Launeddas galeotte

Collinas. Convegno nell’ex-Monte Granatico su “Il ballo sardo e la sua evoluzione”

È stato un appuntamento importante per i collinesi il recente Convegno dal tema “Il ballo sardo e la sua evoluzione”, celebrato nei locali dell’ex-Monte Granatico di fronte ad un numeroso pubblico. Tra i presenti il maestro di launeddas Luigi Lai, e i maestri fisarmonicisti Fiorentino Piras e Ignazio Erbì. Significativi gli aspetti trattati dai relatori dopo il saluto iniziale del sindaco del paese Francesco Cannas. Marcello Marras, antropologo, ha trattato del ballo comunitario tra presente e futuro. Salvatorangelo Pisanu, etnomusicologo, ha parlato di “Balli tradizionali e balli folkloristici”. Marco Lutzu, etnomusicologo, ha approfondito il ballo campidanese sotto il profilo degli strumenti musicali utilizzati: launeddas e fisarmonica. Per ultimo Aldo Tuveri presidente del gruppo folk locale ha presentato gli aspetti significativi del ballo sardo nel paese di Collinas attraverso il tempo.

Moderatore della serata è stato Ottavio Nieddu, appassionato di tradizioni popolari. Va annotato che Collinas, un tempo Forru, è stato da sempre paese nel quale la passione per il ballo sardo si è mantenuta inalterata nel tempo. È una piazza nella quale si esibiscono soprattutto i suonatori di launeddas. È questo infatti lo strumento principe che anima per le feste e le sagre sia l’accompagnamento dei santi, soprattutto di Santa Maria dalla parrocchiale al boschetto sacro, sia il ballo sardo. Non a caso nella piazza del municipio campeggia una gigantesca e artistica scultura in pietra opera di scalpellini locali, che rappresenta il classico suonatore di launeddas. Anche di recente una nutrita schiera, circa una settantina di suonatori a cuncordia si è esibita ed ha animato una serata interamente dedicata al ballo sardo con i caratteristici e antichi strumenti a fiato.

Non si ha certezza dell’origine del ballo sardo che affonda le sue radici nella notte dei tempi, anche se fa parte dell’identità del popolo sardo e nello specifico delle comunità che lo compongono. Questa danza è tramandata da secoli con le varianti proprie delle diverse zone dell’isola. Non si sa per certo neppure se il ballo vero e proprio venisse inizialmente accompagnato e scandito dalla voce umana, come ancora talvolta è dato di sentire o se venisse accompagnato dal suono dello strumento a tre canne. Tutto resta avvolto nel mistero. Si ipotizza che la danza potesse far parte delle cerimonie cultuali preistoriche, eseguite per ingraziarsi la divinità al fine di ottenere una buona caccia o un buon raccolto. Le launeddas che accompagnano la danza hanno però una forte relazione con il fuoco dei falò intorno ai quali si svolgeva il ballo.

È certo però, come è stato detto dai relatori nel convegno, che il ballo aveva una funzione di aggregazione e rappresentava una occasione di incontro pressoché unica, specialmente tra ragazzi e ragazze (sa tzarachia). Tramite il ballo si potevano stabilire relazioni, amicizie e talvolta anche matrimoni. Attraverso la sua struttura aperta, il ballo si è naturalmente evoluto. Accanto a quello tradizionale è comparso il ballo fokloristico, ricco di coreografie, con funzione teatrale e di spettacolo, e così sono sorte specifiche scuole di ballo. Anche il gruppo Folk collinese ha la sua scuola di ballo e il presidente Tuveri ha ripercorso la storia e le tradizioni di questo ballo, almeno da quando nel paese se ne ha memoria. Qui erano di casa i più abili maestri di launeddas del passato come Efisio Melis e Aurelio Porcu e in tempi più recenti Luigi Lai, Orlando Mascia ed altri, insieme a diversi maestri fisarmonicisti di ballo sardo.

La serata non poteva concludersi che con i balli in piazza Giovanni Battista Tuveri eseguiti come tradizione “a ballu tundu” dai ballerini con la grande compostezza che caratterizza il ballo locale, con accompagnamento all’unisono delle launeddas del maestro Luigi Lai e delle fisarmoniche dei maestri Ignazio Erbì e Fiorentino Piras.

Antonio Corona