XXVII Sagra della mandorla 2018. Mostra mercato e botteghe dei mestieri

Una vetrina aperta su Baressa

La manifestazione dà modo di conoscere anche le abitazioni contadine a corte, gli archi in pietra lavorata e soprattutto le attività e i modi di vita delle generazioni passate

Si è svolta a Baressa il 15 e 16 del mese di settembre la 27ma edizione della sagra della mandorla, un appuntamento che vede il piccolo paese della Marmilla al centro dell’interesse di operatori del settore dolciario, turisti e visitatori provenienti da molte parti della Sardegna e non solo. L’evento è stato realizzato grazie al supporto della Regione Sardegna, all’impegno di tante persone di buona volontà, adulti e giovani, e soprattutto grazie all’Amministrazione Comunale e al Sindaco Avvocato Piergiorgio Corona.

Strade, cortili, portali, abitazioni sono stati una finestra aperta sul paese e sulla comunità che ha esposto produzioni locali e territoriali ove oltre alla coltura del mandorlo è diffusa la coltivazione dell’ulivo, della vite, degli ortaggi insieme ad una intensa attività agricola e di allevamento del bestiame, retaggio di un antico passato. Le tracce della frequentazione di punici e romani nel territorio del paese attestano infatti e rimandano alla attività di coltura del grano prodotta nei latifondi, che attraverso strade e diverticoli giungeva a Neapolis e da qui caricata sulle navi raggiungeva la città di Roma per sostentare eserciti e plebe. Tale attività agricola accompagnata dall’allevamento principalmente ovino ma un tempo anche bovino, pur se gravata da tasse, imposizioni e balzelli, ha consentito attraverso i secoli la sopravvivenza di questa comunità.

La coltura del mandorlo ha sempre rappresentato un forma di reddito aggiuntivo e integrativo delle attività principali. Soddisfaceva il consumo familiare utilizzata soprattutto per i dolci di pasta di mandorle che le massaie confezionavano con maestria in occasione delle festività, di matrimoni e ricorrenze varie ma anche al di fuori da questi contesti. Parte della produzione veniva venduta. Non era raro 50 o 60 anni addietro che molti contadini producessero 100 e più starelli di mandorle. Numerosi erano i commercianti ( i Sitzia, Perseu, Scanu, Ariu, Ortu, Biancu, Zucca etc.) la maggior parte dei quali trasportava insieme ad altri prodotti anche le mandorle già sgusciate nell’oristanese o nel Capo di Sopra, fornendo la materia prima per il torrone e i dolci di mandorle. Alcuni come i fratelli Zucca si erano dotati anche di macchine per frangere le mandorle. Va perciò riconosciuta ai baressesi laboriosità, tenacia ed anche inventiva nell’utilizzo delle risorse del territorio.

La coltivazione del mandorlo e la trasformazione in prodotti dolciari è quindi una tradizione che si è conservata e viene valorizzata anche attraverso la sagra che viene riproposta ogni anno. È una vetrina per il piccolo paese di poco più che 600 abitanti, che dà modo di conoscere anche le abitazioni contadine a corte interamente in pietra, gli acciottolati eseguiti da abili maestranze locali, gli archi in pietra lavorata, e i grandi portali in legno e soprattutto le attività e i modi di vita delle generazioni passate. La sagra è stata un’occasione per visitare gli antichi frantoi oleari come “Su molinu” dei Tatti risalente al 1600 con la vasca all’interno della quale girava, trainata dal cavallo, la grossa ruota in pietra per frangere le olive. Una volta ridotte in pasta si riempivano i fiscoli che venivano pressati dall’antico torchio in legno a due viti. Più recente ma non meno interessante anche il frantoio Serpi.

Alcune attività artigianali del passato hanno in questa circostanza ripreso vita: “su ferreri, su scatteddaiu”, etc. Ma uno spazio significativo è riservato a “su messaiu”, il contadino, i cui attrezzi da lavoro fanno bella mostra di sé nel museo della civiltà contadina “la casa museo”. Nei portoni delle abitazioni, nelle vie, nelle piazzette e negli spazi del centro storico sono state allestite le esposizioni di produzioni locali e territoriali agroalimentari ed artigianali: mandorle, dolci, torroni, miele, vini, formaggi, olio, legumi, ortaggi, oggetti d’artigianato, ceramiche, oggetti d’intreccio.

Anche la chiesa di San Giorgio ed il museo parrocchiale ricco di argenti e di statue antiche sono stati visitati ed apprezzati ed i giovani hanno svolto egregiamente il compito di guida in tutta la manifestazione. Ma non sono mancati né il convegno su “Problematiche ed opportunità della filiera della mandorla”, i concerti di musica popolare ed etnico-musicale, i suonatori di launeddas, la sfilata di gruppi folk e di maschere tradizionali sarde e la degustazione dei dolci di mandorle. Il tutto per valorizzare un prodotto umile qual è la mandorla e Baressa a buon diritto si fregia del titolo di paese dei mandorli e della mandorla.