Forti investimenti per rilanciare la Marmilla

Intervista. L’on.le Attilio Dedoni a tutto campo sui problemi del Guspinese e del Medio Campidano. Riconoscimento del principio d’insularità nella Costituzione

Tra meno di un anno il Consiglio regionale sarà rinnovato. In questi mesi che mancano alla chiusura della legislatura quali leggi sarebbe necessario, opportuno e realistico approvare?
A nessuno sfugge la necessità di creare nuove opportunità di lavoro per i sardi, perciò ritengo sia urgente approvare e rendere immediatamente operative delle norme per il sostegno dei vari comparti produttivi. Al contempo, non è più rinviabile lo snellimento della macchina burocratica regionale, senza il quale le leggi restano lettera morta e la nostra economia non riesce ad essere competitiva. Si deve poi intervenire sulle infrastrutture, che sono la base per qualsiasi investimento, e affrontare il nodo dei trasporti, sia esterni che interni, per le merci e per le persone.

In 15 anni di impegno concreto in Consiglio lei si è trovato in ruoli strategici. È stato presidente della Commissione d’inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario sardo e sui suoi costi. Quali sono i suoi limiti, le lacune, e come rimediarvi?
Purtroppo mi trovo a dissentire sul ruolo strategico della commissione: la sua funzione era limitata soltanto a rilevare i malfunzionamenti e le inefficienze nell’erogazione dei servizi sanitari, basti pensare agli sprechi negli acquisti e nella gestione del personale, per non dire delle condizioni spesso fatiscenti delle strutture ospedaliere e del senso di precarietà che provano i cittadini davanti a liste d’attesa di oltre un anno per un semplice intervento diagnostico, un tempo inconcepibile per chi ha bisogno di cure rapide ed efficaci. La cosiddetta ‘riforma’ del servizio sanitario ha toccato soltanto l’organizzazione ospedaliera, senza tenere in alcun conto il sistema delle cure territoriali. Si è cercato di costruire una casa partendo dal tetto anziché dalle fondamenta e a risultare penalizzata è stata, ancora una volta, la Sardegna centrale, che da tale riorganizzazione è uscita peggio di altri territori.

Una battaglia buona e giusta promossa dai Riformatori sardi è per il riconoscimento del principio d’insularità nella Costituzione. Obiettivi e realistiche possibilità di cambiare in meglio la situazione della Sardegna.
Quella per il riconoscimento del principio di insularità è una battaglia per i diritti di cittadinanza del popolo sardo, perché anche a noi sia consentito di vivere in piena libertà alla pari degli abitanti di qualsiasi altra regione europea. Il principio è stato rimosso con le più recenti modifiche costituzionali e oggi non abbiamo alcunché a cui appellarci per reclamare giustizia per la nostra Isola, le cui potenzialità di sviluppo sono costantemente frustrate e disattese. Non c’è molto da dire sui trasporti, i quali costituiscono un indebito aggravio dei costi per le persone e per le merci, e quindi un freno per l’economia. Se la battaglia sarà vinta, come ci auguriamo e come è giusto che avvenga, si apriranno nuove opportunità per il popolo sardo, sia per i residenti che per gli emigrati, e finalmente potremo confrontarci ad armi pari con quei concorrenti che oggi, invece, partono sempre da una posizione di vantaggio dovendo sostenere dei costi inferiori.

Nuove elezioni per il Consiglio regionale. Il vento penta-stellato soffierà impetuoso anche alle prossime regionali? Come pensate di contrastarlo o di attenuarlo con intese e accordi politici?
Le prossime elezioni regionali imporranno alle formazioni politiche tradizionali una riflessione profonda, perché l’irruzione dell’asse Lega-5Stelle, rafforzato dal nuovo governo in via di formazione, pone delle condizioni nettamente diverse da quelle viste in passato. Non esistono formule o accordi per affrontare questo fenomeno, fatta eccezione per la buona politica. La prima necessità, per contrastare i populismi e restituire credibilità alla politica, è infatti quella di realizzare coerentemente ciò che si è promesso in campagna elettorale. È grave che si lasci intendere ai cittadini che non ci sia più bisogno della politica, perché essa è la base di ogni convivenza civile e, in sua assenza, si ha la negazione dei diritti, della democrazia e della libertà.

Keller, un caso di abbandono volontario

La vertenza Keller è un caso di abbandono volontario di un’importante realtà industriale da parte delle istituzioni. Mentre, per le crisi che hanno colpito gli stabilimenti di altri territori, abbiamo visto scomodarsi assessori, parlamentari e ministri, la Keller è stata lasciata morire nel disinteresse generale, nonostante avesse molte più possibilità di rilancio rispetto ad aziende finite fuori mercato e salvate solo grazie ai salti mortali dei politici. La Keller, probabilmente a causa della sua collocazione in un territorio ai margini dei riflettori della politica, è sempre stata vista come un corpo estraneo rispetto al sistema industriale isolano, tanto che la stessa Regione non ha mai pensato di coinvolgerla nell’allestimento dei convogli ferroviari acquistati nel corso degli anni, a partire dai discussi ‘pendolini’ di fabbricazione spagnola.
Attilio Dedoni

Contro la debolezza cronica del territorio, assolutamente necessarie ingenti risorse

Il territorio della diocesi di Ales-Terralba soffre di una debolezza cronica alla quale, negli ultimi anni, si sono sommati gli effetti di una crisi economica e occupazionale devastante. Paghiamo prima di tutto la carenza di servizi essenziali quali sanità, istruzione, mobilità e connettività alle reti di comunicazione, da qui la minaccia crescente rappresentata dallo spopolamento. La Regione ha scelto di affrontare il problema peggiorandolo, cioè continuando a ridurre i servizi locali, chiudendo le scuole, tagliando le tratte Arst, indebolendo i servizi sanitari e così via. A ciò si aggiunge il peso di una burocrazia che frena la spesa, rendendo inefficaci gli incentivi alle attività produttive. Per uscire da questo circolo vizioso servono investimenti ingenti, che non sono mai stati fatti. Si deve intervenire sui collegamenti viari e sulla promozione territoriale: siamo ricchi di attrattive negli ambiti più disparati, da quello paesaggistico a quello storico-culturale, passando per l’enograstronomia, ed è da qui che si può ripartire, sia per attrarre flussi turistici che per rilanciare i settori produttivi. Tutto questo è previsto nella proposta di legge per le zone interne di cui sono il primo firmatario, che prevede tra le altre cose incentivi e sgravi fiscali per le famiglie e le imprese che scelgono di stabilirsi nei piccoli comuni, oltre ad interventi per il potenziamento dei servizi pubblici locali e per il sostegno alle attività produttive tradizionali.
Attilio Dedoni

Articolo intero su Nuovo Cammino n.10.

Mario Girau