Elezioni. La conversione al Centrodestra

Non entrano in Consiglio Regionale i partiti di matrice identitaria

Gigi Piano (PD) ed Emanuele Cera (FI) saranno i rappresentanti di Medio Campidano e Terralbese in Consiglio regionale. Due soli politici di grande esperienza politica, espressi da una realtà sociale tra le più complesse, difficili e povere della Sardegna. L’interrogativo è d’obbligo: sapranno farsi sentire e soprattutto farsi ascoltare dagli altri 58 consiglieri affinchè le molte emergenze territoriali siano affrontate e possibilmente risolte? Nomi nuovi arrivati nel palazzo cagliaritano di via Roma anche perché i loro predecessori, ricandidati e non rieletti, non hanno lasciato segni evidenti – iniziative, programmi e progetti compiuti – del loro passaggio nell’assemblea regionale. La prima rivoluzione politica nel Medio Campidano, nel Terralbese e nella Marmilla non è nata nelle urne, ma è cominciata nella verifica che ogni elettore ha fatto, prima di entrare nella cabina elettorale, del lavoro fatto dai consiglieri uscenti.

Un risultato negativo, comunque povero e limitato, che non ha entusiasmato neppure gli elettori più fedeli alla bandiera di partito. Il centro-destra vince a Sanluri, Arbus, Barumini, Furtei, Gonnosfanadiga, san Gavino Monreale e Sardara non per un castigo divino, ma perché il partito democratico non ha saputo negli ultimi cinque anni dare risposte credibili ai problemi della gente, che poi sono sempre gli stessi: lavoro ai giovani, assistenza sanitaria un minimo efficiente, un sistema di servizi sociali tempestivo e in grado di ricoprire molti bisogni. Non è un problema solo dei candidati scelti nel territorio, giusti e sbagliati, ma di politiche fatte in regione e anche nelle realtà più vicine ai bisogni dei cittadini, i comuni. Il Medio Campidano, che nel 2014 aveva portato a Pigliaru e al centrosinistra quasi il 48 per cento dei voti, il 24 febbraio si è fermato al 36%: 18.500 voti per Christian Solinas, poco più di 15 mila voti per Massimo Zedda.

Le cattedrali un tempo rosse di Villacidro e San Gavino sono finite nelle mani della Lega, dall’alto del suo 12,86% secondo partito del Medio Campidano: primo il PD col 18,71%. Salvini ora può contare su oltre 5.149 “tifosi”, delusi dai partiti tradizionali. La protesta ha premiato sia Lega sia Fratelli d’Italia (7,54%). E forse M5S votato da 4552 elettori (11,37%) del Medio Campidano. Zedda, candidato presidente per il centrosinistra, con la sua coalizione ha vinto a Guspini e Villacidro, ma non con le percentuali bulgare di un tempo, e non con numeri tali da compensare il successo registrato dal centrodestra nei piccoli comuni: Genuri, Gesturi, Gonnosfanadiga, Pabillonis, Pauli Arbarei, Tuili. Comprensibilmente, soprattutto gli sconfitti, si esercitano a interpretare le ragioni della schiacciante vittoria del centrodestra, attribuita alle sirene leghiste, alle promesse di Forza Italia e ripresa del vento sardista. La causa principale è che più che i nuovi programmi del centrosinistra ha prevalso la protesta per quanto non fatto negli ultimi cinque anni.

Il M5S deve comunque ringraziare alcuni comuni della nostra diocesi, dove i seguaci di Beppe Grillo hanno registrano notevoli livelli di consenso, tra i più alti dell’isola, sicuramente delle province di Cagliari e di Oristano. A Baradili i pentastellati raggiungono una percentuale pari a 23,40%, Gonnostramatza addirittura a 26,50%. Decisamente male le liste di matrice regionale guidate da Paolo Maninchedda, Mauro Pili e Andrea Murgia. Queste elezioni sembravano la volta buona per i partiti di matrice regionale e identitaria per fare il botto politico. A Paolo Maninchedda non sono arrivati i voti dei sardisti delusi dall’alleanza Psd’Az-Lega, forse inesistenti o pochissimi visto che il partito d’origine di Christian Solinas è volato quasi al 10%. Pili si è fermato a quota 2,3%, Andrea Murgia (autodeterminazione) non ha superato il 2%.