Missioni, Vangelo a chilometro zero

Pauli Arbarei. Dal 16 al 30 novembre nei Centri d’Ascolto confronto tra la propria vita e quella di Cristo. Mostra fotografica sulla vita e il martirio di padre Silvio Serri, missionario sardo ucciso nel 1979 in Uganda

Nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, il Santo Padre Francesco ha messo in evidenza la necessità del recupero della dimensione ecclesiale che ci lega al mandato missionario che scaturisce dal Vangelo. Quest’anno egli ha voluto indire anche un Mese Missionario Straordinario per commemorare il centenario della Lettera Apostolica Maximum Illud, promulgata il 30 novembre 1919 da Papa Benedetto XV. “La nostra appartenenza filiale a Dio – scrive Papa Bergoglio nel suo messaggio – non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle. E questa vita divina non è un prodotto da vendere – noi non facciamo proselitismo – ma una ricchezza da donare, da comunicare, da annunciare: ecco il senso della missione. Gratuitamente abbiamo ricevuto questo dono e gratuitamente lo condividiamo (Mt 10,8), senza escludere nessuno”.

Come frutto di questo Mese Missionario Straordinario, a Pauli Arbarei è stata messa in programma, dal 16 al 30 novembre, una Missione Popolare di Evangelizzazione. La comunità paulese ha celebrato le ultime Missioni Popolari alcuni decenni fa. Ma, mentre i meno giovani le ricordano con grande entusiasmo e nostalgia, le giovani generazioni non hanno mai avuto occasione di poterle vivere. Ovviamente i criteri tradizionali della predicazione delle Missioni sono mutati nel corso del tempo e cercano di rispondere, per quanto possibile, a realtà in continuo mutamento non solo sociale, ma anche religioso. Infatti tutti assistiamo, quasi impotenti, ad una perdita di attaccamento a valori cristiani, oltre che ad indifferenza religiosa e scarsa conoscenza del messaggio del Signore. Poiché la Missione è affidata a ciascun battezzato, la Chiesa Cattolica, mediante i suoi Pastori, invia alcuni, uomini e donne, che facciano conoscere l’amore di Dio mediante il suo Figlio Gesù. Anche nella Missione Popolare esiste un “rito del mandato” che viene conferito affinché i “missionari” annuncino il Vangelo, non per iniziativa propria, ma per invio ecclesiale.

Gli appuntamenti e le catechesi, che verranno proposte nella Missione di Pauli Arbarei, avranno lo scopo di ravvivare il senso della fede e dell’appartenenza alla Chiesa. Vanno doverosamente evidenziati i Centri d’ascolto del Vangelo, utili per confrontare la propria vita con quella del Maestro. Inoltre si avrà la possibilità, mediante una mostra fotografica e una serie di filmati, di conoscere e approfondire la vita e il martirio di padre Silvio Serri da Ussana, missionario sardo ucciso in Uganda nel 1979, del quale è in corso la causa di beatificazione. A 40 anni dalla morte, la sua testimonianza resta ancora viva e feconda specialmente tra il popolo ugandese. È necessaria la disponibilità e, soprattutto, la costanza della preghiera affinché questo “Tempo di grazia” non sia solo uno sforzo umano, ma tutto sia guidato dallo Spirito del Signore. L’auspicio è che la Missione susciti, ravvivi, purifichi e alimenti la vita di fede e la orienti verso un costante impegno di testimonianza. Il Signore porti a compimento l’opera iniziata in questa piccola parrocchia della diocesi affinché da evangelizzata diventi evangelizzante.

Missioni popolari

Tra i mezzi cosiddetti “tradizionali”, le Missioni Popolari occupano un livello di prim’ordine proprio perché indirizzate al “Popolo”, cioè a persone comuni al di là del livello di cultura o di pratica religiosa. Anche se non più frequenti come un tempo, le Missioni Popolari possono essere riscoperte armonizzando sapientemente realtà tradizionali e nuove. Ce lo ha ricordato anche mons. Roberto Carboni nell’indirizzare la sua prima Lettera Pastorale alla diocesi di Ales intitolata “Viva, Efficace, Tagliente”. Egli scrive a tale riguardo: “Si tratta di un tempo intenso di preghiera, incontro, condivisione, approfondimento che può aiutare le comunità, specialmente quelle un po’ più passive, a riprendere il cammino con più entusiasmo. Si tratta di una metodologia antica – prosegue il Vescovo – che attualizzata nell’oggi può offrire non pochi spunti di un forte momento comunitario di preghiera e incontro, da cui si può poi ripartire con un cammino di formazione da svilupparsi durante l’intero anno liturgico” (n. 8.11, pag. 55).