L’insularità, madre di tutte le diseconomie

Conclusa il 9 settembre la raccolta delle firme per riportarne il principio nella Costituzione

Ormai quasi tutte le forze politiche e molte sociali – il partito dei Riformatori ha dato il via alla mobilitazione – sono schierate per riportare il principio dell’insularità nella nostra Costituzione. “Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e provvede alla tutela dei diritti individuali e inalienabili garantiti dalla Costituzione. La Repubblica dispone le misure necessarie a ricostituire una effettiva parità ed un reale godimento dei diritti”. Ecco il testo della proposta di legge di iniziativa popolare depositata il 5 aprile scorso in Corte di Cassazione dal Comitato per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione. Per la precisione nell’articolo 119 della Carta.

L’insularità, cioè la condizione che noi viviamo come Sardegna e come sardi, è una questione che interroga tutti, soprattutto in una fase di lunga e grave crisi economica e sociale. Essa incrementa le diseconomie interne ed esterne ai processi produttivi, evidenzia la carenza delle infrastrutturazioni materiali e immateriali indispensabili per lo sviluppo, limita la mobilità e la libertà di movimento, e, senza il riconoscimento fattivo delle pari opportunità, trasforma l’assenza di contiguità territoriale in un pesante vincolo al progresso economico e sociale della Sardegna.

Costi dell’insularità

Il CRENOS parla di un miliardo e cento milioni di euro, uno studio alla base della piattaforma del comitato per l’insularità li determina tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro (con particolare incidenza per circa 1.3 m.di di euro per maggiori i costi dei trasporti aerei e marittimi). Certo è che pesa in modo abnorme sui processi dello sviluppo, sui diritti dei cittadini sardi, sulla competitività delle imprese. Il tema dell’insularità, dei problemi e dei vincoli che questa condizione pone, ma anche delle potenzialità e delle caratteristiche geografiche, storiche, culturali, linguistiche ed etniche, è da molto tempo parte integrante della proposta della CISL per lo sviluppo e il lavoro in Sardegna.

Roberto Frongia Presidente del Comitato per l’insularità

“I diritti di cittadinanza e le opportunità devono essere uguali per tutti gli italiani, anche quando risiedono nelle Isole”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lasciando La Maddalena al termine delle sue vacanze in Sardegna. Roberto Frongia, a nome del Comitato per l’insularità in Costituzione, con una lettera, ha voluto ringraziare il Presidente Mattarella per la posizione assunta nei confronti degli italiani che vivono nelle isole: “Grazie Presidente, il suo aiuto ci dà forza. Le sue parole ci confortano nella convinzione che la richiesta del riconoscimento del principio di insularità non possa certo rappresentare una rivendicazione contro qualcuno, ma sia invece la conferma della piena appartenenza dei sardi alla comunità nazionale, con pari diritti e pari dignità. È per questo, aggiunge il Presidente del Comitato, che abbiamo scelto di far sottoscrivere la nostra proposta di legge in tutte le principali città del Paese, proprio per sottolineare che l’intera comunità italiana vuole farsi carico dei diritti di cittadinanza degli isolani. Il traguardo delle 50.000 firme è vicinissimo, conclude Roberto Frongia.

Il tema dell’insularità, dei problemi e dei vincoli che questa condizione pone, ma anche delle potenzialità e delle caratteristiche geografiche, storiche, culturali, linguistiche ed etniche, è da molto tempo parte integrante della proposta della CISL per lo sviluppo e il lavoro in Sardegna

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 16.