Mi sento privilegiato del Signore

Zeppara. Mons. Modesto Floris lascia la prima linea pastorale, ma non si ritira a vita privata

Qualche confratello ha dovuto insistere per convincere don Modesto Floris che il ritiro di un sacerdote dalla pastorale attiva alla bella età di 96 anni è una notizia da pubblicare sui giornali. E anche per la Chiesa è un fatto da segnare in maiuscolo nel “Liber chronicus” parrocchiale e nei registri della diocesi. La stampa regionale non ha “bucato” l’evento e la televisione si è fiondata sia a Pau, dove don Modesto è nato il 15 settembre del 1923 e dove vive nella casa di famiglia, sia a Zeppara per assistere, nel pomeriggio di domenica 6 ottobre, alla sua ultima messa da parroco. “Volevo stare solo con i miei parrocchiani, in un clima familiare, come se fosse una liturgia normale, del solito parroco che prega con la sua comunità. Anche se mi ha fatto piacere la presenza del sindaco di Ales e di altri amici laici e sacerdoti”.

Don Modesto non dimostra la sua età, sicuramente “veneranda” sotto tutti i punti di vista: per l’anagrafe, per un fisico ancora scattante e reattivo, per la brillantezza intellettiva, per la parola fluente e chiara.
Arrivare a 96 anni ancora autosufficiente è una grazia di Dio. Mi sento un privilegiato del Signore. Ho cercato di mettermi al servizio dei fratelli, degli altri sacerdoti e dei laici che la bontà dei vescovi – ne ho conosciuto diversi: mons. Antonio Tedde, Paolo Gibertini, Antonino Orrù, Giovanni Dettori, e ora padre Roberto Carboni – mi ha affidato in 71 anni di sacerdozio.

Parroco, ma dopo una lunga anticamera.
Sedici anni vice parroco, ma allora non c’erano molti spazi: il numero dei sacerdoti superava di molto le disponibilità parrocchiali.

Nel 1964 missionario in Messico
Missionario «fidei donum», un’esperienza di grande valenza pastorale e sacerdotale. Iniziata dopo un viaggio da brividi, con momenti anche di paura per la tempesta in cui l’aero si è trovato a un certo momento del volo. La mia parrocchia di missione aveva 250 «pueblos », piccole comunità che il missionario, quando andava bene, riusciva a incontrare una volta all’anno.

Difficile parlare di Cristo ed evangelizzare da quelle parti?
Difficile per i pochi sacerdoti e per il cristianesimo naturale che quei popoli vivevano, non scevro di difficoltà per noi sacerdoti italiani abituati alle regole. Una volta in un pueblo mi presentano due ragazzini da cresimare; il giorno dopo mi dicono che ci sono da amministrare due battesimi: i battezzandi sono gli stessi cresimati il giorno prima. Un’altra volta nella chiesetta del villaggio viene trovarmi una coppia che vuole celebrare le nozze d’oro in chiesa, solo che non si erano mai uniti in matrimonio e convivevano da 50 anni.

Sorprese di questo tipo in Sardegna un sacerdote non potrà mai averle
Speriamo veramente che queste forme di analfabetismo cristiano non si verifichino. Ma il rischio di una regressione della religiosità anche qui da noi è forte sia per l’avanzare del secolarismo sia per la carenza di preti. Ormai nelle diocesi aumenta il numero di sacerdoti che devono provvedere a più chiese. L’altro giorno ho incontrato un prete di Nureci che deve seguirne addirittura 4.

Ci potranno essere effetti negativi sull’attività pastorale delle nostre parrocchie?
Se tra sacerdoti sapremo collaborare, non dovremmo avere problemi, perché il nostro clero è preparato, non è diviso e fa comunità. Questa è un’importante risorsa in tempi non facili come quelli che viviamo.

Questo comporta una diversa organizzazione delle diocesi
La chiesa non può andare avanti senza preti, ma neppure senza laici. La carenza di preti deve essere compensata da una maggiore maturità e corresponsabilità dei laici. Bisogna dare maggiore spazio ai laici non a causa della mancanza di preti, ma perché battezzati. Forse abbiamo sbagliato all’inizio quando abbiamo occupato tutti gli spazi lasciando i laici ai margini.

La diocesi di Ales-Terralba sembra destinata a camminare unita a quella di Oristano. Alcuni suoi confratelli sono contrari, e lei?
Sono favorevole. In questa situazione di crisi demografica e di crisi delle vocazioni, meglio unire le forze.

Finalmente la pensione?
Finché avrò forza e lucidità mentale continuerò a mettermi a disposizione dei parroci vicini a Pau per confessare, per le quarant’ore, per sostituirli in caso di brevi assenze. Posso muovermi: mi è stata rinnovata anche la patente. Sono stato autorizzato a non andare oltre un raggio di 25 chilometri, limite di velocità rigorosamente tra 50 e 60 chilometri l’ora. Anche questi sono doni di Dio.