Il ruolo delle Scuole paritarie è strategico

Nostra intervista. Sulle problematiche interviene la Presidente della Fism Marcella Addis

Ogni giorno in Sardegna 9800 bambini, dai pochi mesi a sei anni, in genere dalle 8 del mattino fino alle 4 del pomeriggio sono affidati alla scuola dell’infanzia, la scuola materna. La maggior parte sono paritarie, pubbliche, ma non statali: 12 sono comunali, 95 gestite da ordini religiosi, 42 parrocchiali, 87 tra fondazioni (ex IPAB) – associazioni – cooperative o imprese. Tre di queste ultime, un tempo fondate e dirette da congregazioni religiose, sono oggi gestite da laiche che ne custodiscono e tramandano il carisma. Dunque 236 realtà educative, dove operano circa 1500 lavoratori (docenti, assistenti, ausiliari), realtà messe a dura prova, nonostante gli aiuti della Regione, dalla crisi demografica ed economica. Questo mondo educativo nei giorni scorsi ha portato i suoi problemi e le sue proposte al tavolo della Conferenza episcopale sarda. Marcella Addis da diversi anni è presidente regionale della Fism (Federazione italiana scuole materne), l’organizzazione che riunisce questo pianeta della scuola sarda, piccolo, ma con una grande responsabilità educativa.

Presidente, perché la riunione con i Vescovi sui problemi della scuola dell’infanzia?
Quale urgenza può coinvolgere i vescovi? Più che di urgenza parlerei di interesse dei Vescovi sardi per la scuola cattolica che oggi deve affrontare: i profondi cambiamenti culturali e sociali del nostro tempo che impongono un forte, rinnovato impegno educativo capace di coniugare la formazione della persona basata su forti riferimenti valoriali con un’offerta culturale qualitativamente elevata. L’attuale crisi demografica ed economica esige un’approfondita analisi e ricerca di strategie che consentano alle scuole cattoliche di continuare a svolgere il loro servizio.

Un tempo il ruolo delle scuole materne non statali, a netta maggioranza cattolica, era strategico in Sardegna. Quale è la situazione odierna?
Il ruolo delle scuole dell’infanzia paritarie, ancora oggi a maggioranza cattolica, continua ad essere strategico in quanto le stesse sono luoghi di formazione umana e sociale ed espressione delle comunità in cui sono radicate. Il calo demografico e la crisi economica, nonché l’assenza di adeguato finanziamento statale, hanno determinato, nonostante i contributi economici della Regione, la chiusura di diverse scuole: si sono persi importanti avamposti educativi di promozione umana e sociale oltre che di grande tradizione pedagogica.

A livello nazionale lo Stato spende per un alunno/giorno delle scuole materne non statali € 1,95 centesimi; per un alunno/giorno della scuola materna statale € 26,08. Perché questa differenza stratosferica?
Quanto rilevato è dovuto ad una serie di pregiudizi e chiusure che ancora permangono a tutti i livelli verso le scuole paritarie nonostante la legge dello Stato ne riconosca il servizio pubblico. Finché non si arriverà ad un sistema adeguato di finanziamento statale, non potrà esserci vera parità scolastica: il “valore” della libertà educativa è ben più alto della semplice misura economica. Non si può fare educazione se non in un contesto di libertà e con il fine di promuovere la libertà della persona.

Quale il ruolo della famiglia per concorrere con la scuola materna a una buona crescita del bambino?
La scuola cattolica dell’infanzia ha un rapporto privilegiato con la famiglia in quanto intende essere la naturale prosecuzione dell’azione educativa dei genitori: famiglia e scuola, ciascuna nella propria specificità, sono chiamate alla coprogettazione educativa in un clima di reciproca fiducia.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 14.

Mario Girau