Scritte razziste e molta ignoranza

Villacidro. I “devoti” del muretto sempre pronti a colpire

La comunità di Villacidro dice no al razzismo. Sui social così come sulle piazze in questi giorni si parla delle scritte xenofobe apparse sui muri. Accuse rivolte ai migranti, colpevoli secondo l’autore ignoto di “essere in giro a non fare niente” e “pagati”. Al centro delle critiche anche chi gestisce i servizi di accoglienza. Gli slogan sono apparsi in prossimità di un supermercato in via San Gavino e nei pressi di un ipermercato. L’azione è stata condannata un po’ da tutti, compreso il pubblico dei social. Per la sindaca Marta Cabriolu è stato “un gesto deprecabile ed evidentemente frutto dell’ignoranza. Ci dissociamo dal contenuto, auspicando che azioni simili non accadano più”.

Le fa eco l’assessora ai servizi sociali Daniela Deidda: “Chi compie simili gesti offende l’intera comunità villacidrese, non solo chi viene citato”. Scritte insomma che sembrano lontane dalle prove di accoglienza già sperimentate negli anni a Villacidro, eppure sono sempre gesti che feriscono. “Villacidro è un paese che accoglie: nel passato molte persone delle zone centrali della Sardegna vi hanno trovato non solo lavoro, ma amici e fratelli”, afferma don Angelo Pittau, presidente del Centro d’Ascolto Madonna del Rosario. “Lo stesso devo dire dei rifugiati di Cagliari dopo i bombardamenti: per noi erano i ‘signori’, in senso di rispetto. L’accoglienza l’abbiamo nel nostro dna e non saranno certo queste scritte a negare la nostra fraternità e la nostra identità. Le scritte sono frutto dell’odio che si sta seminando e che purtroppo sta dando un volto sbagliato non solo al paese ma alla Sardegna tutta”.

Duro anche il giudizio della Caritas diocesana: “I devoti del muretto a secco agiscono anche con lo spray sui muri, non solo col fucile a canne mozze. Le scritte contro gli immigrati e chi lavora nell’ambito dell’accoglienza apparse su alcuni muri di Villacidro amareggiano e interrogano”, spiega il direttore don Marco Statzu. La Caritas Diocesana, come espressione della Chiesa che è in Ales-Terralba, pur non gestendo direttamente l’accoglienza agli immigrati, incoraggia e promuove un lavoro di accoglienza, integrazione, orientamento e formazione che si cerca di fare con loro, non ultimo un “Corso di operatore agricolo teorico e pratico” e un “Corso di alfabetizzazione informatica” per 20 di loro, svolto dal Centro Culturale di Alta Formazione nei locali e nel giardino del Seminario Vescovile, teso a formare persone che possano tornare nella loro Nazione con una professionalità da spendere. È un’opera che non fa pubblicità e non fa rumore, fatto con risorse sempre più risicate, ma con entusiasmo e generosità”. E aggiunge: “Invitiamo l’estensore delle scritte a rendersi disponibile nel volontariato, in qualsiasi forma: sicuramente avrà meno tempo da perdere e lo impiegherà meglio di come ha fatto sinora”.