Verso l’unità pastorale

Arbus. Nostra intervista al parroco di San Sebastiano Martire, don Tarciso Ortu

La collaborazione interparrocchiale, ad Arbus, si misura non soltanto dalla capacità di armonizzare i grandi impegni indicati dal calendario liturgico – Avvento e Quaresima, Natale e Pasqua innanzi tutto – ma anche quelli feriali e meno solenni. “Non siamo ancora un’unità pastorale – dice don Tarcisio Ortu, parroco di san Sebastiano – ma con la parrocchia B.V. Maria Regina, dal 2015 guidata da don Gian Luca Carrogu, collaboriamo sistematicamente”. Un foglio A4 – ripartito in quattro pagine – è il simbolo più immediato della cooperazione. La testata del notiziario parrocchiale è emblematica: “Foglio di collegamento delle Parrocchie di Arbus”.
Qualcuno ha considerato frutto di questo, voglia di camminare insieme perfino i matrimoni celebrati sabato 9 settembre, alla stessa ora (10,30), nelle due chiese parrocchiali: a San Sebastiano si son giurati amore eterno, “nella buona e nella cattiva sorte”, Emanuele Onnis e Valeria Atzeni, nella chiesa B.V. Maria Regina Gian Luigi Largiu e Marcella Piras. La collaborazione interparrocchiale è quasi una necessità – forse addirittura un dovere per i sacerdoti – in un centro abitato da 6387 persone (3175 maschi e 3212 femmine). Lo scarso numero di preti e l’economia pastorale diocesana costringono ormai a centellinare le presenze sacerdotali. Non si tagliano le parrocchie, ma nello stesso comune si favoriscono le sinergie. Eccone alcune praticate e collaudate.
“L’attività degli Oratori – dice Don Ortu – consente di riunire le forze parrocchiali su specifiche iniziative canore, ricreative, ludiche. Le parrocchie contribuiscono inserendo nelle attività un’impronta, un «taglio» educativo cristiano. Un’operazione non sempre facile, perché bisogna sempre tener conto della libertà dei singoli e dell’autonomia dei gruppi. Nella «cittadella oratoriana» sono nate e operano una squadra di calcio, l’Olimpia, e la banda musicale”. “Ogni parroco realizza la propria normale attività, evitando al massimo sovrapposizioni con l’altra parrocchia”, aggiunge don Ortu. Un esempio? La settimana santa, che obbliga tutte le parrocchie a una maratona liturgica, la più importante dell’anno, ad Arbus ha registrato percorsi paralleli mai contrastanti.
Domenica delle Palme: a San Sebastiano la “liturgia stazionale” inizia alle 10, nella chiesa B.V. Maria Regina alle 9,30. Giovedì santo: la messa In “coena Domini” rispettivamente mezz’ora di differenza; l’”ora santa” sessanta minuti l’una dall’altra. Venerdì santo: Via Crucis sfalsata di due ore. Sabato santo: veglia pasquale alle 22 e alle 21,30. Il giorno di Pasqua: la processione de “S’incontru” è seguita dalla Messa solenne interparrocchiale in San Sebastiano. “Anche la Caritas è unica: assiste i bisognosi in collaborazione con i servizi sociali del Comune”, dice don Ortu.

Il parroco della chiesa-madre

“Una pastorale calibrata sul territorio e sulla gente”

Quando nel 1951, all’età di 11 anni, sono entrato nel seminario di Villacidro, non avevo dubbi: volevo diventare prete. Grazie a Dio ci sono riuscito. Don Tarcisio Ortu, nato a Guspini 77 anni fa, ripercorre velocemente i suoi 53 di sacerdozio: 4 anni animatore nel seminario diocesano; uno vice parroco a Gonnosfanadiga, parrocchia del Sacro Cuore. Altri due da vice a Masullas e parroco di Pompu, dal 1971 al 1986 parroco a Gonnoscodina. Sta per compiere 46 anni quando mons. Paolo Gibertini gli chiede di guidare la chiesa della Beata Vergine della Neve a Pabillonis. Undici anni dopo mons. Antonino Orrù lo invia a Gonnosfanadiga, parrocchia Santa Barbara. Da 11 anni don Tarcisio lavora ad Arbus.
Nella mia vocazione al sacerdozio ho avuto come riferimenti due sacerdoti: Don Orazio Cocco, morto il 22 febbraio 1998, e soprattutto mons. Salvatore Piano, ancora vivo – ha 97 anni – e risiede a Pirri. Era parroco a Guspini, chiesa di san Nicolò, quando sono entrato in seminario e quando sono diventato prete”. Don Tarcisio ha vissuto tutte i passaggi pastorali determinati dal Vaticano II: Chiesa preconciliare, conciliare e postconciliare. “Ho adeguato la mia pastorale ai tempi, alle situazioni. I programmi della parrocchia sono determinati sia dal calendario liturgico, sia dagli indirizzi provenienti dal vescovo e dai documenti del Magistero. Questi orientamenti vanno calati nelle singole realtà”.
Le novità conciliari sono entrate nella vita della gente? “Il cristianesimo – dice don Ortu- è vissuto in modo sacramentale. Molti vengono in chiesa per ricevere Battesimo, Comunione, Cresima, Matrimonio. Per assicurarsi un servizio. La maturazione cristiana, con tutto quello che ne deriva in termini di centralità della Parola di Dio, dipende dal singolo individuo. In una comunità si trova un po’ di tutto: adulti nella fede, persone che lavorano per arrivare a un alto livello di consapevolezza cristiana, altre che faticano di più. Fedeli che frequentano abitualmente, altri che si fanno vedere per Natale, Pasqua e non perdono nessuna delle feste comunitarie. Il parroco è per tutti”.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 15, pag. 12.

Mario Girau