Una fisarmonica di bontà

La Plassas. Ricordo nostalgico di don Ignazio Garau: “Per Cristo pronto a perdere la vita”

Mia unica preoccupazione è di essere fedele alla coscienza perché è l’unico modo di essere libero, anche se è duro, a volte molto duro, restare in piedi; soprattutto quando si tratta di aver paura di denunciare le ingiustizie e le falsità, di dar da mangiare a chi non ha e di ascoltare per ore i problemi degli altri”.

Così scriveva don Ignazio Garau di Ussaramanna, sacerdote in Cile a Curanilahue dove è stato impegnato come missionario dando la sua vita per Cristo e per i poveri, abbracciando precarietà, difficoltà, pericoli di ogni genere, persecuzioni. Era stato a Mogoro come viceparroco, e con la parrocchia di San Bernardino si face poi una specie di gemellaggio. Alcuni ragazzi vennero da noi e li accogliemmo con piacere, qualcuno ancora ricorda di averli ospitati in casa. Forse pochi sanno che don Ignazio è stato parroco di Las Plassas, un piccolo paese.

Una domenica era arrivato da noi ed era cominciata per la nostra comunità una bella avventura con un prete costretto a fare il missionario proprio a Las Plassas per motivi di salute. Era il 1990 quando ha iniziato, era già da tempo malato e manifestava la sua stanchezza apertamente; abbiamo capito da subito che era un prete che per Cristo e per l’evangelizzazione era disposto a perdere la vita. Un anno se ne va molto velocemente, quell’anno però per la nostra comunità è stato importante. Don Ignazio aveva il dono dell’immediatezza, il carisma che è dono di Dio: aveva l’autorità di chi parla di Vangelo perché lo vive, con l’entusiasmo di chi è animato da una fede semplice e crede senza riserve.

Il 20 gennaio facciamo festa per san Sebastiano e come da nostra tradizione la domenica successiva il Comitato passa per le case a distribuire le arance benedette. Don Ignazio era arrivato da poco e non conosceva bene le persone: ha voluto accompagnare il Comitato suonando a fatica la fisarmonica, andando di famiglia in famiglia a dare le arance e a conoscere ogni persona che Dio gli aveva affidato. Ricordo la sua fatica e l’aiuto che gli davo portando la fisarmonica, quasi come una croce che si porta per il paese nella Via Crucis. Con sorpresa, gradimento e simpatia le famiglie lo hanno accolto nelle proprie case. Quando mai si era visto un sacerdote che girava per le case suonando e benedicendo?

Aveva poi voluto organizzare una giornata per i giovani a livello di Forania una novità assoluta allora, almeno in questa zona. Anche lì un interrogarci, un riflettere sul senso della vita, sul pensare a cosa è importante e cosa no, ed i gruppi di lavoro e le risate e l’allegria. Un modo nuovo, diverso e accattivante di fare chiesa, una esperienza di fede e di aggregazione veramente bella. Cosa ci è rimasto di quest’uomo che faceva il prete, come pochi, che è voluto ripartire in missione nonostante la malattia, che poi è rientrato malvolentieri, che è morto a soli 49 anni nel 1993. Ci sono rimasti i ricordi di quei giorni vissuti insieme, la preghiera, quel suo modo di essere cristiano e prete, quella sua semplicità che affascinava e ti entusiasmava.

Ciao, don Ignazio, e grazie per tutto quello che ci hai donato, per il tuo impegno, per l’amore che ci hai manifestato. Ti ricorderemo così: allegro e luminoso, pronto ad ascoltare chiunque.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 11.

Andrea Lampis