Intervista all’Assessore uscente degli EELL Cristiano Erriu

Delineato il volto regionale del sistema autonomie locali

“La Sardegna è di gran lunga la prima Regione in Italia per l’imponente trasferimento di risorse a garanzia del mantenimento della qualità dei servizi”

Il sistema degli enti locali in Sardegna, nel corso della legislatura appena terminata, ha subìto profondi mutamenti. Alcuni dettati dalle necessità contingenti, altri da precise scelte politiche. Con l’assessore regionale uscente degli Enti locali, Cristiano Erriu, facciamo un bilancio di questi cinque anni.

Assessore, sono più le soddisfazioni, i rimpianti o gli errori commessi?
“La riforma della legge n. 2 del 2016, cioè il riordino del sistema delle autonomie locali, è stata resa obbligatoria dal contesto di crisi della finanza pubblica locale e generale, che ha determinato le scelte nei processi di accorpamento e cooperazione intercomunale. L’orientamento della Corte Costituzionale andava nella direzione di comprimere gli spazi d’azione dei Comuni più piccoli a beneficio della finanza pubblica. Anche se poi la stessa Corte ha riconosciuto ai Comuni, anche quelli molto piccoli, il diritto a non essere obbligati alla gestione associata delle funzioni”.

C’è stato il tentativo, fallito, di rinviare le elezioni provinciali a fine anno.
“Lo slittamento delle elezioni provinciali di secondo livello non poteva essere prorogato oltre la data del 27 aprile, come ha sancito il presidente Pigliaru con il decreto firmato il 15 marzo 2019. Non era proprio tecnicamente possibile, anche se qualcuno ipotizzava il contrario. Persino l’orientamento del Governo nazionale andava verso il superamento della lunga fase di commissariamento”.

La storia delle Province sarde è travagliata. Dovevano sparire, secondo il pronunciamento dei cittadini sardi, ma continuano a restare in piedi. Senza più risorse. E in molti vorrebbero tornare a 8 Amministrazioni.
“Il prelievo forzoso che impedisce alle Province di avere risorse di derivazione statale, è un vulnus che crea difficoltà enormi a tutte le Amministrazioni provinciali, tant’è vero che l’UPI continua a denunciarlo. Io ho sollevato il problema delle Regioni speciali che sono state escluse dal riparto delle risorse statali, ora il problema va risolto secondo il principio di equità. La Sardegna deve essere considerata alla stregua delle altre Regioni italiane. Nel frattempo siamo costretti a sostenere finanziariamente le Province con nostre risorse. Vi è poi un altro problema, cioè l’ambiguità del Governo: da una parte ci sono i Cinquestelle che vorrebbero abolire le Province, dall’altra c’è la Lega che le sostiene e vorrebbe tornare al passato. Non so come andrà a finire. La Gallura vuole staccarsi da Sassari ma non è semplice, non ci sono le risorse necessarie. E non è l’unica a reclamare l’autonoma”.

I Comuni più piccoli sono poco rappresentati nei Consigli provinciali.
“Abbiamo avuto una riduzione del numero dei consiglieri: nelle Province di Sassari e del Sud Sardegna sono 14, a Nuoro e Oristano appena 10. Questo determina una naturale compressione della rappresentanza. Inoltre il voto ponderale è in proporzione al numero degli abitanti, perciò è chiaro che i piccoli Comuni sono in qualche modo penalizzati. La Regione non ha potere decisionale, dunque non possiamo cambiare le regole elettorali: lo ha ribadito la Corte Costituzionale, che ha cassato una legge siciliana”.

L’intervista completa su Nuovo Cammino n.6.