Ales. La Centaurea minaccia la cerealicoltura della Marmilla

Interventi per ridurne l’impatto

Incontro operativo con Laore, Sindaci, agricoltori e tecnici

È una problematica che di anno in anno è cresciuta in modo esponenziale fino a porre a serio rischio le coltivazioni di leguminose e di cereali. La Centaurea, detta anche Fiordaliso del Nord Africa, è una pianta annuale che raggiunge i 3 metri di altezza. Specie spontanea in Spagna, Algeria e Tunisia, in Sardegna si è diffusa in Marmilla, Alta Marmilla e Trexenta, probabilmente a causa di sementi di leguminose contenenti semi di centaurea, su cui, purtroppo, anche dopo differenti cernite la percentuale di separazione non supera l’80%. È una infestante con una forte resistenza alla siccità e una dimensione e propagazione tale da occupare le intere superfici coltivate.  Negli anni è diventata un autentico problema, specie per le aree cerealicole e delle leguminose da granella, con una propagazione attraverso il seme, diffusa e difficilmente contenibile, se non si interviene nella intera area di contrasto. Gli agricoltori lamentano danni sempre crescenti e chiedono a gran voce un intervento risolutore per due settori produttivi di rilievo economico ed occupazionale del territorio.

Coldiretti Oristano, insieme ai tecnici di Laore, da tempo segue la problematica e ritiene ora indispensabile una azione tesa al contenimento ed eliminazione della infestante. Insieme all’agenzia Laore abbiamo chiamato a raccolta il mondo agricolo, tecnico e le amministrazioni locali – affermano il Presidente e il vice direttore Coldiretti Oristano Giovanni Murru ed Emanuele Spanò – martedì 12 giugno, a partire dalle ore 18, presso l’Unione dei Comuni di Ales, contiamo di tracciare una via per addivenire alla risoluzione della problematica. Infatti, le interlocuzioni con l’Agenzia Laore, che ha monitorato la diffusione della Centaurea ed esaminato le sue peculiarità, lasciano intravvedere azioni di contrasto, pur difficili e complesse. Tuttavia con ripetuti interventi coordinati in tutti i comuni e aree dove insiste la problematica si otterrebbero risultati concreti. Servirà uno sforzo comune – concludono Murru e Spanò – da parte delle amministrazioni, agricoltori e cittadini, con un supporto tecnico capace di attivare, in un due – tre anni un intervento integrato, prima per contenere e in seguito per eliminare la problematica.