Non ci sono parrocchie minori

Albagiara ed Escovedu, due piccole comunità, microcosmi di vita pastorale completa

Il messaggio è chiaro ed estremamente concreto, nonché rispettoso di tutti i cristiani, residenti in città e in campagna: “Nelle parrocchie piccole bisogna lavorare con lo stesso impegno che si mette in una grande parrocchia”. Parole di don Claudio Cera dal 2012 parroco di Albagiara ed Escovedu, rispettivamente 267 e 225 abitanti. Ogni giorno che il buon Dio manda sulla terra questo sacerdote intorno alle ore 15 “timbra il cartellino” parrocchiale, alternativamente nella chiesa di San Sebastiano martire e di Sant’Antonio. “ Comincio nel primo pomeriggio – dice il parroco – perché le persone anziane, nei piccoli centri in numero nettamente prevalente su tutte le altre fasce d’età, dopo le 5 del pomeriggio, soprattutto nei mesi invernali, non vanno in giro, e neppure a Messa”. Anche per lui successi e insuccessi nella pastorale come in ogni altra parrocchia della diocesi, senza mai rassegnarsi e senza perdere la voglia di ripartire per raggiungere nuovi traguardi. “Sono contento – dice don Cera – di quel che faccio in parrocchia, mi realizzo tra la gente che il vescovo mi ha assegnato. Due paesi poveri, è vero, ma i soldi non sono tutto. Se me ne danno, bene, altrimenti vado avanti comunque, con entusiasmo inalterato”.Piccole comunità, ma legate strettamente alla tradizione, al culto dei santi, alla religiosità popolare. “ Non saltano neppure una festa”, commenta don Claudio. Escovedu, piccola frazione di Usellus, al suo patrono, Sant’Antonio da Padova, dedica una settimana di festeggiamenti con il corollario di riti e processioni collaudati nel tempo. “Ho incentivato e valorizzato questa forme di pietà popolare – dice il sacerdote – perché cerco di essere, anzi voglio essere in sintonia con la mia gente.”

Stellette e altare

Altare e stellette. Un binomio inconciliabile che don Claudio Cera è riuscito ad armonizzare in un’esperienza umana e cristiana straordinaria, di cui beneficiano le persone che oggi incrociano questo sacerdote che a 57 anni ha coronato il sogno della sua vita: farsi prete. Il servizio militare di leva che darà una svolta quasi definitiva alla vita di Claudio Cera, tuilese- doc. In tanti anni di vita militare, da soldato semplice a maresciallo maggiore capo dell’aeronautica militare, ci sono mille esperienze per verificare la solidità di una vocazione. Anche due anni di fidanzamento. “ Evidentemente non ero fatto per il matrimonio e soprattutto il buon Dio aveva altri programmi per me”. Per oltre 15 anni gira l’Italia. Nell’ottobre del 1991 il maresciallo Cera dà un’altra sterzata alla sua vita. “Mi iscrivo all’Istituto di Scienze Religiose per diventare diacono permanente. Come militare non potevo andare oltre”.

La bandiera VAM

Nelle pareti del suo studio si legge, in sintesi, la vita militare di don Claudio Cera: 1 encomio solenne, 5 onorificenze, 8 elogi, la medaglia mauriziana. Diplomi allineati a fianco a gagliardetti, stemmi e insegne della sua lunga vicenda militare. In bella evidenza il riconoscimento, arrivato nel 1989, quale miglior sottufficiale degli organismi logistici di una regione aerea comprendente 5 regioni. Ma il cimelio che domina la stanza è una bandiera tricolore custodita in una teca esagonale di vetro e legno pregiato. Il luogotenente Claudio Cera non se ne separa mai. È il vessillo dei VAM (Vigilanza aeronautica militare), di cui il parroco di Escovedu e Albagiara è l’esponente più anziano in vita. Ogni corso Vam lo custodiva gelosamente per poi passarlo, in una simbolica staffetta d’onore, alla classe successiva. “Chiusa l’esperienza VAM, sostituita dal Servizio Operativo Difesa Terrestre, sono rimasto – dice Cera – l’unico custode di questa bandiera che mi ha seguito in tutte le operazioni militari, comprese quelle in Albania e Kossovo. Ora conosco il nome del militare che lo prenderà in consegna dopo la mia morte. Nelle oltre 100 medaglie che vi sono appese la storia e il valore dell’opera della Vigilanza aeronautica militare”.

Articoli interi su Nuovo Cammino n. 12, pag 9.