I laboratori come strumento per ascoltare i giovani

Verso il Convegno Ecclesiale diocesano di novembre…

Manca ormai meno di un mese all’atteso Convegno Ecclesiale sui giovani, voluto fortemente dal nostro vescovo mons. Roberto Carboni, come luogo e occasione importante per prepararsi al meglio Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, che avrà per tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, nell’ottobre del 2018.
Sinodo che vedrà alcuni giorni di fase preparatoria dal 19 al 24 marzo 2018, dove è convocata dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi una Riunione pre-sinodale a cui sono invitati giovani provenienti dalle diverse parti del mondo: sia giovani cattolici, sia giovani di diverse Confessioni cristiane e altre Religioni, o giovani non credenti. In questa occasione la Chiesa vuole mettersi in “ascolto della voce, della sensibilità, della fede ed anche dei dubbi e delle critiche dei giovani”, ha affermato Papa Francesco, durante l’Udienza Generale di mercoledì 4 ottobre. “Dobbiamo ascoltare i giovani! Per questo le conclusioni della riunione di marzo saranno trasmesse ai Padri sinodali”, ha concluso il Santo Padre.
Anche noi come diocesi, vogliamo in questo occasione molto importante metterci “in ascolto dei giovani”. In questo appuntamento sarà preziosa la presenza di diverse giovani, scelti dal parroco, in particolare nel lavoro dei laboratori utili a mettersi “seriamente” in ascolto. Diversi i temi che verranno affrontati nei laboratori, il modo di parlare di fede nel mondo digitale, le prospettive della fuga nel post-cresima, perché tanti giovani se ne vanno dalla comunità parrocchiale e spesso addirittura dalla Chiesa. Importanti e altrettanto “urgenti” sembrano essere altri due laboratori, per via delle loro tematiche: una progettazione pastorale diocesana e riscoprire il valore dell’Oratorio come offerta formativa per i nostri ragazzi. I laboratori non intendono essere una ricetta medica alla realtà ecclesiale o un luogo di progettazione per la diocesi e le parrocchie, ma vogliono offrire ai partecipanti la possibilità di approfondire un tema che li interessi, che riguardi il loro ambito di impegno ecclesiale o sia di utilità per l’attività formativa che svolgono.

Intervista a un giovane cantautore: “L’amore alla musica è nato in oratorio”

Sospensione dei giudizi

“Non c’è verità più vera di quella a cui l’uomo arriva con la musica”, affermava il noto poeta Robert Browning. Sono la verità e la passione che hanno mosso il cuore di un giovane sangavinese di 20 anni, Simone Liggi, ha dedicare la sua vita per la musica. Il giovane cantautore ha respirato sin da piccolo l’aria della parrocchia e la gioia dell’oratorio, dove ha potuto accrescere la sua passione per la musica, iniziano già dall’età di 10 anni, in particolare con un occhio di riguardo alla chitarra. Questo giovedì 19 ottobre si è trasferito a Londra per promuovere il suo primo album “Sospensione dei Giudizi” e per studiare al college ACM, Accademia della Musica Contemporanea. L’album è uscito il 14 ottobre su tutte le piattaforme di streaming musicale, più 300 copie fisiche, giorno del concerto nel Teatro Comunale di San Gavino. I musicisti che hanno preso parte a questo lavoro sono: Alessio Cogotti alla batteria, Nicola Frongia alla chitarra, Emanuele Serpi al basso, Silvia Montisci come corista, Maurizio Marongiu all’armonica e Flavio Secchi chitarra & voce.

La passione per la chitarra com’è nata?
La mia passione per la chitarra è nato all’età di 10 anni, quando i miei genitori mi comprarono la mia prima chitarra. Per qualche tempo rimase inutilizzata dato che non sapevo ancora cosa poterci fare.
Come si arriva a questo punto, a costruire addirittura una band?
Solo dopo aver conosciuto uno dei miei maestri Carlo Pucci capii cosa realmente potevo realizzare con una chitarra in mano e da li iniziò questa splendida avventura che mi ha portato a costruire questa band e realizzare il mio primo album.
Come nasce un album?
Arrivi a scrivere un album solo quando hai l’esigenza di raccontare cosa vivi quotidianamente, quando senti che vorresti che tutti sapessero cosa stai provando in quel momento. In poche parole scrivi solo quando hai veramente qualcosa da dire agli altri.
San Gavino ormai è titolata da alcuni “paese di artisti”, come vedi questa definizione per il tuo paese?
La definizione “San Gavino un paese di artisti” non può che rendermi orgoglioso di essere sangavinese. Come ho detto al mio concerto a San Gavino c’è la mia verità che è fatta di gioie e di dolori. Tutto parte da un grosso bagaglio di esperienze che mi porterò dietro per tutta la vita. Questo per me è una grande soddisfazione poter dire di aver vissuto uno dei periodi più artistici che il paese abbia avuto. Sicuramente è stato anch’esso fonte di ispirazione.
Questa passione è stata fortificata anche grazie ad un ambiente oratoriano.
La mia passione non è stata semplicemente fortificata dall’ambiente oratoriano, è nata in quel contesto! L’impegno con il coro e il gruppo animazione giovani sono state esperienze che mi hanno convinto che questa era la strada giusta da prendere. La musica è un linguaggio potente e universale e nel contesto della parrocchia capisci ancora di più il suo valore. Chi canta e suona prega due volte!
La musica è un grande strumento per arrivare a tante persone e anche ai tuoi coetanei, quali sono i tuoi messaggi quando canti?
Il messaggio che vorrei far arrivare ai miei coetanei è di non avere fretta! Prendetevi un momento per analizzare nel giusto modo tutto ciò che vi circonda e se serve “sospendete un giudizio” per poi tornarci sopra dopo qualche tempo. Solo in questo modo capirete qual è la cosa giusta da fare, a me è servito tanto.
Puoi spiegarci meglio?
Sospendere un giudizio non significa “fregarsene” o addirittura chiudere definitivamente una porta. Significa prendersi del tempo per fare la scelta giusta. Il tempo preso senza uno scopo o semplicemente una chiusura definitiva non porta mai a niente!
Come conciliare il mondo della musica, i tuoi progetti, il tuo futuro, con l’esperienza della fede?
Senz’altro i progetti sono tanti, e il “mondo della musica” va tanto di fretta. Bisogna ricordarsi sempre da dove si arriva e camminare con i piedi per terra. Suonare la chitarra, cantare e scrivere canzoni sono dei doni preziosi che Dio ci ha fatto e non dobbiamo mai dimenticarci di ringraziare ogni giorno per questo.
Quindi il tempo per Dio?
Quando davvero si vuole il tempo si trova, Dio non si dimentica di noi e noi non dobbiamo dimenticarci di Lui, qualsiasi cosa accada. La realizzazione di questo mio progetto passa anche e sopratutto dalle Sue mani!

Don Emmanuele Deidda