione sia della domanda estera sia di quella interna. Le aspettative delle imprese per l’anno in corso sono orientate a un consolidamento del quadro congiunturale, ma permangono eterogeneità in relazione al settore produttivo, al grado di apertura al commercio internazionale e alla dimensione d’impresa.

Il mercato del lavoro.
Il moderato aumento dell’attività economica si è accompagnato a una stabilizzazione dell’occupazione, dopo il calo osservato nel 2016, e a una crescita delle ore lavorate per addetto, anche per il minor ricorso agli strumenti di integrazione salariale. Un miglioramento non strutturale, perché è proseguita la diminuzione delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato mentre sono cresciute fortemente quelli a termine. Il tasso di disoccupazione si è mantenuto costante su livelli superiori alla media nazionale. E il nostro territorio detiene primati negativi in Italia “Rispetto al dato italiano e soprattutto a quello delle regioni settentrionali, il mercato del lavoro sardo – scrive Banca d’Italia – ha continuato a essere caratterizzato da minori opportunità lavorative per gli individui più qualificati. A ciò si è associata, negli ultimi anni, una fuoriuscita di laureati diretti soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e all’estero”.

Rischio Povertà.
Secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia di Europa 2020, nel 2016 in Sardegna gli individui a rischio di povertà o esclusione sociale erano pari al 38 per cento circa dei residenti, una quota significativamente superiore a quella media italiana e che è aumentata di circa dieci punti percentuali rispetto al 2012. Tra le componenti che formano questo indicatore è cresciuta la quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro così come il numero di individui in stato di grave deprivazione e a rischio di povertà (che vivono con un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano nazionale).

In dieci anni emigrati 7 mila laureati
È un dato da bollettino di guerra: negli ultimi dieci anni sono andati via dalla Sardegna 7 mila laureati, circa 5 ogni cento residenti con lo stesso titolo. Il responso della Banca d’Italia è ancora più preoccupante perle zone interne. “A differenza di quanto osservato nel complesso delle regioni del Mezzogiorno, dove le emigrazioni non mostrano divari significativi tra tipologie di Sistemi locali del lavoro (SLL), in Sardegna – dicono gli esperti di via Nazionale – la perdita di capitale umano è stata sensibilmente maggiore nelle aree non urbane, per effetto dei trasferimenti verso i Sistemi locali del lavoro (SLL) urbani dell’isola e verso quelli del Centro Nord. In entrambe le aree della regione si registrano inoltre saldi negativi verso l’estero, quintuplicati dall’inizio del periodo”. In Sardegna la quota di laureati sulla popolazione è cresciuta nell’ultimo decennio come nella media del Paese. Nel 2016 l’incidenza dei laureati era pari in Sardegna al 12,0 per cento (13,6 nella media nazionale). Il dato risulta particolarmente modesto nei Sistemi locali del lavoro (SLL) non urbani (9,1 per cento), in cui risiedono quasi i tre quinti della popolazione regionale. Tra il 2006 e il 2016 la quota dei laureati residenti è aumentata in regione di 4,1 punti percentuali, in linea con la dinamica media del Paese.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 12