Missionari capaci di ascoltare gli ultimi

Lo scorso 8 ottobre il vescovo Roberto ha indetto nel paese di Siddi la Missione Popolare

“OMadre dolce e cara, ascolta chi ti chiama, salva Maria chi t’ama, oggi Siddi si affida a te”. Sono queste le parole che hanno risuonato nella piccola e splendida chiesa di Siddi nel giorno d’indizione all’attesa Missione Popolare. Il Vescovo diocesano con i sacerdoti e i religiosi fa il suo ingresso solenne in chiesa per l’inizio della Celebrazione nella quale è stato conferito il “mandato” ai missionari che staranno nella comunità parrocchiale fino al prossimo 27 ottobre. Mons. Roberto Carboni ha richiamato, nella sua Omelia, l’importanza di una Missione cittadina nella quale, ciascun battezzato da “evangelizzato diventi evangelizzante”. Il Vescovo ha ribadito che i missionari sono dei seminatori della Buona Parola di Gesù la quale scuote i cuori di ciascuno, per i cosiddetti lontani, essa è un annuncio e richiamo, mentre per i cosiddetti vicini è un’esortazione a ravvivare e rafforzare il loro impegno e la loro testimonianza. Padre Roberto ha espresso, infine, il desiderio che la comunità di Siddi che è apripista di questa esperienza, si faccia promotrice entusiasta anche altrove. I religiosi e le religiose – ha aggiunto il Vescovo – sono inviati dalla Chiesa e sono strumenti nelle mani di Dio; a ciascuno poi il compito e la responsabilità di vivere l’impegno della sequela di Gesù, unico Maestro. Mons. Vescovo sarà nuovamente presente a Siddi, venerdì 27 ottobre, per concludere la Missione Popolare e benedire, come tradizione, la croce a ricordo di queste giornate.

E.D.

L’entusiasmo dei giovani per questo tempo di grazia

Lo scorso 8 ottobre, con la presenza del Vescovo Roberto, è stata indetta nella nostra parrocchia di Siddi la Missione Popolare cittadina. Da tempo la nostra piccola comunità si è preparata a vivere questa esperienza che per noi ragazzi è un’assoluta novità. Infatti, quando Don Roberto, il nostro parroco, ci ha manifestato l’intenzione di celebrare una Missione a Siddi abbiamo scorto nei nostri nonni l’entusiasmo, quasi nostalgico, di rivivere l’esperienza fatta anni fa (l’ultima Missione Popolare a Siddi risale al 1972), mentre nei nostri genitori un ricordo sbiadito di quei sacerdoti che hanno incontrato quando erano giovani. Dai loro racconti è evidente che la Missione ha lasciato in loro una traccia indelebile. Tuttavia è importante che non ci si chiuda nei ricordi, seppur belli, del passato, ma si sia in grado di vivere consapevolmente la proposta che oggi ci viene offerta. Quando mi è stato domandato di scrivere alcune righe circa queste giornate in compagnia di frati e suore venuti a stare con noi, ho provato un certo imbarazzo dovuto al fatto che non è semplice parlare di un’esperienza che per i nostri genitori e i nostri nonni, anni addietro, è stata fonte di entusiasmo, e che per noi è sconosciuta. Il nostro tempo è occupato, oltre che dagli impegni scolastici, anche da sport, amicizie, Internet, Social network… Il rimprovero che tante volte ci viene rivolto è che siamo figli del “tutto e subito” e, in un certo senso, questo è anche vero. Tuttavia ci è stata data la possibilità di un confronto con i missionari, che abbiamo accolto benevolmente. In queste serate di incontro e riflessione, riservate ai giovani del paese, ospitate nelle nostre abitazioni nelle quali abbiamo invitato i nostri amici, abbiamo condiviso idee e aspettative insieme alle difficoltà che viviamo.
Di particolare importanza è stata la serata nella quale Padre Vincenzo con gli altri frati e le suore, ci ha presentato la figura di San Francesco. Ciò che ci ha maggiormente colpito, e che forse non avevamo mai sentito prima, è della spensieratezza che egli ha vissuto coltivando il sogno di grandi ideali. I frati ci hanno illustrato gli aspetti del suo carattere ricco di aspettative e sogni che si infrangono quando si scontra con la realtà della guerra che vuole intraprendere per avere gloria e successo. Queste considerazioni hanno acceso una vivace discussione tra di noi. Infatti abbiamo riportato le nostre aspirazioni, i nostri desideri e i nostri sogni. Anche se ci separano diversi secoli da Francesco d’Assisi, le sue prospettive e le sue brame non sono così diverse dalle nostre. Abbiamo tempestato frati e suore di numerose domande alle quali hanno cercato di rispondere con delicatezza suscitando un confronto proficuo.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 17, pag. 4.

Nicola Spiga