Nuovo piano organico di sviluppo

Riforme. Nostra intervista col prof. Andrea Pubusa: Nell’art. 13 dello Statuto si può trovare la risposta a quanto serve alla Sardegna in termini di crescita e progresso socio-economico

Per la Sardegna alle prese con una crisi di lungo corso e con problemi incancreniti dal tempo e dalle “dimenticanze” istituzionali, occorrerebbe una nuova edizione del Piano organico di sviluppo previsto dall’art. 13. Secondo Andrea Pubusa, docente universitario e politico di lunga esperienza, “in esso può trovare risposta quanto oggi serve ai sardi in termini di sviluppo, ivi comprese le problematiche dell’insularità. Ma fare un piano organico richiede molta cultura, ricerca, partecipazione e alta politica. Tutti ingredienti scarsi nell’attuale fase politica, a destra e manca”.

Professore, c’è voluto quasi un mese per la proclamazione ufficiale dei Consiglieri regionali. La causa è solo tecnica o dipende da una legge pasticciata?
La causa è da ricerare nella legge truffa regionale, che è incomprensibile e fuorviante. Inducono in errore, in particolare, il voto disgiunto e la doppia preferenza di genere.

Almeno da 20 anni si parla di riforma dello Statuto. Perché non si fa?
Perché il ceto politico regionale non ha idea di cosa è l’autonomia e non è interessato ai temi alti. Pensa solo alle piccole cose, alle minute clientele. Anche i movimenti natzionalitari non hanno ancora ben chiaro cosa vogliono e quindi trasmettono la loro confusione agli elettori. Una riforma dello Statuto richiede idee chiare, anche perché occorre una revisione di rango costituzionale da approvare in Parlamento.

Quali sono le modifiche statutarie più urgenti e adatte ai tempi nuovi?
C’è tutto l’orizzonte europeo non contemplato nello Statuto del ‘48 e c’è da ridisegnare il rapporto con lo Stato, che può orientarsi verso una visione federalista. Ci vuole però chiarezza nella elaborazione e nella proposta. Sono temi che toccano equilibri molto delicati. Gli elettori temono modifiche non chiare e non ben meditate. Questa è una delle ragioni che inducono molti a non seguire le liste natzionalitarie. Non si sa cosa vogliono.

Il Consiglio può essere riformatore di se stesso e dello Statuto o sarebbe meglio affidarsi ad un’Assemblea Costituente. Quale è il suo pensiero?
Sono contrario alle assemblee costituenti in tempi normali. La Costituzione, nata dalla Resistenza, e lo Statuto che ne è parte sono beni troppo preziosi, conquiste molto importanti, per metterli alla mercé di improvvisati sedicenti padri costituenti. Una elaborazione seria, fondata su studi e riflessioni anche comparate, potrebbe, se pazientemente immessa nel dibattito pubblico, ottenere un consenso ampio. Senza questo è meglio lasciar perdere, meglio mantenere le cose come stanno. I meccanismi costituzionali, una volta squilibrati, è quasi impossibile rimetterli a posto.

Secondo lei quali dovrebbero essere le priorità per la giunta Solinas?
Sanità, legge elettorale, riforma e rilancio del governo locale, lavoro, cultura. Insomma, ridare voce ai territori e ai sardi e promuovere i diritti fondamentali.

L’articolo 13 dello Statuto è ancora in vigore. Forse da 30 anni nessuna Giunta ha chiesto al Governo di intervenire ricorrendo a quell’articolo. Forse che anche quell’articolo rientra tra le parti dello Statuto bisognose di profonda revisione?
Più che di revisione l’art 13 ha bisogno di attuazione. Si è convinti che il Piano di Rinascita sia uno strumento una tantum, quindi irripetibile. Invece, è vero l’esatto contrario. Oggi occorrerebbe una nuova edizione del Piano organico di sviluppo previsto dall’art. 13. Lì può trovare risposta quanto oggi serve ai sardi in termini di sviluppo, ivi comprese le problematiche dell’insularità Ma fare un piano organico richiede molta cultura, ricerca, partecipazione e alta politica. Tutti ingredienti scarsi nell’attuale fase politica, a destra e manca.

L’intervista completa su Nuovo Cammino n. 6.